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Addio compagne

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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Il logo della campagna di tesseramento del prc 2010 è una scarpa col tacco a spillo

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(Memoria e progetto)

Sulla linea politica del Partito della Rifondazione Comunista

odg proposto al Comitato Politico Nazionale del Prc cdel 6-7 marzo

(18 Marzo 2004)

L’avallo da parte del centro dell’Ulivo alla continuità della spedizione coloniale in Irak; la proposta anti-operaia della Margherita sulle pensioni e sulle gabbie salariali con ampia convergenza della maggioranza Ds e con l’aperto sostegno di Romano Prodi; la difesa di Bankitalia e delle grandi banche da parte del centro dell’Ulivo in relazione alla vicenda Parmalat; la denuncia degli scioperi degli autoferrotranvieri come “gravi e inaccettabili” da parte di Rutelli e Treu; la costituzione di parte civile contro il movimento da parte della giunta di centrosinistra a Genova…

Ogni giorno, ogni accadimento politico, conferma una volta di più che il centro liberale dell’Ulivo (Margherita, maggioranza Ds, Sdi) non esprime semplicemente “idee diverse” ma gli interessi del grande capitale e della grande finanza contro tutte le rivendicazioni del mondo del lavoro e tutte le ragioni di fondo dei movimenti di questi anni. Non esprime semplicemente “un’opposizione inadeguata” ma l’opposizione liberale, l’opposizione di ambienti sociali dominanti che vogliono sì rimpiazzare Berlusconi ma dal versante dei propri interessi, contro i lavoratori e contro i movimenti. E che per questo contrastano ogni mobilitazione di massa contro il governo e il padronato, a tutto vantaggio di Berlusconi.

Inoltre proprio la subordinazione delle direzioni del movimento operaio alle forze del centro liberale –schierate a difesa dell’Euro e delle banche- regala di fatto a Berlusconi uno spazio insperato di demagogia populista presso settori di risparmiatori e di lavoro dipendente contro “il partito dei poteri forti”. Quindi non solo non aiuta l’allargamento del blocco sociale alternativo, ma rischia di favorire la ricomposizione di un blocco sociale reazionario.

Infine, proprio la prospettiva di recupero di un quadro stabile di concertazione con un futuro governo dell’Ulivo spinge già oggi la burocrazia dirigente della Cgil a contenere le spinte e le lotte dei movimenti, a privarle di una vera piattaforma unificante, a disperdere le loro nuove potenzialità. Consentendo così, obiettivamente, a un traballante governo Berlusconi di prendere fiato e continuare a colpire i lavoratori.

IL FALLIMENTO DI UNA IMPOSTAZIONE POLITICA

Il nostro partito prende atto di questa realtà complessiva.

Tutta l’impostazione dell’ultimo anno della maggioranza dirigente, secondo cui il movimento e i movimenti avrebbero spostato il centro liberale dell’Ulivo e così consentito un governo comune Ulivo-Prc, è stata radicalmente smentita. L’Ulivo ha incassato e lodato la nostra svolta di governo senza concedere neppure la finzione di una concessione formale. Un anno di commissioni programmatiche comuni Ulivo-Prc finalizzate all’elaborazione del programma di governo ha avuto come unico effetto il progressivo coinvolgimento del nostro partito in una prospettiva politica borghese liberale.

Questa situazione va immediatamente e definitivamente superata. Continuare a chiedere al centro liberale una “seria opposizione” con lettere aperte e dichiarazioni giornalistiche significa solo prendere tempo e perpetuare l’equivoco. Peggio: significa continuare ad alimentare l’illusione tra i lavoratori, nei movimenti, nel nostro stesso partito circa una possibile rettifica di linea e un “ravvedimento” dei portavoce dei banchieri, italiani ed europei. Significa continuare a ignorare l’esperienza per tenere aperta una prospettiva di governo sempre più insostenibile e inaccettabile. Più in generale, e soprattutto, significa di fatto aiutare la borghesia italiana ad assorbire e subordinare i movimenti entro l’orbita della propria alternanza, privandoli di un orizzonte autonomo e alternativo. Peraltro non è un caso che la svolta di governo del nostro partito abbia incontrato e incontri il plauso della stampa liberale e del centro liberale dell’Ulivo e, parallelamente, il dissenso dei settori di avanguardia in tutti i movimenti di massa (no-global inclusi).

ROMPERE COL CENTRO DELL’ULIVO. CACCIARE BERLUSCONI DAL VERSANTE DEI LAVORATORI

Il Cpn sancisce allora una svolta vera.

Revoca la prospettiva di un ingresso del Prc in un secondo governo Prodi.

Dichiara decadute le commissioni programmatiche comuni tra Prc e Ulivo.

E avanza sul campo una nuova proposta politica rivolta all’insieme del movimento operaio, dei movimenti di massa e delle loro organizzazioni politiche, sindacali, associative, per una comune rottura col centro liberale e per la definizione di un piano unitario di mobilitazione indipendente finalizzato a cacciare Berlusconi dal versante delle ragioni dei lavoratori e dei movimenti di massa.

“O ci si schiera con gli scioperi operai, con la mobilitazione per il ritiro delle truppe, con il movimento antiglobalizzazione, o ci si schiera con i difensori dei banchieri amici di Parmalat”: ogni forza politica o sindacale che fa formalmente riferimento ai movimenti deve essere posta pubblicamente di fronte a questa alternativa di fondo. O di qua, o di là. In mezzo non si può stare.

