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(25 Luglio 2009) Enzo Apicella

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Honduras e mondo un anno dopo

(27 Giugno 2010)

Non illuderti che la tua avanzata possa riuscire schiacciando gli altri.
(Marco Tullio Cicerone)

Siamo la razza dominante nel mondo… Non rinunceremo alla missione della nostra razza, fiduciaria per volere di Dio, della civilizzazione del mondo. Ci ha scelto come suo popolo eletto… Ci ha resi capaci di governare e di gestire il governo di popoli selvaggi e senili.
(Senatore Usa Alfred Beveridge)

Michael Jackson un anno dopo: servizi su tutte le televisioni del mondo, veglie nelle grandi città, raduni, celebrazioni di associazioni di fan, paginoni di giornali e riviste, concerti a profusione dai borghi alle metropoli, fiere di gadget e souvenir. L'uomo, ottimo ballerino e musicista originale, è un' icona buona per tutti: ha dato vita alla perversa e affannosa ricerca dell'eterna giovinezza, espressione di un' immaturità funzionale agli interessi di governanti e mercanti, e ha umiliato e offeso la sua identità di nero pervertendosi in finto e orrido biancastro, chirurgicamente ricostruito a immagine e somiglianza dei padroni. Un razzista all'incontrario amato dal potere e dai suoi utili idioti. Da celebrare.

Gilat Shalit, quattro anni dopo: vigilie e fiaccolate da destra a sinistra, il sindaco Alemanno, la governatrice Polverini e il ministro Ronchi, tutti post- e neo-fascisti, spengono le luci del Colosseo. Il soldato israeliano delle forze di occupazione e distruzione dello Stato neonazista è stato fatto prigioniero - "sequestrato" per utili idioti ("manifesto") e amici del giaguaro - dai combattenti della sopravvivenza palestinese. Va onorato perchè simbolo della sopraffazione, del razzismo, della pulizia etnica, della determinazione a eliminare dalla faccia della terra deboli, disturbatori e liberi; perchè esalta il principio berlusconide, cattolico, massonico e obamiano, della giustizia capitalista a due pesi e due misure.

Così elimina dalla scena e dalla coscienza 11mila cittadini palestinesi, resistenti armati o civili, donne e bambini rastrellati a casaccio dalla Gestapo sionista, sequestrati, questi sì, nella loro terra rubata, tenuti in catene senza processo, sistematicamente torturati, insomma destinati alla cura che gli aguzzini d'Occidente, dai cavernicoli di Genova-G8, agli assassini di Cucchi e Aldovrandi, all'Obama del Patriot Act, dei droni, dei generali peggio di Himmler e di Guantanamo, vogliono impartire all'umanità intera.

Honduras, un anno dopo. Honduras che? Silenzio di tomba dall'estrema destra all' "estrema sinistra". Tomba della propria vergogna e del loro valore.

Siamo al primo anniversario del colpo di Stato organizzato dall' (ex?)icona della sinistra, Obama, in Honduras e attuato da una minuscola cricca composta dall'oligarchia delle famigerate dodici famiglie e dall'esercito di gorilla addestrato nella Scuola delle Americhe. E non ne parla più nessuno, semmai qualcuno, al di là di poche voci non omologate, ne abbia mai parlato. In Honduras siamo ai circa 500 assassinati o spariti, a 9 giornalisti ammazzati solo nel 2010. In Colombia s è scoperta una fossa comune con 2000 vittime dei paramilitari e narcotrafficanti che esprimono il regime di Uribe e, adesso, del suo clone Santos. Oltre duemila sono i sindacalisti uccisi dai medesimi criminali, ogni giorno si scopre un contadino sventrato e poi travestito da guerrigliero. Nella Guantanamo obamiana ancora 200 sequestrati sono privati di avvocati, processi, perfino imputazioni, ma non gli si fa mancare la tortura quotidiana. I sequestrati obamiani di Bagram, Afghanistan, rappresentano una Guantanamo all'ennesima potenza. E continuano, per licenza di Obama, i rapimenti e le extraordinary renditions verso le capitali delle sevizie. Perchè la presunta mente dell'11 settembre, Khaled Sheikh Mohammed, si addossasse un attentato Mossad-Cia-Pentagono lo si è sottoposto a 183 waterboarding. Facile il risultato, no? In Canada prosegue e si incrementa il genocidio dei popoli autoctoni per far posto a miniere, petrolieri e disboscatori. Eppure qui tutti, anime belle dei diritti umani comprese, non fanno che strapparsi le vesti sul primo suicidio in carcere dal 1959 di un delinquente cubano condannato per reati comuni. Da noi i detenuti suicidi da gennaio sono una trentina. Amnesty International denuncia 59 detenuti politici a Cuba, però rigorosamente processati a termini di legge internazionale, vezzeggiati come dissidenti e intellettuali dalle solite animelle che trasvolano leggere su quanto è aggiunto in fondo al rapporto, in caratteri piccoli, che, già, si tratta di gente che prendeva stipendi e istruzioni (dirottamenti, bombe, chiassate) dal nemico mortale per buttare all'aria il proprio paese.

