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In soccorso alla popolazione civile

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Libia, Amnesty: basta con le condanne a morte

(3 Agosto 2013)

Si teme un'ondata di esecuzioni nei prossimi mesi. Tra coloro che rischiano di piu' la pena di morte c'e' anche Saif al Islam, il figlio di Muammar Ghaddafi

libiamnesty

della redazione

Roma, 3 agosto 2013, Nena News - Centinaia di soldati e sostenitori del colonnello Muammar al-Gheddafi, linciato nel 2011 nelle fasi finali della guerra civile in Libia, sono a rischio della pena di morte. Lo denuncia Amnesty International.

L'organizzazione per i Diritti Umani sottolinea in un comunicato il caso dell'ex ministro dell'istruzione Ahmad Ibrahim, condannato a morte dalla Corte d'Appello il 31 luglio, insieme ad altre cinque persone. Ibrahim era accusato di "incitamento alla discordia e alla guerra civile".

Migliaia di libici sono detenuti in relazione al conflitto nel 2011, compresi i membri delle forze di sicurezza di Gheddafi e altri lealisti del vecchio regime. Molti di loro saranno processati nei prossimi mesi e si temono condanne a morte di massa.

"Mentre le vittime di crimini di guerra e di violazioni dei diritti umani hanno il diritto di avere giustizia, allo stesso tempo la giustizia non deve trasformarsi in vendetta. I processi ai lealisti (di Gheddafi) sono un banco di prova per il sistema giudiziario della Libia", ha dichiarato Philip Luther, direttore per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.

"La pena di morte è l'estrema negazione dei diritti umani e non può mai essere giustificata, indipendentemente dal reato e dall'autore del reato. Questa sentenza (verso Ahmad Ibrahim) è una sconfitta per i diritti umani in Libia e mina le conquiste della società civile libica dopo la fine del regime di Gheddafi", ha aggiunto Luther.

Il 5 giugno un tribunale militare di Misurata ha condannato a morte due soldati accusati di aver aperto il fuoco in modo indiscriminato sui civili nel mese di aprile 2011. Lo scorso novembre di cinque soldati erano stato condannati a morte dal tribunale militare di Bengasi.

Tra i "lealisti" più importanti in attesa di processo figura il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam. La Libia ha impugnato una sentenza della Corte Penale internazionale (CPI)che intimava di consegnarlo alle autorita' giudiziare internazionali per presunti crimini contro l'umanità commessi nel 2011.

Amnesty sottolinea la sua preoccupazione circa i processi in corso in Libia, di dubbia giustizia ed equita'. Le detenzioni arbitrarie, aggiunge, sono all'ordine del giorno e sono frequenti le sparizioni di persone. L'uso della tortura nei centri di detenzione e' stato denunciato piu' volte. A cio' si aggiungono gli attacchi e le minacce alle istituzioni di Stato oltre che nei confronti di avvocati, giudici e pubblici ministeri.

Nena News

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