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Gugliotta

Si apre una finestra sui metodi della polizia italiana

(14 Maggio 2010) Enzo Apicella
I TG trasmettono l'intervista a Stefano Gugliotta, che porta i segni del pestaggio immotivato da parte della polizia

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I minuti più lunghi della mia vita. Perché domando giustizia!

Lunedì 14 giugno 2004, alle ore 8.45, Palazzo di Giustizia di Bruxelles, 50.esima camera penale.

(10 Giugno 2004)

Piovono i colpi. Mi hanno ammanettato e gettato sul pavimento della camionetta. Mi sono impossibili i movimenti. Il primo comincia a picchiarmi sulla testa. Con molta violenza. Colpi regolari, incessanti. Portati in modo caratteristico: pugno serrato, a falangi piatte. Più tardi potrò comprendere: si insegna loro come causare molto dolore senza lasciare tracce. Inizia anche l’altro e mi sferra con i piedi dei colpi terribili nel ventre e alle costole. Urlo dal dolore: " Fermatevi, ve ne prego!" Ma loro continuano con maggior lena. "Sporco anarchico, vedi cosa ti tocca per aver voluto manifestare! Ecco, non ci sono più telecamere? Sicuro, è proprio giusto, questo ci va bene! " Sono scatenati. Sono terrorizzato, mi sto dicendo che ne uscirò morto o infermo. Questo pestaggio andrà avanti per tutto il tempo del tragitto che mi condurrà al commissariato. I minuti più lunghi della mia esistenza.
Al commissariato, dovrò reclamare per tanto tempo prima di essere condotto alla fine all’ospedale. Quattro costole fratturate, contusioni multiple, stato di choc. Molte settimane inchiodato ad una poltrona.
Lunedì prossimo, 14 giugno 2004, cinque anni più tardi, loro compariranno finalmente davanti al tribunale penale di Bruxelles, per " colpi e lesioni " e
" arresto arbitrario ".

Bruxelles: divieto generale di manifestare contro la guerra.

Flash-back. Queste violenze sono successe il 3 aprile 1999. Dieci giorni prima, la Nato aveva iniziato a bombardare la Jugoslavia. Con qualche compagno, avevo presentato la richiesta per manifestare nelle vicinanze della sede della Nato. Il borgomastro liberale di Bruxelles, De Donnéa, emette un’ordinanza da imbecilli. Proibisce qualsiasi manifestazione a Bruxelles in favore della pace. Non importa dove, non importa quando. Violazione evidente della Costituzione e della libertà di manifestare le proprie opinioni.
Immediatamente, noi inoltriamo un ricorso al Consiglio di Stato, che, con procedura di urgenza, annulla la decisione del borgomastro. Manifestazione autorizzata !
Non tollerando questo, il borgomastro riprende immediatamente la stessa ordinanza e, con l’appoggio del Ministro dell’Interno Vanden Bossche, invia sul posto centinaia di poliziotti, autopompe, blindati e un elicottero. La violenza poliziesca sarà incredibile: 141 persone arrestate, numerosi i feriti. Arrestati perfino giornalisti e fotografi. Silenzio, …si picchia !
Sembrava che la Nato bombardasse la Jugoslavia per portarle la democrazia. L’esempio fornito a Bruxelles non era troppo convincente !
Come organizzatore della manifestazione, sono il primo ad essere arrestato. Con una brutalità estrema e gratuita: non era avvenuto e non sarebbe avvenuto alcun incidente, a parte le violenze della polizia. In modo manifesto, si vedeva che erano state impartite istruzioni per intimidire chiunque avrebbe protestato contro la guerra. E per mettermi fuori gioco. Alcuni testimoni avevano inteso dire da poliziotti: "Eccolo là, il giornalista !" (Che è la mia professione).
Avevamo ben ragione di protestare, era proprio una sporca guerra.

