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Dignità operaia

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(9 Marzo 2012) Enzo Apicella
Oggi sciopero generale dei metalmeccanici convocato dalla Fiom e manifestazione nazionale a Roma

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(Per un sindacato di classe)

IL PERCORSO VERSO LA NECESSARIA RIORGANIZZAZIONE SINDACALE E CHE COSA LA CONTRASTA

(17 Novembre 2020)

DAL N. 405 DE IL PARTITO COMUNISTA

Il 27 settembre si è tenuta a Bologna la seconda Assemblea Nazionale dei Lavoratori Combattivi.

Un nostro compagno avrebbe dovuto tenere un discorso a nome del Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Autoconvocati per l’Unità della Classe (CLA), ma non è stato possibile essendo stato posto fra gli ultimi interventi, quando la platea era quasi vuota e il tempo per l’esposizione era stato ridotto da sette a soli tre minuti. L’intervento era stato però stampato e precedentemente distribuito ai circa trecento presenti. Sviluppava i punti accennati nell’articolo pubblicato sullo scorso numero di questo giornale, dedicato al Coordinamento nazionale dell’area di opposizione in Cgil “Riconquistiamo tutto”, tenutosi a Bologna domenica 12 settembre, che aveva deciso di non partecipare all’assemblea bolognese del 27, trovando l’opposizione di una minoranza di delegati.

La gran parte degli interventi dell’assemblea è oscillata fra due estremi: da un lato offrire mere testimonianze sulle condizioni di sfruttamento nei posti di lavoro; dall’altro trattare temi schiettamente politici e quasi per nulla sindacali. Entrambi perciò non hanno affrontato la questione dirimente: come raggiungere l’unità d’azione dei lavoratori – questo era la ragion d’essere dell’assemblea – che sostanzialmente ci si è limitati a invocare in termini quanto mai generici.

Per questo motivo il CLA ha promosso la sua assemblea nazionale tre settimane dopo – domenica 18 ottobre – ponendo al centro del documento di convocazione e della relazione introduttiva presentata da un nostro compagno il dibattito su tali questioni di merito, cercando di evitare tanto vuoti slanci retorici quanto misere polemiche, nella convinzione della forza dei nostri argomenti.

L’assemblea si è tenuta per la prima volta a Genova con una partecipazione – fra presenti e collegati on-line – di 60 lavoratori, alcuni dei quali erano per la prima volta partecipi a una iniziativa del CLA. Considerato che tale Coordinamento non si giova dell’appoggio di alcuna dirigenza sindacale l’esito è da considerarsi soddisfacente. Il CLA – che era stato presente alla manifestazione di Modena del 3 ottobre, indetta dal SI Cobas, con lo striscione e un volantino – ha confermato l’indicazione di voler collaborare con l’Assemblea dei Lavoratori Combattivi.

Da Bologna, il 27 settembre, era scaturita l’indicazione di dare all’Assemblea un carattere di organismo permanente e di organizzarla su base regionale. I nostri compagni hanno seguito le riunioni e l’attività a Torino, Milano, Roma, Mestre e a Genova. Quella più attiva è stata l’assemblea romana – con interventi in diverse mobilitazioni organizzate da altre forze sindacali – seguita da quella torinese. A Milano si è riunita una volta solo, l’11 ottobre.

Il quadro che emerge dalla nostra partecipazione a questo primo mese di attività delle Assemblee dei Lavoratori Combattivi locali è che continui a persistere una certa confusione fra “fronte unico sindacal-partitico” e “fronte unico sindacale di classe”. Ciò avviene sia invocando un generico “Fronte unico di classe” senza precisare se si tratti o meno di un fronte sindacale, sia confondendo il “Patto d’Azione per un Fronte Unico Anticapitalista” con la “Assemblea Lavoratori Combattivi”.

Un fronte sindacal-partitico non può che ridursi a un fronte politico – a un “piccolo mostriciattolo intergruppettaro”, come abbiamo scritto nel volantino distribuito alle manifestazioni di Roma e Milano del 24 ottobre e pubblicato in questo numero – giacché consolida nell’ambito sindacale le divisioni fra i diversi fronti dei partiti operai opportunisti.

Sicché, a esempio, ormai da tempo nel campo del sindacalismo conflittuale abbiamo da un lato il fronte sindacal-partitico promosso dai dirigenti del SI Cobas, dall’altro quello promosso dalla dirigenza dell’Usb, che per altro, in modo quanto mai significativo, sono accomunati dal porre al centro delle loro rivendicazioni quella riformista della “patrimoniale”.

