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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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(Lotte operaie nella crisi)

VERSO UN OBIETTIVO STRATEGICO: SALARIO COMUNQUE!

(19 Giugno 2021)

Editoriale del n. 102 di "Alternativa di Classe"

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Con il n. 73 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25 Maggio scorso il testo definitivo del decreto-legge denominato “Sostegni bis”, con i suoi settantotto (78) articoli. I suoi principali contenuti (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 101 a pag. 2) sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto a quelli annunciati, ad eccezione dell'ennesimo cedimento a Confindustria, questa volta per quanto riguarda la cancellazione della scadenza del blocco dei licenziamenti al 28 Agosto “...per le imprese che chiedessero la “Cassa COVID” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 101 a pag. 3)”.
La cessazione del blocco dei licenziamenti alla fine di questo mese per le imprese manifatturiere e l'edilizia, con la conseguente emergenza sociale che si verrà a creare, registra una formale contrarietà da parte dei sindacati confederali, così che Lunedì 7 il Segretario Generale della UIL, P. Bombardieri, aveva chiesto “la riapertura del tavolo (negoziale - ndr) da parte del governo", dato che, come ha dichiarato, “L'iter di approvazione del Decreto sostegni bis (per la sua trasformazione in legge - ndr) rischia di arrivare in Parlamento a metà luglio rendendo vano il confronto tra forze parlamentari e parti sociali".
Ottenuta la “vittoria” della “semplice” deregulation degli appalti nel decreto (ampliamento della soglia degli appalti senza gara ed estensione del subappalto), con la conseguente accelerazione dei lavori nei cantieri (e poi si fanno le “mobilitazioni” contro gli infortuni sul lavoro!...), i sindacati confederali hanno continuato a chiedere di potere trattare: quella che è ormai divenuta la loro stessa ragione d'essere. Il principale obiettivo, in pratica fine a se stesso, è diventata, infatti, la trattativa, con il sogno del monopolio per legge...
Con il leitmotiv, richiamato a destra e a “sinistra”, che il blocco “prima o poi doveva finire”, il Decreto, in attesa della “riforma degli ammortizzatori sociali”, che Confindustria richiede in tempi rapidi sulla propria proposta, si occupa molto di più di cig che di licenziamenti. Alla cassa integrazione ordinaria e a quella straordinaria (ex D. Lgs. n. 148/'15) si affiancherebbe una “nuova cig”, valida solo per le aziende che hanno dimezzato il fatturato 2021, limitando la riduzione oraria ed “impegnandosi” a “mantenere i livelli occupazionali”. In ogni caso sempre esoneri contributivi per le aziende...
Già si è detto (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 101 a pag. 2) di quante risorse il Decreto abbia riservato specificamente per i lavoratori (il 10%), a fronte di quasi tutto il resto dei 40 miliardi, che è stato riservato alle imprese. Del resto, ormai dal linguaggio di politicanti e pennivendoli i lavoratori sono spariti, mentre si parla sempre di provvedimenti a favore di “imprese e famiglie”, in modo che, ingenuamente, tutti credano di rientrarvi. Chissà che con la terminologia interclassista non si faccia, in realtà, riferimento alle “famiglie” per eccellenza, dalla presenza ormai ubiquitaria, come mafia, 'ndrangheta, e via di questo passo...
Almeno 945mila sono stati, secondo la stessa UNIMPRESA, associazione di micro, piccole e medie imprese, i posti di lavoro persi durante il “blocco” dei licenziamenti, prevalentemente assunzioni precarie, peraltro su più di 9 milioni di contratti cessati nel 2020. Secondo lo stesso Ministero del Lavoro, sono stati quasi 600mila i licenziamenti veri e propri nel corso dell'anno, nonostante il blocco, con solo una diminuzione del 35% rispetto al totale 2019. Sempre secondo UNIMPRESA, ammontano ad altri 600mila i posti di lavoro a rischio per lo sblocco del 30 Giugno.
Più delle richieste confederali, sono questi i dati previsionali, con i rischi sociali che porterebbero con sé, insieme alla vicinanza con le elezioni amministrative, previste per la seconda metà di Settembre, ad avere indotto i partiti parlamentari a riprendere la “discussione” sullo sblocco di fine mese, presente nel testo del Decreto-legge.
E' così che si sono visti riposizionamenti politici apparentemente tutti a favore, seppure con accenti diversi, di una sua modifica: ad eccezione di Forza Italia, che ritiene sufficiente la “mediazione” raggiunta nel testo del Decreto e rinvia alla “nuova occupazione” che le imprese “di certo” implementeranno, tutti i partiti parlano di rivedere in qualche modo le date dello sblocco. Mentre “Liberi e Uguali” ha recepito la richiesta dei confederali di spostarlo per tutti al 31 Ottobre, la maggior parte delle forze politiche, da “sinistra” a destra, parla, in un modo o nell'altro, di un blocco “selettivo” per le categorie o le singole situazioni più a rischio.