La tragedia del popolo honduregno, nei secoli materasso di ogni nequizia colonialista, terrorista e bellica statunitense, nonchè la sua inedita, inattesa, fenomenale resistenza di massa, sono state archiviate negli scaffali dell'opportunismo e della complicità delle cosiddette democrazie occidentali, supportate dall’ideologia delle compatibilità delle sinistre planetarie. Perfino l'alleanza progressista e rivoluzionaria ALBA dell'America Latina non ha saputo andare molto oltre le condanne rituali e il non-riconoscimento del regime fascistizzante di Pepe Lobo scaturito da elezioni-farsa in perfetta continuità con il colpo di Stato. L'Honduras, le nefandezze del regime, la combattività del suo popolo, pagata con uno stillicidio ininterrotto di assassinii sotto la direzione dei collaudati arnesi del terrorismo yankee e mafiocubano come John Negroponte, Otto Reich, Jimmy Joya, con la liquidazione di ogni libertà d'espressione, con l'attacco ai contadini spodestati e senza terra, con la cancellazione di tutte le misure di emancipazione, sovranità, giustizia sociale, adottate dal presidente spodestato, Manuel Zelaya, è stato sommerso da altri clamori, più condivisibili dalle sinistre e più funzionali all'affermazione del terrorismo degli Stati imperialisti: campagne di diffamazione contro ogni ostacolo all’ormai manifesto progetto capitalista di dittatura mondiale, Cuba, Venezuela, le FARC colombiane, Iran, Myanmar, il mondo islamico in toto, lo Zimbabwe non piegato dalle sanzioni genocide (care al propagandista Mossad nel Manifesto, Marina Forti), le resistenze irachena e afghano-pakistana etichettate con il logo Cia "Al Qaida"...

Qui sotto trovate un appello del Fronte Nazionale della Resistenza Popolare, trodotto da una compagna italiana che con quella resistenza ha condiviso, fin dal primo giorno, la repressione, i lutti, la lotta. Parla, questo appello, di come i popoli del mondo si sarebbero schierati accanto alla Resistenza e ne auspica la partecipazione anche in questo che è forse il momento più difficile, vista la ferocia crescente della repressione e la mancanza di prospettive immediate di rovesciamento dei rapporti di forza. Il fatto è che l'opposizione al fascismo interno e all'espansionismo imperialista yankee e la solidarietà con la Resistenza honduregna sono più pii auspici che realtà effettive. Si dovrebbe piuttosto denunciare la viltà e l'indifferenza che hanno contrassegnato sia la conclamata opinione democratica ed antifascista, sia il localismo provinciale e autoreferenziale di chi, dicendosi di sinistra, insiste a curare il proprio ombelico, a fissarsi sull'albero più vicino, senza percepirne l'essenza di arto di un organismo unico che si chiama foresta. Prezzo pagato da fasulle avanguardie al tradimento dell'internazionalismo, proprio nell'epoca in cui il capitale si globalizza e fa di tutta l'erba proletaria un fascio da bruciare negli ultimi fuochi della sua feroce agonia.

E' il segno della perdita di una visione strategica che nessun arrabattarsi attorno alla difesa di capisaldi locali riesce a recuperare. Si prova a sollevarsi tardivamente contro la liquidazione di ogni diritto alla dignità e alla vita operata da una cosca che, quella sì, sa muoversi localmente all'interno di una prassi globale di sociocidio che, qui, si articola nella riduzione biopolitica in schiavitù della forza lavoro e, là, rade al suolo paesi e popoli. E seppure qualcuno, vedi Guido Viale sul "manifesto", prova ad allargare il discorso in controffensiva generale sul come e cosa produrre, proponendo una strategia complessiva di riconversione delle produzioni ottusamente obsolete e devastanti, come l'auto o le armi, poi riconduce tutto alla cosidetta "green economy" dell'astuto Al Gore, che cambierebbe, sì, il cosa, ma per niente il come: verniciata verde allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla natura.

