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Per i tre operai della Fiat

Per i tre operai della Fiat

(25 Agosto 2010) Enzo Apicella
Melfi. La Fiat licenzia tre operai, il giudice del lavoro li reintegra, la Fiat li invita a rimanere a casa!

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(Capitale e lavoro)

Sciopero generale contro l'attacco alle pensioni e la legge 30

volantino dello Slai Cobas Ansaldo

(17 Ottobre 2003)

CON CHI SCIOPERIAMO IL 24 OTTOBRE

Gli scioperi hanno una valenza ben diversa dalle manifestazioni di fine settimana : costano ai lavoratori ma mirano a colpire pesantemente gli interessi dei soggetti contro cui si lotta (padroni, governi ). Quanto più sono generali e di massa tanto più raggiungono questo obiettivo.

In questa pesantissima situazione non è ragionevole tirarsi fuori da qualsiasi evento che veda la scesa in campo di tutti quei lavoratori che hanno ancora la voglia e la capacità di lottare. Correndo il rischio di apparire come gli sponsorizzatori della libertà di non scioperare da sempre rivendicata dai crumiri asserviti ai padroni.

Come sindacato di base siamo sorti perché tra i lavoratori nasca sempre più la consapevolezza che esserci abbandonati passivamente nelle mani dei sindacati confederali ci ha condotti allo sfascio.

A valle quindi dei gestori che hanno indetto questo sciopero generale e dei loro obiettivi, noi ci affianchiamo solo ai lavoratori che lo fanno. E a nessun altro.

Continuando comunque a seminare il bisogno dei lavoratori di costruirsi, dal basso, una autonoma capacità di rilanciare un incisivo e non puramente simbolico fronte di lotta. Quando ci si renderà conto, per l’ennesima volta, che la difesa dei nostri interessi e dei nostri diritti verrà tradita e svenduta.

PER CHE COSA SCIOPERIAMO

Non basta fare sciopero solo contro l’attacco alle pensioni dimenticando la legge 30 sul mercato del lavoro, ormai in vigore, che concede la massima libertà di dominio ai padroni e impone la peggiore schiavitù ai lavoratori.

PENSIONI

I GOVERNI PRECEDENTI:

noi ci siamo sempre opposti al massacro delle pensioni pubbliche iniziato dai precedenti Governi, denunciando che :

- le controriforme Amato-Dini hanno diviso i lavoratori tra quelli che prima del 95 avevano già 18 anni di contributi e tutti gli altri.
Ai primi è stato imposta l’età minima (57/58 anni) per poter andare in pensione con 35 anni e l’abbassamento della pensione retributiva calcolandola non sugli ultimi 5 ma gli ultimi 10 anni
Tutti gli altri, soprattutto a quelli assunti dopo il 1995, sono stati fatti passare al sistema contributivo che taglia il 50% delle loro pensioni

- questa manovra era finalizzata a distruggere gradatamente le pensioni pubbliche costringendo disperatamente i lavoratori ad aggrapparsi ai fondi pensione, falsamente dichiarati integrativi ma divenenti sempre più sostitutivi della pensione pubblica ridotta a pensione da fame. Affidando così la nostra vecchiaia ai giochi di borsa. Col pretesto di controllare i soldi dei lavoratori immessi in questi fondi i sindacati si sono gettati, assieme ai padroni, nella gestione di quelli chiusi di categoria.
Puntando sul trasferimento in essi del Tfr, ironicamente preteso come “libera scelta” del lavoratore

- i presunti deficit dell’Inps erano dovuti alla pesante disoccupazione, agli sgravi contributivi concessi alle aziende per i contratti precari, alla massiccia evasione contributiva ciclicamente condonata, alla mancata separazione ( prevista dalla legge 88/89) dei bilanci di previdenza e assistenza.

IL GOVERNO BERLUSCONI:

sull’onda di questa marea il Governo Berlusconi ha progettato di :

- anticipare violentemente il punto di arrivo delle precedenti controriforme, colpendo dal 2008 i lavoratori che potevano ancora andare in pensione col sistema retributivo a 57/58 anni

- ridurre di 5 punti i versamenti contributivi delle aziende per i nuovi assunti che, già sottomessi al calcolo contributivo si vedono la loro pensione, già ridotta del 50%, abbassata di un ulteriore 17%. Offrendo alle aziende di aumentare l’occupazione assumendo lavoratori a basso costo e senza futuro.