Per fortuna, le diverse televisioni del Belgio avevano dato buona copertura all’avvenimento. Immagini impressionanti avevano mostrato la brutalità poliziesca. E l’indignazione generale ha immediatamente costretto il borgomastro a ritornare sulle sue decisioni. In seguito le manifestazioni sono state autorizzate.
Gli innumerevoli messaggi di solidarietà mi hanno permesso di superare lo choc. Ed anche, il fatto di riprendere a poco a poco la mia attività in favore della pace. Agire aiuta molto. Dopo essermi sufficientemente ristabilito, sono partito per la Jugoslavia con 15 Belgi, durante i bombardamenti, in modo da testimoniare le devastazioni della " guerra pulita " della Nato.
Sul posto, abbiamo potuto verificare come era giusto manifestare contro questa guerra…
La Nato bombardava ponti, fabbriche, infrastrutture elettriche civili, stabilimenti televisivi, colonne di profughi, l’ambasciata di Cina…Evidenti crimini di guerra!
La Nato bombardava importanti installazioni petrolchimiche, con tutte le conseguenze per la salute delle popolazioni…Evidenti crimini di guerra!
La Nato utilizzava armi all’uranio che hanno provocato un’esplosione di malattie da tumori e leucemie fra le popolazioni civili…Evidenti crimini di guerra!
La Nato faceva uso sui mercati e sui posti pubblici di bombe a frammentazione, che si disperdevano in tante altre piccole bombe a ritardo, che ammazzavano o mutilavano i bambini che le scambiavano per giocattoli… Evidenti crimini di guerra!

Il diritto di mentire, non il diritto di rispondere?

In breve, ben prima di Bush, gli Stati Uniti, ma anche l’Europa, avevano violato sistematicamente la Carta dell’ONU (interdizione al ricorso alla guerra) e le Convenzioni di Ginevra (interdizione all’aggressione di civili). Tutti quei governi europei, oggi tanto virtuosi a fronte di Bush, hanno curato che i manifestanti per la pace siano marginalizzati, censurati, demonizzati, se non addirittura aggrediti.
Ma oggi il bilancio di questa guerra è negativo in modo così schiacciante che tutti possono vedere come fosse giusto ed importante difendere il diritto a manifestare. Dato che, dopo cinque anni, il Kosovo è sottoposto a pulizia etnica, al terrore delle milizie dell’UCK, sotto la protezione degli USA. Un terrore che d’altronde colpisce anche tanti Albanesi. Oggi il Kosovo è una terra senza diritto, senza legge, senza giustizia. La mafia, con la quale gli Stati Uniti "hanno fatto un matrimonio di convenienza", secondo un esperto canadese, ha fatto di questa provincia il centro nevralgico dei traffici di droga, di armi e della prostituzione verso l’Europa. Per di più, come è stato confermato da Amnesty, le basi Nato hanno sviluppato un traffico enorme di schiave sessuali. Il vero scopo era quello di installare un’imponente base militare USA, Camp Bondsteel, sul tracciato del progetto USA di oleodotto attraverso i Balcani. Con in più piste per bombardieri!

All’epoca di questa guerra, condotta per conseguire obiettivi economici e strategici occulti, spacciata all’opinione pubblica sotto pretesti umanitari e tramite menzogne diffuse dai mezzi di informazione, che non si aveva diritto di mettere in dubbio, a quest’epoca non stava bene organizzare manifestazioni per la pace.
A Parigi, un professore serbo della Sorbona, organizzatore di un grande raduno in favore della pace, veniva assassinato sul pianerottolo della sua abitazione. Due mesi più tardi, in Kosovo, un’altra personalità attiva contro la Nato, il giornalista Daniel Schiffer, sfuggirà per miracolo ad un bombardamento mirato dell’aviazione USA contro la sua vettura. Il conducente e un altro giornalista verranno uccisi. Lui se la caverà miracolosamente. A quei tempi non era proprio salutare manifestare…

Dei poliziotti "sotto protezione"?