Non ci si precipita a unirsi agli operai Fiat polacchi, impiccati quanto quelli italiani o serbi a un tira e molla del cappio che, stretto o largo, resta avvolto al collo. La vicenda dei lavoratori della mente costretti in un destino di foglie secche al vento, senza rinascita mai, che a malapena per numero di vittime, differisce da quello dei coltivatori di cotone in Alabama, non viene unita a quella dei contadini honduregni, servi della gleba, condannati a raspare la gomma dalle monoculture delle stesse multinazionali, o a bruciarsi il fegato nelle fogne tossiche della Monsanto o della Chiquita.

E, per dirla tutta, ci si spende, sicuramente benemeriti e a denuncia di uno Stato nazisionista ormai del tutto nudo e dunque fortemente indebolito, a portare soccorsi ai morituri di Gaza, rischiando alla fine di fare il lavoro della Caritas per poveri, derelitti, incarcerati. Perchè nel contempo molti restano muti, ciechi e sordi agli orrori analoghi di tutta una Palestina espropriata e massacrata da un nazismo che non ha proprio più nulla da invidiare a quello che, a supporto dei nostri strabismi antifascisti, ci viene riproposto a strafottere dagli storici Rai. Ignorando ormai definitivamente anche quella Gaza da 25 milioni (meno cinque ammazzati o dispersi) che è l'Iraq, culla di ogni civiltà, già punta avanzata nel Sud del mondo di conquiste e resistenze umane, oggi espressione massima della nequizia delle buone famiglie bianche, cristiane, democratiche: un olocausto che dura da sette anni e batte per qualità e quantità quello del quale ogni genocida in atto si fa scudo. A monte della Auschwitz di Gaza c'è qualcosa di primario che è la negazione di statualità sulla propria terra, dei diritti politici, civili, umani, di tutto un popolo, criminalmente soffocato in ogni suo anelito di vita e di futuro con il sostegno di una dirigenza corrotta e venduta, repressiva quanto e più dell'occupante israeliano e che troppi ancora degnano del ruolo di interlocutore per il superamento della tragedia palestinese. A monte c'è l'Everest di menzogne e inganni per il quale lo Stato dell'aggressione e del genocidio si fa vittima e occulta la colossale aberrazione del diritto che rappresenta la sua costituzione in Stato, nascosta sotto il parere consultivo di una commissione ONU e poi ribadita dall'Assemblea Generale, ma mai dal Consiglio di Sicurezza e perciò priva di ogni base legale. All'atto della partizione fuorilegge, gli arabi di Palestina possedevano il 92% della terra contro l'8% ebraico ed erano la maggioranza dei due terzi. Ricevettero il 22% del loro paese. Non metterlo in evidenza a ogni passo che si muove verso Gaza, significa anche rassodare la spaccatura in due entità incomunicanti del popolo palestinese, fomentata da Israele e coltivata per abietti interessi di bottega dai collaborazionisti del'ANP.

Al popolo honduregno mi pare sia stata fatta perdere, da una direzione pur indomita ed evoluta, la grande occasione che invece ho visto cogliere dai boliviani, venezuelani, ecuadoriani. La rivolta di massa contro il potere abusivo, il suo assedio a tempo indeterminato, oltrettuto nel momento della sua massima debolezza determinata da un isolamento internazionale più o meno sincero, ma grande opportunità per uno sciopero generale che bloccasse capitale e paese e non facesse più funzionare l'apparato economico e politico dei golpisti. Sarebbe costato molti più morti, probabilmente, perchè il fascismo con alle spalle gli strateghi e le multinazionali Usa, dà colpi di coda spaventosi quando minacciato di fallimento. E un pacifismo d'importazione, non sempre innocente all’origine, non voleva accettare vittime, nè proprie, nè altrui. La prime sono venute comunque, senza però che il nemico pagasse alcun prezzo. Ma quella rivolta, tra l'altro propugnata dagli studenti e da altri settori, avrebbe anche impedito alla cosidetta "comunità internazionale" di voltare le spalle e attendere che un'elezione, pur tenuta sotto le baionette e pur disertata dal 70% della popolazione, rimettesse le cose al suo posto "democratico".

