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Pro mutuo mori

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(19 Settembre 2009) Enzo Apicella
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Le politiche interventiste sono prossime allo sbando.

(19 Settembre 2009)

Il dato è abbastanza significativo e non difficilmente interpretabile, alla bisogna della politica di palazzo, con cui il governissimo pdl-lega vorrebbero gestirlo.

Un sondaggio dell'ispo, mostra che ben il 58% degli italiani vorrebbe un ritiro immediato dagli scenari di guerra afghani.
Un dato che continua e si accresce ormai da anni e che si fa interprete di domande inevase.

Dal che ci stiamo a fare, al non credere alle "sacrosante ragioni" di esportazione forzata di democrazia, unite ad una consapevolezza di massa, sugli esiti lenti ma inesorabili, di come stia andando questa guerra.

Non bisogna certo essere esperti di politiche militari , per poter leggere l'aumento di azioni della resistenza afghana, e il sempre più alto costo di vite perse.

A proposito, vale la pena notare che è sempre più difficile per il centrodestra, ma anche per questo incolore centrosinistra, parlare di missione di pace.

I brogli elettorali con cui Kharzai si è fatto eleggere, pesano come un macigno su strategie di risoluzioni interventiste fatte di atti muscolosi.

Un governo Berlusconi, che capisce i pericoli di una situazione caotica ed ingestibile, prossima ad uno sbando non certo facile da gestire, prova a tirar fuori politiche di disimpegno che certo dimostrano di che sicurezze, era imbandita la missione afghana.
Ed ecco quindi il Berlusconi dichiarare lo studio di exit strategy del prossimo futuro ed il voler " capire" la politica del governo Kharzai di fronte agli avvenimenti , dove si vuole arrivare.

Unito al solito volpone Bossi, che chiede azioni rapide per il ritiro.
La sua base elettorale sembra la più inquieta, nel centrodestra.
Serve probabilmente loro il tenersi buoni settori elettorali scalpitanti che hanno ben capito che la posta in gioco in Afghanistan è fondamentalmente di dominio economico, di una instabile area geopolitica, altro che "missione di pace per la democrazia".

A queste dichiarazioni, sicuramente non gradite dagli u.s.a., seguiranno smentite, e vere e proprie marcie indietro, ma segnalano sempre di più, quello che la maggioranza degli italiani chiede, e cioè l'immediato ritiro dei militari.

Occorre quindi una strategia incalzante dei movimento antiguerra, che deve saper cogliere le possibilità che questa situazione apre di fatto.
Serve la massima mobilitazione di settori della sinistra di classe, il ferrovecchio interventista più che caldo è bollente, e andrebbe battuto immediatamente, senza dilazioni .
Dilazioni che chiamano in campo trattative con il "nemico", già usate dal fallimentare governo Prodi per uscire da un momento di impasse, causato da chi si opponeva al rifinanziamento costosissimo delle missioni militari.

Gli allora senatori Rossi e Turigliatto vennero accerchiati e combattuti con argomentazioni similari, che vennero usate per fuoriuscire dalla fase di difficoltà governativa, data anche da altri senatori che pur dichiarandosi ribelli alla missione, poi votarono a favore, togliendo al Prodi, le castagne dal fuoco antiguerra.

Come dire, il centrodestra è prossimo allo sbando e la ciambella di salvataggio gliela potrebbe fornire un centrosinistra, che ha già usato a proprio favore questo avvelenato confettino.
Ecco, che torna dirompente il chiedere un ritiro senza se e senza ma, con cui sconfiggere le logiche di guerra che trovano nell'Afghanistan odierno, un nuovo possibile tracollo delle politiche militariste.

Del resto è ampiamente risaputo che le occasioni devono essere colte al volo, pena la sconfitta di giuste posizioni.
Ma, le posizioni anche quando corrette, devono aver gambe organizzative, per poter avanzare in tempi rapidi.

Enrico Biso

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