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Morire in Afghanistan

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Hollande rimette l'elmetto, pronto alla guerra in Repubblica centrafricana

(27 Novembre 2013)

Dopo il Mali, per la seconda volta in un anno, Parigi interviene in un'altra delle sue ex colonie annunciando il dispiegamento di almeno 1200 soldati.

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di Rita Plantera

Cape Town, 27 novembre 2013, Nena News - Dopo il Mali, la Francia si prepara a intervenire militarmente - per la seconda volta in un anno - in un'altra delle sue ex colonie dell'impero africano annunciando il dispiegamento di almeno 1200 soldati nella Repubblica centrafricana per un periodo di 6 mesi a sostegno dei battaglioni regionali dell'Unione africana (Ua) e della Comunità economica degli stati dell'Africa centrale (Eccas). Ad annunciarlo sono stati ieri i suoi Ministri della Difesa e degli Esteri Jean Yves Le Drian e Laurent Fabius. La notizia, confermata anche dal primo ministro della Repubblica centrafricana, Nicolas Tiangaye, era già nell'aria da settimane e a dare il via libero definitivo si attende ora solo l'investitura ufficiale dell'Onu la cui risoluzione è ormai in dirittura d'arrivo per la prossima settimana.

Circa dieci giorni fa era stato lo stesso Ban Ki-moon ad annunciare il dispiegamento di nuovi battaglioni e la possibilità di una ridistribuzione di quelli presenti nei Paesi vicini nel caso in cui la situazione fosse ulteriormente precipitata in tempi ancor più rapidi.

Tanto alti funzionari dell'Onu quanto i ministri francesi confermano una situazione «sull'orlo del genocidio». Secondo fonti Onu, nella sola zona di Bossangoa, una delle zone più colpite - circa 300 chilometri a nord della capitale Bangui - diverse centinaia di persone sono state uccise nelle prime due settimane di settembre. Mentre circa 460.000 - il 10% su una popolazione di 4,6 milioni di abitanti - hanno abbandonato le case, e più di un milione necessita di aiuti alimentari.

Due giorni fa il Vice Segretario Generale dell'Onu Jan Eliasson, parlando al Consiglio di sicurezza, aveva esplicitamente chiesto alla comunità internazionale interventi immediati a fronte di una situazione che sta «scivolando nel caos completo».

Senza sbocco sul mare, isolata ed estremamente povera, nonostante le sue riserve di oro, legname, uranio e diamanti di qualità gemma, la Repubblica Centrafricana è devastata da una spirale di violenze che da più di un decennio l'ha trascinata in un baratro infernale, una voragine che litanie di stupri, uccisioni, fame e quant'altro perpetuano giorno dopo giorno sotto gli occhi indifferenti sia dell'Occidente che delle economie emergenti.

Il Paese è piombato nell'anarchia più totale dopo la débâcle di Bangui a marzo scorso, quando i ribelli Seleka hanno rovesciato il Presidente François Bozizé e insediato al potere il leader della coalizione Michel Djotodia, formalmente insediatosi come Presidente ad interim nel mese di agosto con un mandato di transizione di 18 mesi.

Da allora, il dissolvimento di Seleka non è bastato ad arginare gli scontri con le milizie di autodifesa locali, i cosiddetti «anti- Balaka» o anti-machete, mentre i casi di esecuzioni sommarie, stupri e saccheggi ad opera dei combattenti ex Seleka ancora all'indomani del colpo di Stato hanno alimentato tensioni tra musulmani e cristiani nella ex colonia francese dove la popolazione è per l'80% cristiana. La situazione è già da tempo fuori controllo nella Repubblica Centrafricana, un tempo considerata la Cenerentola dell'ex impero coloniale francese in Africa poi diventata lo Stato fantasma dell'era postcoloniale dove la Francia conta un considerevole numero di interventi militari a difesa di non pochi interessi locali.

Nena News

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