La giustapposizione politicantesca di gruppi di orientamento divergente, nel tentativo di conseguire una unità fittizia, si presta al rischio di generare una accumulazione di posizioni opportuniste in cui la linea generale diventi la sommatoria di quanto di più conservatore si va delineando in termini di impostazioni riformiste in seno alle singole organizzazioni.

La prima Assemblea dei Lavoratori Combattivi si era tenuta a Bologna il 12 luglio, nella stessa sala – la sede del SI Cobas – in cui il giorno prima si era svolta la riunione nazionale del Patto d’Azione. Sul nostro giornale d’agosto, nell’articolo “Per una chiara distinzione fra organi sindacali e politici”, l’avevamo criticata come volta a «dare una verniciata sindacale a un fronte di gruppi partitici».

Nelle settimane successive però i militanti sindacali dei gruppi politici aderenti al Patto d’Azione hanno accettato di distinguere l’Assemblea da quest’ultimo, caratterizzandola in senso più marcatamente sindacale e come organismo composto da soli lavoratori, in vista della sua seconda edizione il 27 settembre a Bologna.

Per questo, nel giornale di settembre, scrivemmo: «Sarebbe un importante passo in avanti se da questa assemblea nascesse un organismo che ne mantenesse il carattere d’esser costituito solo da lavoratori. Resterebbe la questione fondamentale del rapporto con le altre organizzazioni del sindacalismo conflittuale ma verrebbe la pena battersi all’interno di tale organismo contro le sue errate impostazioni» (“Per una chiara distinzione fra organi sindacali e politici”).

Dato però che i militanti sindacali dei gruppi politici aderenti al Patto d’Azione, in ragione del loro opportunismo, equivocano sulla distinzione fra organismi sindacali e politici, confondere o quanto meno eludono la questione della incompatibilità fra i due piani e organismi – l’Assemblea Lavoratori Combattivi e il Patto d’Azione – affinché la prima resti sotto controllo del secondo, divenendo una sua sorta di appendice sindacale.

Per diversi militanti sindacali la distinzione fra i due ambiti e movimenti non è affatto chiara, come è emerso dai loro interventi all’assemblea bolognese del 27, in cui chiamavano indifferentemente l’uno col nome dell’altra. Una confusione alimentata almeno da una parte dei dirigenti sindacali che aderiscono al Patto d’Azione.

Manifestazione esemplare di questa voluta confusione è stata il comunicato nazionale del SI Cobas del 27 ottobre scorso. L’assemblea del 27 settembre si era conclusa con una mozione finale che ne definiva il carattere permanente e fissava una prima giornata di mobilitazione per sabato 24 ottobre. Il comunicato nazionale del SI Cobas che tre giorni dopo commentava l’esito della giornata dichiarava: «Lo sciopero generale della logistica di venerdì scorso e le manifestazioni del giorno seguente indette dal Patto d’azione per un fronte unico anticapitalista hanno...». Quindi i dirigenti nazionali del SI Cobas hanno intestato in capo al Patto d’Azione una mobilitazione stabilita dall’Assemblea Lavoratori Combattivi, esautorandola dalle sue decisioni.

Da questo quadro emerge la necessità e l’indicazione – affinché l’Assemblea Lavoratori Combattivi divenga effettivamente un organismo utile all’unione delle lotte operaie al di sopra delle divisioni aziendali, di categoria e fra sigle sindacali – di battersi per una sua chiara distinzione dal Patto d’Azione, richiedendo di fare chiarezza in tal senso ai militanti e ai dirigenti sindacali che fanno parte di entrambi gli organismi e pretendendo che questi si dotino di strumenti di funzionamento – a cominciare da quelli per la comunicazione interna quali a esempio le mailing-list – indipendenti e separati.

Da una riunione dei primi di novembre del “tavolo di presidenza dell’assemblea nazionale del 27 settembre a Bologna” – il gruppo dirigente dell’Assemblea Nazionale Lavoratori Combattivi – è scaturita una indicazione nel senso da noi auspicato, che però a oggi non è divenuta ancora una presa di posizione pubblica ma ha mantenuto il carattere di comunicazione interna.

Un fatto positivo ma è certo – come visto si è già palesato – che non pochi, anche dirigenti, non sono d’accordo e che vi è una battaglia politico-sindacale da condurre affinché tale indicazione divenga pubblica, effettiva, si imponga e venga difesa.

I nostri compagni sin dal principio, come si evince dai documenti a cui qui facciamo riferimento, si sono attestati su questa indicazione, che si inserisce nella battaglia per la riorganizzazione sindacale della classe operaia.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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