- i lavoratori che fino al 2007 maturano coi criteri attuali il diritto ad andare in pensione possono continuare a lavorare ricevendo in busta paga i contributi che non verranno versati all’Inps : ognuno di loro sarà un posto di lavoro senza contributi Inps e un disoccupato in più. Tutto questo devastante meccanismo decontributivo potrebbe mettere a rischio la capacità dell’Inps di corrispondere anche le pensioni già in atto.

- nel quadro di far soldi vengono messi alla gogna anche i lavoratori pesantemente esposti all’amianto attraverso l’abrogazione radicale della legge che prevedeva, per quelli ancora in vita naturalmente, un anticipo pensionistico

Siamo all’estinzione definitiva della pensione pubblica.

Noi non condivideremo qualsiasi soluzione, anche se più graduale, che arrivi comunque a questo esito finale. L’unica prospettiva che conserviamo e per la quale continueremo a impegnarci è quella che i lavoratori, di oggi o di domani, abbiano la forza di riconquistare un progetto di società che garantisca a tutti una vecchiaia serena e umanamente decente.

LEGGE 30

Rende definitivamente precario il lavoro, manomette la difesa di ogni diritto, affossa la contrattazione collettiva, frantuma il mercato del lavoro.
Lasciando le lavoratrici e i lavoratori più soli e più deboli.

Lavoro somministrato

La legge 1369/60 vietava l’interposizione di manodopera. Il termine interposizione viene sostituito con quello dispregiativo di somministrazione. Ai gestori delle agenzie somministranti viene riconosciuto il diritto di far soldi semplicemente facendo lavorare qualcuno alle dipendenze di qualcun altro. Legalizzando il caporalato.
Si potranno assumere “somministrati” anche a tempo indeterminato (staff-leasing). Sino a poche settimane fa questo sarebbe stato illegittimo. La legge lo vietava. Adesso questa legge non c'è più e quindi via libera alla somministrazione di braccia e cervelli da lavoro. Questa è una delle norme più devastanti della nuova legge. Non è solo un lavoro precario ma è la vera trasformazione del lavoro in merce. I lavoratori non potranno avanzare nessuna richiesta all’azienda in cui lavorano perché non sono considerati suoi dipendenti. Lavorano per Pinco (padrone) ma sono dipendenti di Pallino (somministratore).

Il lavoro a chiamata

Sarai a disposizione dell'azienda che ti chiamerà al lavoro quando vuole lei, con il preavviso di un giorno. Per i periodi di attesa avrai un'indennità non compatibile con un altro lavoro. In caso di malattia niente indennità. Se rifiuti la chiamata senza giustificato motivo perdi il lavoro e devi pagare i danni all'impresa. Sarai un lavoratore discontinuo e intermittente : a squillo. Come lo sarà la tua vita.

Contratto di inserimento

E' un contratto a termine che sostituisce i contratti di formazione e lavoro. Sarà rivolto a giovani tra i 18 e 29 anni, ai disoccupati di lunga durata, alle donne, ai disabili e agli ultra cinquantenni. La durata sarà di un minimo di 9 e un massimo di 18 mesi. Saranno retribuiti con la paga di 2 livelli più bassa di quella spettante. Prima un’azienda poteva assumere nuovi Cfl solo aveva confermato in servizio almeno il 60% dei precedenti : tale obbligo si riduce al 60% meno 4 lavoratori. Se un padrone ti molla, con un altro ricominci da capo un altro inserimento. Magari per tutta la vita.

Lavoro ripartito

Due lavoratori potranno essere assunti per svolgere un'unica prestazione lavorativa. I lavoratori potranno sostituirsi tra loro, scambiarsi l'orario : anche in caso di malattia dell’uno. Devono cioè sbrigarsi tra loro i loro problemi, senza rompere i coglioni al padrone e garantirgli sempre l'intera prestazione.

