il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Italiani!

Italiani

(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

La lotta per il Partito, ieri e oggi

(14 Dicembre 2020)

Umberto Terracini

Umberto Terracini

La formazione del Partito comunista in Italia ha attraversato alcune fasi preparatorie, che portarono il 21 gennaio 1921, alla fondazione del Partito al Teatro San Marco di Livorno.

Negli anni 1919-20 la posizione politica che ne ostacolò la formazione fu quella, centrista e opportunista, del segretario del Partito Socialista Giacinto Menotti Serrati e della corrente massimalista da lui diretta. La posizione di Serrati era lontanissima da quella marxista e rivoluzionaria di Lenin sulla situazione rivoluzionaria esistente in Italia e sulla necessità che anche nel nostro paese nascesse, in tempi brevi, un Partito comunista.

“Il compito del Partito socialista – scriveva Serrati nella sua rivista “Comunismo” – non è, secondome, tanto quello di condurre folle in piazza, come pensano i romantici delle barricate, quanto di approntare tutte le forze dell'assestamento socialista, indispensabili per consolidare il nuovo regime e renderne possibile il definitivo trionfo. Noi abbiamo una fitta rete di Sezioni, di Sindacati, di cooperative. Possiamo, senza tema di esagerazione, affermare che gran parte dell'Italia, che l'Italia operaia e proletaria è con noi”.

Lo sviluppo del PSI si accompagnava alla sua incapacità a svolgere la funzione di partito politico rivoluzionario della classe operaia e al rifiuto di applicare le decisioni dell’Internazionale comunista.

In un acuto articolo, Lenin criticò l'incoerenza e l'opportunismo di Serrati che temeva la distruzione di sindacati e cooperative, spiegando che la rivoluzione non può essere preparata avendo nel partito elementi che la sabotano, come i Turati, i Treves e i Modigliani. Bisognava fare un passo a sinistra, non a destra.

Gramsci, in una riunione dei socialisti torinesi tenutasi – alla presenza dello stesso Serrati – nel novembre 1920, gli disse risolutamente: “L'adesione alla III Internazionale deve essere senza condizioni e senza riserve. È necessaria la costituzione di un Partito comunista che obbedisca a una disciplina internazionale. Non è necessario essere in molti. Trentamila soci del PC russo sono bastati per condurre alla vittoria la rivoluzione, perché quel partito era compatto, sapeva ciò che voleva”.

I tempi incalzavano. In una conferenza che si tenne a Milano il 15 ottobre 1920 si costituì la frazione comunista nel Partito Socialista Italiano. Il Manifesto di Milano venne firmato da Bordiga, Fortichiari, Bombacci, Gramsci, Misiano, Polano e Terracini. Bordiga fu il principale organizzatore della frazione, e per questo rinunciò al suo pregiudiziale astensionismo parlamentare, così come Gramsci superò le incertezze e le ambiguità del suo originario consiliarismo.

Il 28 novembre 1920 si tenne a Imola un secondo convegno di comunisti, al quale parteciparono non solo i gruppi organizzati intorno alle due riviste Il Soviet e l'Ordine Nuovo, ma una terza componente che si raccolse intorno a Marabini e Gennari e alla quale parteciparono il sindacalista ferroviere Spartaco Lavagnini, l'operaio tornitore Ilio Barontini e altri.

Imola rappresentò la seconda tappa del percorso che portò, da ultimo, alla fondazione del Partito comunista d'Italia. Il convegno approvò una mozione finale che espresse la raggiunta unità dei partecipanti sulla necessità non solo di espellere dal partito riformisti come Turati, Treves e Modigliani, ma anche di giungere a una rottura rivoluzionaria con l'opportunismo centrista della direzione serratiana. Il convegno elesse un Comitato centrale della frazione, di cui fecero parte Bordiga, Gramsci, Terracini, Misiano, Bombacci, i milanesi Reposi e Fortichiari, e il giovane Polano segretario della Gioventù Socialista.

