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Sciopero degli investimenti ... Ricordando Paolo Giussani

(18 Gennaio 2020)

libro terzo capitale

Gli scorsi giorni, i quotidiani dettero risalto al calo della domanda di investimenti da parte delle imprese italiane. Sul Corsera (16 gennaio 2020, p. 30), l’articolo di Dario Di Vico sparava il titolo: Nuovo sciopero degli investimenti. E cresce la liquidità ferma in banca.

Una notizia già fredda (scontata) che trovava spazio grazie a un momento di calma di eventi eclatanti, di maggior visibilità tra lettori distratti. Eppure, forse, è quella la notizia che dovrebbe offrire la chiave di lettura degli eventi eclatanti: i venti di guerra che, dal Medio Oriente, lambiscono le spiagge del Mediterraneo...

Tre giorni prima, il 13 gennaio, moriva Paolo Giussani, dopo un anno di tribolazioni cliniche.

Ci eravamo conosciuti alla fine degli anni Ottanta. Ma già da un decennio, Paolo si era impegnato nella critica dell’economia politica, imboccando una strada poco popolare tra chi, allora, vedeva la rivoluzione alle porte. In pochi anni, quelle porte divennero sempre più strette e lontane. Via via veniva meno l’impegno «militante» che, solo, aveva dato fiato a ciò che, in realtà, era solo ideologia. E allora, per chi coltivava ancora la catartica speranza della rivoluzione, Paolo rappresentò una luce. Nella notte buia del riflusso, ci riconduceva alla marxiana/marxista critica dell’economia politica. Che noi, marxisti/marxiani, avevamo negletto. In religiosa attesa della parusia (la rivoluzione). Tra i punti dolenti, c’era la catastrofe, il CROLLO del capitale, con l’immarcescibile mistero della caduta tendenziale del saggio di profitto. Che ci angosciava con gli affanni che angosciano i cattolici quando affrontano il mistero dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine Santissima.

Paolo buttò nel cesso il vezzo, disgraziatamente ancora in voga, di citar versetti del Padre Fondatore. Ne seguiva l’esempio: fondare le ipotesi sulla ricerca empirica. Come Marx fece al British. Ricerca noiosa, che scoraggiava e scoraggia gli ideologi che si appagano della bella frase. Che lascia il tempo che trova.

La notizia dello sciopero degli investimenti mi riconduce ora agli studi di Paolo sulla crisi del modo di produzione capitalistico, i cui primi segnali si ebbero a metà degli anni Settanta. I capitali presero allora la via della speculazione finanziaria, abbandonando la via degli investimenti produttivi che non garantivano (e non garantiscono) tassi di profitto adeguati. I marxisti/marxiani, i pochi che avevano letto (male?) il Terzo libro del Capitale (di Marx), dissero che nulla era mutato... Dimenticando che il capitale è un perpetuum mobile. Finché domina e pervade ... lo stato di cose presente.

Certo, i rapporti con Paolo non erano facili. Mi trovai e mi trovo in dissenso su punti politicamente caldi. Ma devo convenire sulla sua capacità di fracassare i disgraziati luoghi comuni che ci incombono, come macigni.

17 gennaio 2020

Dino Erba

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