Il lavoro a progetto

I co.co.co dureranno ancora uno o più anni e poi cambieranno solo di nome : diverranno lavoratori a progetto. Sempre rinnovabili e pagati come lavoratori falsamente autonomi. In caso di malattia o infortunio, il rapporto si sospende senza maturare nulla né ricevere alcuna indennità. Se le assenze superano poi i 30 giorni (in caso di durata non definita del progetto), o un sesto della durata definita, il rapporto terminerà automaticamente.

Part-time

L’impresa potrà imporre, ai lavoratori in part-time, un lavoro supplementare o spostamenti di giornate : senza più l’ obbligo di avere il consenso del lavoratore. Se il lavoratore rifiuterà le variazioni temporali chieste dall’impresa potrà essere soggetto a provvedimenti disciplinari fino al licenziamento. I padroni potranno quindi godere dei vantaggi di un/a dipendente a part-time ridicolizzando invece quelli, familiari o individuali, sui quali lui/lei poteva aver puntato optando quella scelta.

Trasferimento di impresa o ramo

Nelle cessioni di ramo d’azienda viene spazzata via l’ultima possibilità di difesa che l’art. 2112 c.c concedeva : quella di poter dimostrare (davanti al giudice) che il ramo ceduto non ha una reale autonomia funzionale. D'ora in poi saranno l'impresa che cede e quella che rileva a definire se quello venduto si configura come un ramo di impresa al momento della stipula del contratto. Ogni ciclo produttivo potrà essere sottoposto a infiniti “spezzatini” fatti senza alcun controllo : provocando oltre che una divisione dei lavoratori anche una frantumazione delle soglie dimensionali dell’impresa ( da un’impresa di 16 dipendenti, ad esempio, creandone un’altra con i tre operai addetti alla manutenzione, si avrà così un “sistema” di 13 dipendenti + 3, e nessuno di loro godrà più della cassa integrazione e dell’art.18 ).

I caporali gestiranno anche il collocamento

Viene cancellato definitivamente il collocamento pubblico. Tanti soggetti privati potranno fare affari facendo intermediazione di manodopera: agenzie private, Camere di commercio, Comuni, scuole e università pubbliche e private, organizzazioni sociali, associazioni, Consiglio dei consulenti del lavoro, enti bilaterali...
I lavoratori con meno formazione, i più anziani, le donne e gli immigrati non saranno un buon affare per questi soggetti. A quello che rimarrà del collocamento pubblico verranno quindi convogliati gli “ultimi della terra” … senza santi protettori. I soggetti di collocamento privati cercheranno rapporti clientelari coi padroni imponendo, a chi si rivolge a loro per avere lavoro, di sottostare alle loro pretese. Sarà il rifiorire di caporali, di ricatti e di clientele.

I sindacati ridotti a notai certificatori

Vengono istituite commissioni bilaterali (azienda e sindacati) che certificano i rapporti di lavoro. Dire che la procedura di "certificazione" sarà "volontaria" è pura ipocrisia : i padroni assumeranno solo coloro che accetteranno di passare attraverso questa certificazione.
Chi ha bisogno di lavorare, davanti alla Commissione certificatrice, dichiarerà qualsiasi cosa il padrone voglia pur di poter ottenere il lavoro. Questo gli impedirà, poi, di fatto, di ottenere giustizia perché in caso di ricorso giudiziario, il giudice si rifarà alla avvenuta certificazione. Se al lavoratore sarà chiesto di rinunciare “liberamente” ad alcuni diritti (premio di produzione, gratifiche ecc.) il sindacato “metterà i bollini” su tutto questo.
Il sindacato, da difensore degli interessi collettivi dei lavoratori, si trasforma così in notaio certificatore di contratti individuali imposti con ricatto.

E per il Pubblico Impiego?

La legge prevede che i provvedimenti non siano applicabili ai lavoratori del PI ma prevede l’ armonizzazione delle norme contenute nel decreto con le loro. Cosa vogliono intendere con il termine armonizzazione ce lo preannunciano le pesanti terziarizzazioni già avvenute nelle pubbliche amministrazioni.

Slai Cobas Ansaldo

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