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Iraq:torna piu' forte jaish rejal al tariqah

Il paese ha un presidente e un premier incaricato dopo otto mesi di stallo. Ma l'emarginazione politica della minoranza sunnita alimenta la ripresa della lotta armata.

(13 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nena-news.com

Iraq:torna piu' forte jaish rejal al tariqah

foto: www.nena-news.com

Roma, 13 novembre 2010, Nena News – L’Iraq comincia ad uscire dallo stallo politico nel quale era precipitato negli ultimi otto mesi. Dopo le elezioni del 7 marzo, il vincitore di misura Iyad Allawi (sciita), leader della lista «Iraqiya» ed ex premier, e il premier uscente, Nouri al Maliki (sciita), si sono dati battaglia cercando di conquistare l’appoggio degli altri partiti per formare la nuova maggioranza di governo. Incessanti in questo periodo sono state le pressioni dei tanti, troppi, attori che agiscono sulla scena politica interna irachena, dagli occupanti statunitensi agli iraniani, dai siriani ai sauditi. Pressioni e manovre dietro le quinte alla fine hanno partorito un patto che prevede che lo sciita Maliki, candidato preferito dall'Iran, sia confermato primo ministro, mentre il suo diretto concorrente, Iyad Allawi, anch’egli sciita ma garante del blocco sunnita-ex baatista sostenuto dall'Arabia Saudita, si accontenti di vedere un suo uomo alla presidenza del Parlamento e di guidare l’ancora vago Comitato per la sicurezza nazionale.

L’intesa conferma al potere le fazioni sciite strette alleate dell’Iran che ha imposto l’alleanza con Maliki anche al giovane leader religioso, Moqtada Sadr. Forte del controllo degli apparati di sicurezza, Maliki aveva negli anni scorsi scatenato una vera e propria guerra contro le milizie capeggiate da Sadr, costringendole di fatto ad abbandonare le armi. Pare che in cambio del suo sostegno, Maliki abbia promesso a Sadr di scarcerare centinaia dei suoi uomini e di affidare importanti incarichi della sicurezza ad esponenti del suo movimento. Comunque sia la lunga paralisi politica ha confermato il ruolo di arbitri dei curdi e fatto emergere ancora più forte l’influenza dell’Iran nelle vicende interne irachene, attraverso i suoi alleati sciiti. La minoranza sunnita, che sperava di vedere il suo alleato Allawi occupare la poltrona di premier, ora mastica amaro sapendo di non aver ottenuto buona parte delle garanzie politiche che aveva chiesto.

Se da un lato trova faticosamente soluzione la crisi politico-istituzionale che ha bloccato il paese per otto mesi, dall’altro si acuiscono delusioni e frustrazioni che potrebbero portare ad una nuova ed ampia insurrezione armata sunnita che per qualcuno in realtà è già cominciata da tempo e va ben oltre la ripresa dei feroci attentati firmati di recente dallo Stato islamico dell’Iraq (qaedista).

Nei ultimi mesi hanno ripreso le armi i sunniti più radicali - in molti casi guidati da ex comandanti militari del regime di Saddam Hussein, abbattuto dalla guerra scatenata dagli angloamericani del 2003 – che avevano (parzialmente) accettato di metterle da parte qualche anno fa e di controllare il qaedismo. La nuova insurrezione, se mai assumerà dimensioni ampie, non prenderà tanto di mira gli occupanti americani quanto le forze di sicurezza controllate dagli sciiti. E a condurla potrebbe essere in particolare una organizzazione clandestina fondata qualche anno fa e ora in forte ascesa: Jaish Rejal al-Tariqah al-Naqshbandia (Jrtn), ossia l’Esercito degli Uomini dell’Ordine di Naqshbandia (una setta Sufi).

A capeggiare il gruppo armato, affermano analisti citati da agenzie di stampa internazionali, ci sarebbe proprio Izzat Ibrahim al-Douri, ex braccio destro di Saddam Hussein e uno dei leader della precedente rivolta sunnita-baatista contro l’occupazione americana. Il Jrtn naturalmente trova i maggiori appoggi nelle province centrali e settentrionali dell’Iraq dove vivono i sunniti. Secondo Michael Knights del Washington Institute for Near East Affairs, il Jrtn avrebbe accesso a fondi segreti del precedente regime e, anche grazie ad essi, sarebbe diventato il gruppo armato clandestino più influente. Il futuro governo Maliki sarà l’obiettivo principale del Jrtn che combatte per mettere fine al «dominio sciita» sull’Iraq e all’influenza di Tehran, a sua volta decisa ad impedire che a Baghdad possa tornare al potere un regime simile a quello di Saddam Hussein (nemico giurato dell’Iran).

«Il clima politico è torrido, le divisioni sono così ampie, tanto che diversi esponenti politici iracheni non esitano a dire che in Iraq potrebbe instaurarsi un potere fortemente autoritario dopo la partenza degli americani dal paese. L’Iraq rischia di tornare e al passato e non di andare verso un futuro migliore», avverte la giornalista Roula Khalaf. «Il governo Maliki è considerato un occupante da molti sunniti», aggiunge da parte sua Michael Knights.

Valutazioni recenti avvalorano la tesi che il Jrtn sia in questo momento dominante anche sullo Stato islamico dell’Iraq. Secondo indiscrezioni in passato il Jrtn avrebbe «venduto» i comandanti qaedisti per garantirsi il controllo pressoché totale della rivolta armata sunnita. «Questa organizzazione – conclude Knights - guidata con ogni probabilità da Izzat Ibrahim al Douri, conquista consensi tra i sunniti anche perché la sua violenza è mirata, e non indiscriminata ed incessante come quella dei qaedisti». Nena News (con agenzie UPI e AFP)

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Nena News

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