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La XV assise discuterà sulla base di un documento unitario e tre tesi alternative

La Cgil vara la fase congressuale e intanto prosegue il confronto sui contratti con Cisl e Uil

(11 Settembre 2005)

Ricordate l'ultimatum lanciato da Pezzotta alla Cgil dal palco del quindicesimo congresso della Cisl a proposito dell'urgenza di definire un nuovo modello contrattuale? Il termine ultimo era la metà di settembre. Oggi i tre leader di Cgil, Cisl e Uil si incontreranno in un vertice informale allargato agli "sherpa", i membri delle commissioni che nel corso dell'ultimo anno hanno continuato a vedersi per preparare un testo "senza spigoli". Ma soprattutto, senza scadenze preordinate. «Perché - ha spiegato il segretario generale della Cgil Epifani in un'intervista pubblicata l'altro ieri sull'Unità - c'è bisogno di un confronto vero» con Cisl e Uil. «E' un lavoro che può richiedere una settimana o molti mesi - ha aggiunto - ma l'alternativa è la sostanziale paralisi dell'efficacia dell'azione contrattuale del sindacato. Perché abbiamo un problema sulle regole della democrazia, su come si convalidano gli accordi, su come si preparano le piattaforme, sulle funzioni del contratto nazionale, che per noi deve restare l'asse fondamentale anche se siamo decisi a valorizzare il secondo livello».

Di nuovi modelli la Cgil dovrà discuterne innanzitutto al congresso, previsto per i primi giorni di marzo. Ieri il Comitato direttivo nazionale ha dato il via formale alla fase congressuale varando l'unico documento congressuale a tesi, che sarà alla base della quindicesima assise. A fianco al documento ci saranno comunque tre tesi alternative, due di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, su "democrazia sindacale" e "contrattazione", e una di Gian Paolo Patta, sempre sulla democrazia (senza il dispositivo sul referendum).

Il Comitato direttivo ha eletto la Commissione di garanzia congressuale, composta da nove membri. Essendo un congresso a tesi con un documento unico, peraltro retto dal "patto dei 12 segretari", nella lista dei "garanti" non sono rappresentati gli esponenti delle varie minoranze che non si riconoscono nella grande coalizione di Epifani e Patta. Ieri, su questo punto c'è stata una forte polemica che ha visto come protagonista il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi. Proprio per evidenziare la discriminazione Cremaschi ha annunciato la formazione di un'area programmatica. L'area dovrebbe vedere la luce proprio nei prossimi giorni con una assemblea che si terrà a Bologna domani.

Sulla mancata estensione alle minoranze della Commissione di garanzia (chiesta anche da Rinaldini) si è consumata una prima verifica della "buone intenzioni" di Epifani, che nelle conclusioni aveva lasciato intendere una maggiore disponibilità. Il "patto dei 12" (un documento che congela paradossalmente gli assetti interni al congresso precedente), in sostanza, non dovrebbe essere inteso alla lettera per quel che riguarda l'attribuzione di un certo numero di delegati a questa o a quella tesi alternativa. Tutto è rimesso alla "buona volontà" della maggioranza? Ancora non ci sono indicazioni precise ed impegnative. Di certo c'è solo che ieri, sempre stando alle conclusioni di Epifani, è stato di fatto allentato quel legame tra "patto dei 12" e regolamento interno che in un primo momento era stato inteso, soprattutto da Patta, come la bussola nella formazione dei gruppi dirigenti. Il pronunciamento del segretario generale della Cgil che ha fatto andare su tutte le furie Patta, che di quel patto è stato il vero e proprio ispiratore. L'arrabbiatura è aumentata ancora di più quando Rinaldini ha annunciato l'intenzione di non voler applicare il "patto dei 12" alla Fiom.

Contro la Fiom, "Lavoro e Società" (o perlomeno quel che resta dopo le defezioni di alcuni personaggi come Giorgio Cremaschi e l'allontanamento di altri che potevano essere considerati simpatizzanti, come Dino Greco) ha accumulato molta ruggine. Prova ne sia la presentazione di una tesi sulla democrazia molto simile a quella di Rinaldini.

Liberazione 6 settembre 2005

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