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(25 Luglio 2009) Enzo Apicella

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Honduras. In balia dell'esercito

(20 Dicembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Honduras. In balia dell'esercito

foto: www.radiocittaperta.it

"Il regime di fatto, agli ordini del magnate che possiede più di 250mila ettari di terra, Miguel Facusse, sta per mettere in atto uno sfollamento violento di umili contadini e contadine che accompagnati dalle loro famiglie hanno iniziato un lungo sit-in di protesta lungo la strada che porta da Tocoa a Trujilla, nel dipartimento di Colon, sull'altura della loro comunità, la Guadalupe Carney". Questo era quanto ci raccontava martedì 14 dicembre una esponente del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene d'Honduras (Copinh), organizzazione attiva da anni in strenua difesa dei diritti umani in un paese che nel giugno 2009 ha subito un colpo di stato e da allora è sotto un governo legato a doppio filo ai golpisti. Un grido di aiuto che non ha però sortito nessun effetto preventivo.

Nelle prime ore della mattina di ieri, 15 dicembre, 600 effettivi di esercito e polizia hanno circondato e poi occupato l'intera comunità Guadalupe Carney, dove appunto il Movimiento Campesino del Aguán (MCA) stava protestando da dieci giorni. Alcuni testimoni hanno raccontato di elicotteri e carrarmati con pompe idrofore. La repressione è iniziata.

"La protesta campesina nasce per chiedere la risoluzione della questione agraria e la smilitarizzazione della regione del Bajo Aguan, iniziata con il massacro di cinque contadini avvenuta a novembre nel Tumbador per mano delle guardie al servizio del magnate che governa l'Honduras", ci spiega il nostro contatto del Copinh che ragioni di sicurezza chiede l'anonimato. Da allora la zona è presieduta da migliaia fra soldati, poliziotti e paramilitari che compiono quotidianamente azioni di terrore contro semplici civili.

Era già dalle 10.30 di lunedì sera che "le truppe del regime erede del colpo di stato si erano mobilitate con mezzi blindati e armi di grosso calibro, con l'intento di accerchiare la comunità". Erano arrivati dalla parte di Trujillo, con camion militari muniti di celle con le sbarre, dove sicuramente rinchiuderanno le famiglie che riusciranno a catturare. Ma stanno anche arrivando via mare. Sono quattrocento effettivi dell'esercito più la polizia. "E a Tacoa sono arrivati tre blindati accompagnati da sei camion pieni di soldati armati di manganelli. Un nuovo massacro contadino è nell'aria". La denuncia è fredda e accorata e si fa rabbiosa al pensiero che poche ore prima della mobilitazione i rappresentanti della Comunità aveva trovato una sorta di compromesso con il governo, in base al quale loro avrebbero sospeso la protesta per sedersi a un tavolo delle trattative. Il risultato? Il blitz all'alba del giorno dopo.

Eppure il ministro della Sicurezza, Oscar Álvarez, non ha mostrato segnali di cedimento nonostante gli appelli. Anzi, con grande tranquillità ha addirittura annunciato pubblicamente un'intensificazione della repressione nel Bajo Aguán e in tutti gli altri luoghi del territorio nazionale dove ci sarà bisogno di far sloggiare i contadini. Il tutto puntando il dito contro i leader contadini che a suo dire non sarebbero honduregni di cuore, ma "anime nere, oscure", che non vogliono lo sviluppo del paese. Quindi la minaccia: "Continuino pure, tanto sono tutti schedati". Quindi un tentativo di inquinare gli eventi, accusando le famiglie campesine di tenere rapporti con il narcotraffico. Insinuazione che potrebbe addirittura fungere da pretesto per giudicare questi fatti e questa gente con la legge antiterrorista recentemente approvata. In barba a ogni diritto umano.

"Il ministro della Sicurezza sta mantenendo un comportamento fascista ed è responsabile di vari massacri, incluso quello del Carcere di El Porvenir, dove morirono più di sessanta prigionieri - denunciano dal Copinh -. Il ministro è cugino dell'ex capo delle forze armate, Gustavo Álvarez Martínez, colui che fu a capo della dottrina della sicurezza nazionale grazie alla quale sono spariti centinaia di cittadini. È stato anche colui che meglio ha messo in atto il manuale di tortura della Cia, usandolo con centinaia di persone. Con lui, negli anni Ottanta, sono anche sorti squadroni della morte come il 3-16. Tutti metodi tuttora in auge per imporre il terrore tramite la sistematica violazione dei diritti umani in Honduras".
Una denuncia accorata questa, rivolta alla comunità nazionale e internazionale, affinché mantengano viva l'attenzione su quanto sta accadendo in quella regione honduregna e organizzino azioni di solidarietà per mettere a nudo "la barbarie del regime erede del golpe". L'invito è a organizzare azioni di protesta davanti alle ambasciate honduregne nel mondo, e a racimolare viveri, medicine, utensili da cucina, abiti e quanto altro possa aiutare un'azione umanitaria urgente.

Stella Spinelli - Peacereporter

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