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(14 Aprile 2011) Enzo Apicella
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FRANCE', I MIEI SOGNI NON LI DELEGO NEANCHE A TE!

(12 Agosto 2018)

pope bergoglio

Non sono un “boy”, tantomeno un tuo “boy”.
Tanti anni fa lo ero anch'io, e, con tanti “boy” come me, abbiamo sognato,
e sognato forte!
Adesso sogno ancora, magari un po' meno di allora.
Ma ti seguo, Francesco, pur non essendo un tuo fedele.

E vedere i miei sogni sui tuoi palchi, tradotti nel tuo linguaggio compassionevole, scippati da te, e dalla tua efficiente organizzazione, che riesce a “far sognare” insieme 70.000 giovani donne e uomini, mi fa star male.
D'altra parte, a parole, come darti torto.
E' vero, “i sogni dei giovani fanno paura agli adulti”....e al potere, mi permetto di aggiungere.
E' vero “forse si è smesso di rischiare per i propri sogni”.....come abbiamo fatto in tante e tanti, quando combattevamo.
E'vero “occorre rifiutare le vite da divano”......e da tastiera, aggiungerei.
E' vero “le pasticche bruciano i neuroni, e addormentano il cuore”.....come è successo a molti di noi, quando ci siamo “addormentati” per sempre con una siringa in vena, o ne siamo rimasti anestetizzati per sempre.

Insomma, a parole, e per adesso, sembra che le tue omelie, scusami ma un po' anestetizzanti pure loro, stiano vincendo.
L'apparenza sembra testimoniarlo, col “vostro” Circo Massimo pieno e le nostre sedi vuote, con voi che continuate a sognare e noi che non riusciamo neanche piu' a dormir bene.

Ma sai, Francesco, a guardar bene, oltre la crosta sociale, a guardar lontano, come anche tu sai fare, non tutto è scontato, e, per quanto mi riguarda, non tutto è perduto.
Anche la tua gloria è in crisi, come quella di tutti gli altri ayatollah del mondo.
Questo mondo, dopo avervi prodotto, vi sta corrodendo, rendendovi suerflui quando non superati, lucidando i vostri paradisi con i colori del denaro, togliendo spazio al tuo aldilà con la plastica di questo aldiquà.
E infatti tu stai correndo ai ripari, deeuropeizzando il tuo “soglio di Pietro” e andando a cercare i tuoi “soldati” negli altri mondi.
O riscoprendo, fin dal tuo nome, antiche mitologie sulla spoliazione dai beni terreni, rinnovando il vecchio imbroglio sulla “lode della povertà” e sul suo destino paradisiaco, post-mortem, naturalmente.

Ci vorrà tempo, Francesco, ma i nodi verranno al pettine.
Prima o poi, non avremo bisogno di “maestri”, né buoni né cattivi,
e forse nemmeno di te!

Anche noi “siamo qui”, guerriere e guerrieri forse un po' acciaccati,
pronti a riprendere a sognare.

Infedele, Pino

Pino ferroviere

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