Chi sono io per suggerire linee d'azione? Assolutamente nessuno. Ma così hanno fatto e vinto i popoli latinoamericani che si sono voluti dare una prospettiva di rottura rivoluzionaria. La stessa che si pone in termini specifici la dirigenza del Fronte Nazionale della Resistenza Popolare con il rifiuto di accettare lo status quo e la sua lotta per la nuova Costituente. Se la pone però con un obiettivo di medio termine: arrivare, organizzando, mobilitando e crescendo in tutto il paese, alla scadenza elettorale del 2013. E' da vedere se una repressione scientificamente organizzata dai più esperti della materia del mondo, gli israeliani, con il suo stillicidio di assassinii, provocazioni, intimidazioni, eliminazione delle voci mediatiche disobbedienti, consenta di mantenere quel potenziale di vittoria che, al momento del golpe, vedeva l'80% della popolazione schierata contro i gorilla. E ancora di più è da vedere se sotto un regime di licantropi al guinzaglio dei poteri imperiali siano ancora possibili elezioni regolari. Messico, Colombia, Afghanistan, Iraq, gli stessi Usa del doppio Bush, dicono di no. Resta vero quanto altri, secoli fa, constatavano: il potere dei pochi non rinuncia pacificamente.

La caduta dell'Honduras, che nello spazio caraibico-centroamericano, si affiancava agli avamposti di un'America Latina liberata, Cuba, Nicaragua, le forze progressiste di Salvador e Guatemala, è stato più di un segnale d'avvertimento lanciato dal capitalismo revanscista del Nord del mondo. E' stata l'esplicito inizio di una controffensiva degli Usa di Obama tesa a recuperare, destabilizzando e stroncando, prima mediaticamente, poi militarmente e con "rivoluzioni colorate", l'enorme spazio sottratto da nuove, grandi masse. Masse politicamente tanto possenti e ideologicamente mature da esprimere governi che, quale più, quale meno socialmente adeguato, hanno tutti saputo rispondere all'imperativo primo dei nuovi tempi: l'antimperialismo, la riappropriazione delle risorse, la riconquista della sovranità, la configurazione di nuovi fronti planetari di contrasto all'occidente imperialista. Non è poco, è tantissimo per l'intera umanità fuori da quell'8% che si autoproclama "comunità internazionale". Ne deriva una necessità politica, un obbligo morale, un'opportuntà strategica, per restare accanto all'Honduras. Non solo per non accettare che quei 6 milioni di eterni oppressi e sfruttati, ora insorti, tornino a essere sudditi delle Repubbliche delle banane, spunto di irrisione e filmetti del "venerando maestro" di stronzate manhattiane, Woody Allen. Ma per impedire che la miccia accesa dai congiurati statunitensi e locali in Honduras si allunghi e arrivi a incenerire il grande giardino della forza e della speranza fiorito nel continente del futuro. Per il Nicaragua, per Cuba, per i popoli nativi, per il Messico, la Bolivia, l'Argentina, il Perù, i resistenti della Colombia, si sono costituite organizzazioni che hanno operato negli anni per rompere il silenzio in cui manovrano gli operatori degli Stati Canaglia e i loro scagnozzi locali, per denunciarne al mondo i delitti, per contrastare campagne di menzogna e calunnia, per offrire solidarietà materiale, culturale, politica. Possibile che anche tra costoro regni una miope monotematicità che non fa percepire e affrontare quelle regioni nella loro unità geopolitica, sostanziale e ideale? Unità perfettamente presente alle strategie imperialiste.

In Polonia, Romania, Serbia, in tutta l'area riconquistata alle mafie ufficiali e ufficiose del capitalismo, i predoni ce l'hanno fatta. Grazie alla fame nera guadagnata con la democrazia di mercato dagli operai polacchi, si possono permettere di ridurre in schiavitù gli operai italiani, già coccolati e tosto traditi dal "più grande partito comunista d'Occidente" e dai naturali epigoni della sua logica delle compatibilità. Lasciate fare agli Usa, ai vampiracci locali, in Honduras, tappatevi le orecchie al calpestìo degli stivali della nuova Wehrmacht in avanzata su suolo latinoamericano, e presto avrete altro che operai polacchi o rumeni pronti a essere utilizzati da Marchionne e predatori affini per tirare il collo a Pomigliano. Quanti milioni sono stati frantumati nelle miniere latinoamericane quando a tenere in mano la frusta erano i bianchi cristiani? Quelle miniere sono servite come modello alle filande di Manchester o alla Fiat di Valletta. Con quelle ossa hanno costruito il capitalismo. Finchè nel 1917 qualcuno non ci ha messo una zeppa. Ora ci riprovano. E noi vogliamo chiuderci a Pomigliano, mettendo ghirlande sul capo degli ultimi dei mohicani, quando nel mondo di mohicani ce ne sono milioni. A partire da quelli honduregni.