In questo quadro, grazie al pieno recupero della propria indipendenza dall’Ulivo, il nostro partito propone all’insieme dei movimenti e delle loro rappresentanze l’apertura di una vertenza generale unificante contro governo e padronato su rivendicazioni comuni e di svolta: un forte aumento salariale per tutto il mondo del lavoro; il ritorno pieno alla previdenza pubblica a ripartizione, con l’abrogazione dei piani pensionistici governativi ma anche della controriforma Dini e della logica dei fondi pensione; l’abrogazione delle leggi di precariato a partire dal “pacchetto Treu” sino alla Legge 30; un vero salario garantito ai disoccupati senza contropartite di flessibilità; la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende in crisi, che licenziano e/o che frodano lavoratori e risparmiatori.

Ovunque va avanzato un concetto di fondo: alla crisi del capitalismo italiano e delle sue classi dirigenti non si può rispondere con un compromesso di governo con quelle classi dirigenti (se non al prezzo di una nuova stagione di subordinazione agli interessi dominanti, di pace sociale, di arretramenti e rinunce). Alla crisi del capitalismo italiano e delle sue classi dirigenti si può e si deve rispondere con un progetto di alternativa anticapitalistica e di classe. Che punti a rimuovere le vecchie classi dominanti e i loro governi e a realizzare un governo dei lavoratori, delle lavoratrici, delle masse oppresse di questo Paese. Perché questa è l’unica vera alternativa.

PER LO SCIOPERO GENERALE PROLUNGATO

Su queste basi il Prc chiede alla Cgil una svolta di fondo della propria linea. Le chiede di rompere definitivamente con ogni pratica e prospettiva di concertazione; rompere ogni sudditanza politica e sociale al centrosinistra; far propria e sostenere sino in fondo la vertenza generale unificante contro governo e padronato, superando la logica di azioni simboliche e “di calendario”, e promuovendo invece uno sciopero generale prolungato sino alla sconfitta del governo e alla sua cacciata. Uno sciopero che può e deve coinvolgere unitariamente tutto il sindacalismo di classe.

L’esperienza ha infatti insegnato che azioni simboliche e rituali sono del tutto inefficaci, e che invece la lotta vera, l’azione prolungata che rompe le regole del gioco, non solo è possibile ma è l’unica che può strappare risultati. Per questo il nostro partito impegna tutte le sue forze e i suoi militanti in ogni movimento e in ogni organizzazione di massa a sostenere la proposta dello sciopero prolungato e a farne terreno di battaglia politica aperta. A partire dall’imminente assemblea nazionale sindacale del 10 marzo.

PRIMA E DOPO IL 20 MARZO: PER IL RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE. PER IL DIRITTO DI RESISTENZA E SOLLEVAZIONE DEL POPOLO IRAKENO

Parallelamente il Prc assume la parola d’ordine del ritiro immediato e incondizionato delle truppe italiane dall’Irak come parola d’ordine di iniziativa di massa permanente in vista della importante manifestazione del 20 marzo e dopo di essa. Superando parallelamente ogni neutralità pacifista tra l’imperialismo occupante e un popolo oppresso, e quindi sostenendo apertamente il diritto di resistenza e sollevazione di massa del popolo irakeno contro l’occupazione imperialista –inclusa quella italiana- e il relativo patrocinio Onu. Ciò che oggi rivendichiamo in Irak non è “la pace”. E’ la liberazione del popolo irakeno, attraverso la sua azione di massa, entro una chiara prospettiva socialista. Ciò che è anche condizione decisiva per un proprio autonomo giudizio sulle forze dirigenti della resistenza attuale e nella lotta per un’egemonia alternativa a quelle forze.

LA CENTRALITA’ DELLA LOTTA ALL’IMPERIALISMO

Più in generale va superata la visione della coppia guerra-terrorismo come schema interpretativo della situazione mondiale. Questa visione è falsa analiticamente e politicamente deviante. E’ falsa sul piano dell’analisi perché astrae totalmente dalla natura sociale e politica delle forze in campo sullo scenario internazionale, rimuovendo la nozione e la centralità dell’imperialismo. E’ deviante dal punto di vista politico perché si risolve nel “criticare” la guerra come “metodo sbagliato” di lotta al terrorismo invece di criticare il terrorismo come metodo sbagliato di lotta contro la guerra. E soprattutto perché rischia di avallare quella mistificazione dominante, cara all’imperialismo, che riduce a “terrorismo” tutte le forme di resistenza popolare, di sollevazione, di rivoluzione contro l’oppressione. Ciò che è inammissibile per i comunisti.

NONVIOLENZA: UN’IDEOLOGIA SUBALTERNA

In questo quadro il Cpn esprime una critica di fondo della svolta identitaria della nonviolenza promossa dalla Segreteria nazionale del partito. L’assunzione del principio della nonviolenza non solo contrasta con la lunga storia delle classi subalterne e dei popoli oppressi nella lotta per la propria emancipazione. Non solo contrasta, qui e ora, con la cruda materialità di una situazione mondiale segnata dal monopolio della violenza del capitalismo e dell’imperialismo. Ma rimuove, strategicamente, la questione stessa della forza delle classi subalterne come leva anticapitalista e quindi il tema stesso della rivoluzione, dell’alternativa di società e di potere. A vantaggio, ancora una volta, di una prospettiva di alternanza di governo con i liberali all’interno della società borghese.

Su questo terreno teorico-identitario, il Cpn dà mandato alla Direzione del partito di istruire un vero confronto paritario tra le diverse posizioni espresse, superando sia la pratica dell’annuncio mediatico, sia la presentazione di legittimi convegni di componente come “luoghi di ricerca” del partito (come nel caso del recente convegno di Venezia).

Più in generale la necessaria verifica complessiva di linea politica e strategica impone tanto più oggi l’urgenza di un congresso straordinario del nostro partito.

Marco Ferrando
Franco Grisolia
Matteo Malerba
Francesco Ricci

Fonte

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