Ecco perché oggi io reclamo giustizia! Pretendo il diritto di continuare a manifestare contro queste guerre ingiuste. Bush ha promesso di accumulare per noi le risorse altrui, solo la resistenza dei popoli, Iracheno e altri, gli ha impedito di agire più velocemente. Ma quello che la Francia sta facendo in Africa non è molto di più 'umanitario' e non ispira più fiducia dell’uso che verrà fatto dell’Euro-Esercito in preparazione. Un Euro-Esercito per nulla difensivo, che si ripromette di intervenire in Medio Oriente, in Congo e in altre parti. Sulla guerra contro la Jugoslavia, ciascuno aveva il diritto di avere la propria opinione, e all’epoca le opinioni erano molteplici. Ma il diritto a manifestarle è un diritto fondamentale.
Perciò reclamo giustizia. Non solamente contro quei due poliziotti che mi hanno aggredito, ma anche contro chi li comandava, il borgomastro di Bruxelles e il capo della polizia. Perché, delle due cose l’una: o ben che i poliziotti hanno violato le loro consegne o ben che loro hanno agito secondo istruzioni. Se hanno violato le consegne, il loro comandante, il borgomastro di Bruxelles, avrebbe dovuto biasimarli, sottoporli a sanzioni e ritirarli dalla pubblica via perché pericolosi. E se questo borgomastro De Donnéa avesse avuto un briciolo di umanità o di buona educazione, poteva essere che si fosse scusato o almeno che si fosse procurato mie notizie? Invece non ha fatto nulla di tutto questo. Ha solo protetto i suoi gendarmi brutali.
D’altro canto la Procura della Repubblica si è dimostrata più che indulgente nei riguardi di questi due picchiatori. E per di più, il giudice istruttore Collignon riteneva impossibile identificarli. Formidabile! Sono effettuati degli arresti, sotto gli occhi delle telecamere, con dozzine di testimoni, con processi verbali e non esiste alcun modo per rintracciare questi poliziotti ? Andando avanti, pretendeva di non potere determinare il momento preciso in cui ero stato bastonato, e perciò di non poter perseguire questi poliziotti. Altra stupidaggine! Io entro integro in una camionetta, davanti a telecamere e a dozzine di testimoni, ne esco con quattro costole rotte, e il giudice Collignon non capisce quando questo è potuto avvenire? Incompetenza o volontà mossa da malafede?

In nome di tutte le vittime di "errori"

Fortunatamente, i miei avvocati, i Professori Jan Fermon e Selma Benkhelifa, si sono battuti punto su punto. Grazie a loro, ho potuto finalmente essere messo a confronto con i miei aggressori nei locali delle inchieste sulle polizie. Loro continuano sempre a mentire, ma le loro dichiarazioni sono piene di contraddizioni e questo illuminerà l’udienza. Il dossier nei loro confronti è schiacciante.
Comunque, io voglio battermi anche per tutti coloro che sono vittime senza nome delle violenze poliziesche. In particolare nella Città di Bruxelles. Alcune associazioni per i diritti dell’uomo hanno già sottolineato come sia difficile portare in giudizio dei poliziotti brutali. Le vittime di arresti arbitrari, di bastonature gratuite, di dimostrazioni da cow-boys generalmente non hanno le mie " possibilità ". Quando succede a loro questo, non ci sono telecamere. Anche per tutti costoro io reclamo giustizia!
Il diritto a mentire, il diritto a colpire, il diritto ad arrestare arbitrariamente, il diritto ad impedire di manifestare, il diritto all’impunità? È fuori questione accettarli!

L'udienza avrà luogo lunedì 14 giugno, alle ore 8.45, al Palazzo di Giustizia di Bruxelles, presso la 50.esima camera penale. Quelli che possono rendersi liberi, sono i benvenuti. Io penso che oggi sia importante mobilitarci insieme per fare rispettare e garantire le nostre libertà politiche di domani.


Michel Collon, giornalista e scrittore belga, particolarmente attento ai
meccanismi di mistificazione dei media e della disinformazione, e impegnato nello smascheramento delle média-menzogne, ha pubblicato Attention médias!(1992), Poker menteur (dedicato ad un'analisi delle guerre in Jugoslavia, 1998), Monopoly: L'Otan à la conquête du monde (2000).
Sulla Jugoslavia ha girato anche i film “Sous les bombes de l'Otan” e “I dannati del Kosovo”. "I dannati del Kosovo": questo film è il frutto della collaborazione fra Vanessa Stojilkovic, regista, e Michel Collon.
Vanessa Stojilkovic, venticinque anni, ha perso diversi membri della sua famiglia durante la guerra e si è impegnata nel montaggio del film, soprattutto per raccontare una verità oggi taciuta dai media.

Michel Collon – michel.collon@skynet.be

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