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La pietà delle banche

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(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Trecento operai affollano l'assemblea nazionale: dopo l'aggressione a Fabio Zerbini, nessun passo indietro!

(21 Gennaio 2014)

trecoperai

La sala fa davvero fatica a contenere tutti. Arrivano da Bologna, Parma, Piacenza, Torino, Brescia, Bergamo, Genova e ovviamente, in massa, dalle fabbriche della logistica delle province di Milano, Varese, Lodi e Pavia.
Il pestaggio di Fabio Zerbini si é così trasformato in uno strumento per ribadire e rilanciare l'unità di classe che, in cinque anni di battaglie, ha consentito tante vittorie parziali ma, soprattutto, di aprire una breccia nel sistema di sfruttamento intensivo e caporalesco imperniato sulle cooperative del settore.

La rabbia per il pestaggio é forte e si respira ancora, ma è abbondantemente superata dalla voglia di non mollare il terreno di lotta, di guardare avanti con fiducia e determinazione, di definire con più precisione gli obiettivi sindacali e politici, di tracciare una prospettiva più generale.
L'imposizione generalizata del CCNL di categoria in tutte le fabbriche e in tutti i magazzini, e lo smantellamento del sistema delle cooperative sono i due punti cardine su cui, a stragrande maggioranza, l'assemblea approva la prospettiva immediata di costruzione di uno sciopero nazionale che riesca a travalicare i confini della categoria (i facchini) che finora ha segnato, in un isolamento pressochè totale, la traiettoria di lotta del S.I.Cobas.
Gli interventi di alcuni delegati metalmeccanici recentemente entrati nel sindacato, insieme alle notizie che vanno nella stessa direzione provenienti da Bologna e Modena, rappresentano il segnale che questa nuova tappa, probabilmente, è già cominciata.

Nessuno però ha cercato scorciatoie. Come emergeva dalle comunicazioni a caldo, nelle ore immediatamente successive al pestaggio: "La mano che ha colpito Fabio non è "cattiva" (e a pensarci bene non ha fatto nemmeno un gran danno) ma è piuttosto una rappresentazione evidente del fatto che il padronato (incluso i suoi servi, o sgherri, ovviamente) non trova, al momento, una soluzione concreta per sottrarsi all'azione operaia che ciomincia ad incalzarlo".

Ciò significa che le reazioni scomposte e/o repressive dei padroni, della mafia ad essi organica, e delle istituzioni borghesi, sono destinate a condizionare il percorso del sindacato che vogliamo: allargare costantemente l'azione di lotta e l'organizzazione di classe che la permette, crescere collettivamente nella coscienza che i destini di tutti i settori sociali colpiti dalla crisi, e che oggi non trovano risposte politiche adeguate, dipendono esattamente dalla capacità della classe operaia di porsi come punto di riferiemento complessivo, capace finalmente, e di nuovo, di tracciare un'alternativa concreta più generale all'attuale dominio di classe.

Per questo quindi, senza farsi prendere da facili entusiasmi, si è deciso di convocare, per mercoledì 22 gennaio alle 21 presso la sede milanese del SI.Cobas una riunione operativa di delegati sindacali e attivisti solidali capace di tracciare un percorso concreto che porti alla realizzazione dello sciopero nazionale deciso in assemblea.

20.1.2014

S.I. Cobas

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