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Obamacare, salute precaria

(11 Novembre 2013)

Obamacare

Lunedì 11 Novembre 2013 00:00


Il primo mese dall’entrata in vigore di una delle componenti fondamentali della cosiddetta “riforma” del sistema sanitario americano del presidente Obama è stato segnato da infinite polemiche e imbarazzi per un’amministrazione democratica che ha visto crollare rapidamente ogni pretesa di promuovere la nuova legge come un passo avanti nell’offrire una copertura assicurativa accessibile e di qualità per decine di milioni di americani.

Il primo ottobre scorso ha aperto i battenti il sito web HealthCare.gov grazie al quale coloro che risultano sprovvisti di una polizza sanitaria e sono obbligati per legge ad acquistarne una dalle compagnie private, potrebbero in teoria scegliere la più adatta alle proprie esigenze mediche ed economiche tra un ventaglio di piani messi a disposizione (“Exchanges”).

Il sito è risultato in realtà un fiasco clamoroso che ha costretto il governo di Washington a correre ai ripari per limitare i danni di fronte alle critiche alimentate dai repubblicani e dagli altri oppositori della legge. Lo stesso Obama ha più volte affrontato la questione in pubblico per assicurare che le difficoltà iniziali sono da attribuire a questioni tecniche più o meno facilmente risolvibili.

Il Ministero della Salute (Department of Health and Human Services, HHS) ha finora cercato di occultare la gravità degli impedimenti del sito che stanno rendendo più che difficoltosi i tentativi di quegli americani che dovrebbero dimostrare di avere acquistato una polizza entro poche settimane. Perciò, non è dato sapere quanti utenti siano riusciti finora ad ottenere una copertura sanitaria in questo modo, anche se alcuni documenti ufficiali da poco resi noti hanno rivelato come nelle prime 24 ore dal lancio di HealthCare.gov solo 6 americani avevano visto andare a buona fine la procedura di acquisto.

Altre rivelazioni giornalistiche hanno poi messo in luce come la Casa Bianca fosse perfettamente al corrente dei problemi successivamente emersi, come conferma una comunicazione inviata a fine agosto da CGI Federal - la compagnia informatica che si è assicurata l’appalto del progetto per il valore di quasi 100 milioni di dollari - al Centro per i Servizi di Medicare e Medicaid, responsabile dell’implementazione di questa sezione della legge, per avvertire che il sito era pronto soltanto al 55%.

Ciononostante, l’amministrazione democratica ha deciso di far partire il progetto alla data prevista, soprattutto per evitare possibili nuove polemiche da parte dei repubblicani già impegnati ad attaccare la legge con iniziative al Congresso nell’ambito dello “shutdown” e dell’innalzamento del tetto del debito federale.

Successivamente, il presidente Obama è finito ancor più nella bufera dopo che le compagnie assicurative hanno iniziato a inviare lettere di rescissione delle polizze sanitarie già esistenti a milioni di clienti. L’inquilino della Casa Bianca è stato così accusato di avere mentito spudoratamente agli americani, quando in più occasioni aveva promesso che “chi era soddisfatto del proprio piano sanitario avrebbe potuto conservarlo”. Gli studi interni al governo nei mesi successivi al passaggio della “riforma” avevano infatti mostrato come tra il 40% e il 67% dei detentori di polizze di compagnie private avrebbero perso la loro copertura con l’entrata in vigore della nuova legge.

Le azioni in corso da parte delle grandi compagnie sono la diretta conseguenza di una disposizione contenuta nella “riforma sanitaria” (“Obamacare”) che impone ad ogni piano assicurativo di includere almeno dieci “servizi essenziali”, tra cui le cure per la maternità, il trasporto ad una struttura di pronto soccorso, gli esami di laboratorio e i farmaci prescritti dal proprio medico.

Dal momento che milioni di polizze già stipulate da coloro che acquistano individualmente la propria copertura sanitaria non contengono tutti questi servizi, le compagnie sono state costrette a rescinderle. Questa spiacevole sorpresa, secondo alcune stime, potrebbe riguardare fino all’80% dei 14 milioni di americani che non sono coperti da una polizza fornita dai loro datori di lavoro o da programmi pubblici.

Soprattutto, questi ultimi saranno obbligati ad acquistare una nuova polizza che rispetti gli standard di “Obamacare” pagando premi e costi vivi spesso molto più alti rispetto a quelli sostenuti finora. Molti altri, inoltre, non potranno nemmeno beneficiare dei sussidi federali previsti per l’acquisto di una nuova assicurazione sanitaria perché hanno un reddito considerato “troppo alto”, anche se si ritroveranno a dover pagare fino a centinaia di dollari in più al mese, talvolta per piani meno generosi.

Anche quanti rientrano invece nelle fasce di reddito che hanno diritto ai sussidi, potendo ottenere a volte un’assicurazione senza sborsare un solo dollaro, otterranno comunque piani di copertura ridotti all’osso e con spese consistenti in caso di necessità di cure o servizi non inclusi nelle polizze.

Come ha spiegato recentemente un articolo del Washington Post, i dieci “servizi essenziali” imposti da “Obamacare” determinano un aumento medio dei costi per le compagnie assicurative tra il 30% e il 50%. A ciò va aggiunto il fatto che esse non possono più escludere dalla copertura sanitaria coloro che hanno “condizioni pre-esistenti” di malattia, facendo lievitare ulteriormente i rischi e, dunque, anche i costi che verranno ovviamente scaricati sui loro clienti.

Come già ricordato, ad esclusione degli americani con redditi da fame, tutti sono obbligati ad acquistare una polizza assicurativa per non incorrere nel pagamento di una penale, così che le compagnie private si ritroveranno con decine di milioni di nuovi clienti e, oltretutto, senza significativi meccanismi di controllo sui premi da esigere.

Le difficoltà che sta incontrando l’amministrazione Obama in queste fasi di avvio della “riforma” approvata dal Congresso nel 2010 stanno inevitabilmente alimentando gli attacchi da destra dei repubblicani, i quali sfruttano politicamente una più che legittima avversione per la nuova legge sanitaria diffusa tra gli americani.

Soprattutto, però, le vicende di queste settimane confermano come “Obamacare” non abbia pressoché nulla a che vedere con il diritto ad una copertura sanitaria accessibile e di qualità per tutti gli americani.

La “riforma” voluta da Obama, infatti, non è altro che il risultato degli sforzi della classe politica e delle compagnie assicurative per ridurre i costi dell’assistenza sanitaria pubblica e privata, riducendo i servizi offerti ai cittadini e facendo aumentare i profitti delle stesse corporation che operano in questo settore.

Michele Paris - Altrenotizie

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