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Articolo 18, diecimila firme al giorno

Appello di promotori e sostenitori. I Ds divisi (articolo di Liberazione)

(30 Maggio 2002)

Il giorno stesso in cui nasce ufficialmente il comitato di sostegno per i referendum sugli articoli 18 e 35, si fa sempre più rovente il dibattito politico sulla sfida per l'estensione dei diritti. La decisione di Cesare Salvi di aderire alla campagna con la sua associazione "Socialismo 2000" ha creato forti malumori tra le fila del suo partito. Dopo le prese di distanza di Tiziano Treu e Dario Franceschini a nome della Margherita, ieri è stata infatti la volta di una parte dei Ds. «Ci sarà una valutazione collegiale: il partito ne discuterà e poi deciderà - attacca il presidente dei deputati dei Democratici di sinistra, Luciano Violante - e potranno anche emergere riflessioni diverse dalle mie. Ma la mia personale opinione è contraria: la proposta di estendere l'articolo 18 alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti potrebbe danneggiare anche gli stessi lavoratori perché può indurre le imprese a far lavorare ancora di più in nero». La sua non è una posizione isolata. A ribadirla anche il responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano, e Pietro Folena, mentre al momento non prende ufficialmente posizione l'area vicina a Giovanni Berlinguer, in attesa della riunione di Aprile (il nome che si è data la minoranza della Quercia) prevista per oggi.

Non si fa attendere la risposta di Rifondazione comunista in un dibattito tutto politico sul rapporto tra Ulivo e Prc, subito dopo il primo turno elettorale e nel pieno dell'opposizione al governo Berlusconi. «E' incredibile - ribatte il capogruppo del Prc alla Camera, Franco Giordano - come anche esponenti che sono disponibili ad aprire il dialogo con Rifondazione comunista, sul tema dell'estensione dell'art.18 ripropongono stancamente tesi ormai insostenibili». Questo dimostra, continua il capogruppo del Prc, che c'è chi pensa di cercare il confronto con il Prc «solo per via dell'accordo politico, e non sul terreno di una ricerca programmatica e in discontinuità con le politiche precedenti». Tuttavia «non disperiamo - conclude Giordano - perché anche a sinistra qualcosa si muove, nello stesso partito dei Ds come dentro il sindacato confederale».

Che effettivamente qualcosa si muova lo si capisce alla prima riunione dei comitato sostenitore, che vede una lunga lista di adesioni, da Rifondazione comunista a Socialismo 2000 e Verdi, dal sindacalismo di base (Cobas, Sin. Cobas, Rdb, Ucs) ai Movimenti dei Social Forum, da Liberazione ad Attac Italia, ai Giovani comunisti del Prc, dall'Unione inquilini al Coordinamento delle Rsu. C'è inoltre anche l'appoggio della Fiom e, da ieri ufficialmente, anche di "Lavoro Società-Cambiare rotta" della Cgil. E, nonostante le polemiche, si estende anche la lista delle adesioni tra i Ds, dalle cui fila arrivano Paolo Brutti e Giorgio Mele. «Il nostro compito che veniamo da un partito in molti casi totalmente ostile ai referendum - sottolinea Luciano Pettinari dell'area Socialismo 2000 interna ai Ds - è quello di allargare il più possibile il consenso nei confronti di questa campagna». Sul rapporto con l'Ulivo ritorna Roberto Musacchio, della Direzione nazionale del Prc, che auspica un allargamento sempre maggiore per una battaglia comune. «La campagna referendaria è il proseguimento delle lotte portate avanti dal movimento e non solo una sfida di Rifondazione» precisa Musacchio rafforzando la presa di posizione del presidente del Comitato promotore, Paolo Cagna, che su questo punto polemizza con La Repubblica. «Il quotidiano romano - denuncia - tenta di far passare la battaglia per l'estensione dell'articolo 18 come un'operazione esclusivamente di Bertinotti, individuato come "estremista". Questa è invece è una battaglia che coinvolge diversi soggetti sociali e politici e che riguarda tutti i cittadini». La spinta a promuovere questi referendum non nasce infatti solo dalla convinzione che un diritto ha valore solo se è di tutti, ma anche dalla constatazione di quello che è oggi il mondo del lavoro, dove prevalgono le aziende al di sotto dei 15 dipendenti, per un totale di otto milioni di lavoratori. E' per questo che il comitato intende affondare il piede sull'acceleratore della raccolta delle firme, che entro fine luglio deve essere chiusa. Fin da oggi, con un appello rivolto a tutti i consiglieri comunali dalla sensibilità democratica, lo sforzo deve essere notevole per portare a casa diecimila firme al giorno. A metà mese, è inoltre prevista una grande iniziativa politico-culturale che lancerà una settimana straordinaria, in tutta Italia, per arrivare a farne altre centocinquantamila. Uno sforzo importante all'interno di una campagna referendaria articolata, che pur nell'autonomia del comitato per l'articolo 18 e la scelta di alcuni soggetti a impegnarsi solo sui quesiti sul lavoro - come è il caso di Fiom e di "Lavoro Società -Cambiare rotta", quest'ultima rappresentata ieri da Giampaolo Patta - vede diverse realtà farsi carico di tutti e sei i quesiti. «I referendum - invita infatti Franco Russo del Roma Social forum - si devono sostenere l'un con l'altro». Stessa posizione espressa con determinazione da Cobas e da Sin. Cobas.

Angela Azzaro

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