Ad una settimana dal 1° Anniversario della Resistenza, uniamoci al Cammino della Rifondazione dell’Honduras

Appello Internazionale

Ad una settimana dal 1° Anniversario della Resistenza, uniamoci al Cammino della Rifondazione dell’Honduras

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP) rappresenta gli interessi di tutto un popolo, che persiste nella lotta contro l'attuale regime repressivo mascherato da democrazia. La Resistenza cresce quotidianamente e si estende attraverso tutto il territorio nazionale, coordinando le diverse agende politiche e sociali in un solo progetto unitario, col quale si è cominciato ad erigere i pilastri su cui si costruirà una nuova società in Honduras.

Dopo colpo di stato del 28 giugno 2009 è crollato il già indebolito Stato di Diritto, ed il piccolo gruppo imprenditoriale che aveva sequestrato il legittimo presidente delle e degli honduregni si è mantenuto al potere grazie alla violenza delle forze repressive (Polizia Nazionale e Forze Armate dell’Honduras), assassinando, pestando, catturando, violentando ed obbligando all'esilio centinaia di honduregni ed honduregne. I “golpisti” che destituirono Manuel Zelaya Rosales, sono gli stessi che ora esibiscono Porfirio Lobo, come fantoccio, per continuare a consolidare il loro regime di violenza.

Ciò che i criminali non s’aspettavano è l'enorme coraggio del popolo honduregno, che ora è deciso a lottare fino alla fine. La Resistenza si fonda sulla costruzione del Potere Popolare dalla base e sulla partecipazione diretta di tutti i settori, alla costruzione di una proposta politica che dia risposte alla grave crisi che vive il paese.

Andiamo verso la Costituente per creare l’ambito legale che ci permetta, come popolo organizzato, di riprendere il destino della nostra patria e strapparla dalle mani meschine del piccolo gruppo che mantiene il governo in stato di sequestro.

I popoli del mondo hanno seguito da vicino la nascita della resistenza ed il suo consolidamento. Ora siamo ad una nuova dimostrazione di forza con la presentazione di oltre un milione di Dichiarazioni Sovrane, con cui, come cittadine e cittadini, ignoriamo questo governo illegale e privo di legittimità ed invitiamo la popolazione a convocare una nuova Assemblea Nazionale Costituente.

Questo 28 giugno compiamo il nostro primo anniversario come Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP), ma non lo facciamo ricordando l'assalto alla democrazia da parte dei golpisti, al contrario celebreremo la nascita della vera democrazia popolare, che ha iniziato il suo percorso verso la rifondazione dello Stato e la costruzione di un futuro giusto, paritariamente, per tutti e tutte.

La Resistenza honduregna invita tutti i popoli del mondo a prender parte a questo progetto rifondatore e rivoluzionario, a seguirlo da vicino e ad unirsi alla celebrazione del primo anno di cammino verso la vittoria

V’invitiamo a visitare la nostra pagina ufficiale:
www.resistenciahonduras.net per conoscere da vicino le distinte attività che si svolgeranno, scaricare i vari documenti ufficiali e informativi, fare voi stessi una convocazione in questa data di resistenza, che non è solo nostra, ma di tutti i popoli del mondo in lotta.

Il Fronte Nazionale di Resistenza invita tutte le persone, organizzazioni o gruppi di compagni e compagne solidali col popolo dell’Honduras, ad accompagnarci con attività politiche di pressione contro il regime.

Questo 28 giugno nessuna voce rimarrà inascoltata ed ogni presidio, corteo, comunicato, forum o riunione a sostegno di noi honduregni ed honduregne, che invaderemo in massa le strade, si sommerà alla forza che oggi sta costruendo nel nostro territorio il vero Potere Popolare.

Ringraziamo in anticipo per tutte le azioni che svolgerete, e vi offriamo i nostri contatti per stringere legami e permettere a tutto il popolo honduregno di sapere che non siamo soli né sole, che tutto il mondo lotta con l’Honduras in questa trincea di giustizia e dignità.

Un abbraccio solidale in Resistenza, Compagne e Compagni internazionalisti.
Commissione Internazionale (CI) - Fronte Nazionale di Resistenza Popolare

Fulvio Grimaldi

Fonte

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