Il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano si aprì il 15 gennaio 1921 nella città di Livorno al Teatro Goldoni, con la presenza dei compagni Kabakchiev e Rakosi dell'Internazionale comunista. Il dibattito, molto acceso, si svolse per una settimana, dal 15 al 21 gennaio. Bordiga e Terracini presentarono una relazione per la frazione comunista costituita ad Imola. Oratore ufficiale per i massimalisti serratiani fu Adelchi Baratono. Votazione finale sulle tre mozioni: massimalisti: 98.028 voti; comunisti 58.703; riformisti: 14.695. Serrati preferì bloccare con i riformisti, contro i comunisti. Questa scelta determinò la forma in cui si compì in Italia la rottura con il riformismo: una scissione anziché un’espulsione.
I comunisti abbandonarono la sala al canto dell'Internazionale e si riunirono al Teatro S. Marco, dove venne proclamata la costituzione del Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale Comunista). Il Partito approvò un manifesto programmatico, lo Statutoed elesse il suo Comitato Centrale di cui fecero parte Bordiga, Grieco, Parodi, Gramsci, Terracini, Gennari, Repossi, Fortichiari e altri.
Fu una vittoria della parte più avanzata e combattiva classe operaia italiana, che raggiunse la sua indipendenza dalla borghesia, dopo la delusione provocata dalla sconfitta dell'occupazione delle fabbriche.

Oggi la realtà politica e sociale italiana è ben diversa da quella del Biennio Rosso, in cui si avvicinavano battaglie decisive della classe per la conquista del potere politico, esisteva uno Stato sovietico di dittatura del proletariato e un’Internazionale comunista, formidabili fattori di organizzazione e di spinta rivoluzionaria.

Nella complessa situazione odierna – che porta i segni della sconfitta transitoria subita dal socialismo, della crisi del movimento operaio e dell’offensiva borghese – alcune realtà politiche del nostro paese (Coordinamento Comunista Toscano, Coordinamento Comunista Lombardia e Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia) hanno deciso di avanzare nel processo di unità dei comunisti, avendo di mira l’obiettivo della ricostruzione del Partito comunista, quale reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato.

Lottare per il Partito oggi significa dar vita ad una “frazione”, vale a dire un centro direttivo organico e centralizzato con proprie articolazioni disciplinate, nella forma adeguata alla situazione esistente, caratterizzata da dispersione organizzativa e confusione ideologica.

Non esistendo i presupposti per una scissione da un partito riformista, come nel 1921, e in assenza di un’avanguardia organizzata del proletariato rivoluzionario nella quale confluire, il ruolo unificatore e propulsore della “frazione” oggi non può che essere svolto da un’Organizzazione comunista intermedia che lavori per riunire le condizioni minime indispensabili per la ricostruzione del Partito.

Un’Organizzazione che si sviluppi portando avanti la lotta contro la frantumazione e l’opportunismo che la genera continuamente, stringendo legami con la parte più avanzata della classe operaia del nostro paese.

Una forma più avanzata, che non tenga conto dell’attuale debolezza del movimento comunista, si trasformerebbe nell’ennesima caricatura del Partito. Una forma più arretrata, che scivoli nell’eclettismo senza principi, si risolverebbe nell’ennesimo “coordinamento” incapace di andare oltre l’unità di azione su alcuni terreni di lotta.

L’Organizzazione comunista è nella fase attuale lo strumento indispensabile ai comunisti per serrare le loro file e svolgere un lavoro sistematico nel seno della classe dei proletari, legando la lotta politica rivoluzionaria con la lotta economica quotidiana e contribuendo a rafforzare nelle avanguardie proletarie e negli elementi avanzati delle masse la convinzione che il marxismo-leninismo è, dal punto di vista ideologico e politico, la guida sicura in grado di condurre il proletariato, insieme a tutti gli sfruttati e gli oppressi, alla vittoria rivoluzionaria contro la borghesia.

Dicembre 2020

La Commissione politica di Coordinamento Comunista Lombardia, Coordinamento Comunista Toscano, Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

3143