Del resto, l'obiettivo delle forze borghesi è quello di portare a casa una maggiore “libertà di impresa”, ma che non provochi troppi scossoni al clima di pace sociale. I partiti, perciò, si ritrovano ad esaltare gli studi che prevedono per il trimestre estivo un totale di più di un milione di “nuovi” posti di lavoro, senza soffermarsi troppo sul fatto che dovrebbero essere, per la maggior parte, a tempo determinato o stagionali, con solo un 19% a tempo indeterminato. Nella realtà, perciò, nessuna possibilità di riassorbire i prossimi nuovi licenziamenti dei “tempi indeterminati”...
Sostanzialmente il Decreto “Sostegni bis”, in materia di livelli occupazionali, si affida ai contratti di solidarietà, di espansione e di rioccupazione (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IX n. 101 a pag. 3), che danno un ruolo negoziale importante ai sindacati confederali. L'emendamento PD, che prevede, per le aziende dei settori in crisi, individuati da un prossimo decreto, la possibilità di accordi sindacali per una “cassa COVID” fino al 30 Settembre p. v., con obbligo, invece che semplice “impegno”, a non licenziare fino a tale data, appare oggi, salvo imprevisti, come la massima mediazione possibile.
Al momento sono in piedi due scadenze di mobilitazione: la manifestazione nazionale di Sabato 19 a Roma, indetta dal SI Cobas ed altre sigle del sindacalismo di base, che, insieme ad altri specifici, si rivolge CONTRO LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI, nonché le tre manifestazioni di Torino, Firenze e Bari di Sabato 26, indette dai sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, per ribadire la richiesta dello sblocco per tutti al 31 Ottobre p. v. Pur con altre risorse dallo Stato alle imprese, vi sarebbe, in questo caso, ancora qualche mese di “respiro”, al termine del quale tornerebbero a dominare i mercati e la “libertà di impresa”.
La logica dell'emendamento PD appare come probabile “soluzione”, dato che, oltre alla “vittoria” sindacale per un “ruolo contrattuale” riaffermato nel decreto trasformato in legge, il Governo Draghi si dimostrerebbe, così, “sensibile” anche nei confronti del lavoro dipendente, e, soprattutto, ogni forza politica potrebbe attribuirsene il “merito”, per una questione che l'opinione pubblica, sondaggi alla mano, ha dimostrato di considerare importante.
Non c'è dubbio che un maggiore ritardo nello sblocco dei licenziamenti vada a favore dei lavoratori, sia di quelli direttamente coinvolti, che della intera forza-lavoro, ed è comunque da rivendicare! ...e non certo selettivo! Ma la lotta, che dovrebbe continuare da parte dell'insieme intercategoriale dei lavoratori, va indirizzata contro la fine del blocco, senza porre delle scadenze. La lotta contro i licenziamenti, contro tutti i licenziamenti, è uno degli obiettivi primari in questa fase. E non basta. L'opposizione ai licenziamenti è il primo passo, cui ne devono seguire altri...
L'obiettivo del lavoratore non è di per sé il posto di lavoro, ma è il salario, che gli consente di vivere! Il fenomeno dei “lavoratori poveri”, sempre più diffuso, è un inaccettabile controsenso. In questo sistema sociale, dove i mezzi di produzione non sono collettivi, ma privati, è il mercato a determinare le possibilità di esistenza di una azienda, ma NON PUO' ESSERE IL MERCATO A DETERMINARE LA POSSIBILITA' DI ESISTENZA IN VITA DI UN ESSERE UMANO!... L'obiettivo dei proletari è, perciò, il salario, sia che venga utilizzata la propria forza-lavoro, sia che non lo sia perché al momento non ci sono condizioni di mercato favorevoli a tale utilizzo!...
Vanno allora legate subito alla rivendicazione del blocco dei licenziamenti quella del salario da garantire comunque e quella della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Altrimenti si resta subalterni al mercato e a tutte le politiche borghesi, che fanno dipendere il salario dal “rilancio di crescita e sviluppo”; al massimo tali politiche possono fare aumentare il PIL, ma sicuramente al prezzo di ulteriori sacrifici da parte dei proletari...
Non è certamente una strada facile, ma è la via maestra. Del resto, le imprese non concedono niente, e la Confindustria, che il proprio interesse lo fa in modo sempre più spudorato, per bocca di C. Bonomi, spinge per rifiutare anche solo un rinvio selettivo del blocco dei licenziamenti. I padroni stanno facendo della loro libertà di licenziare una vera e propria bandiera, ed anche i gravissimi fatti di Tavazzano (LO) della notte fra Giovedì e Venerdì 11 lo confermano.
Durante un presidio di lavoratori licenziati della Fedex, in lotta per il posto di lavoro, davanti ad un magazzino nel lodigiano della Zampieri Holding (ditta in appalto Fedex), vi è stata una aggressione da parte di guardie private, miste a qualche krumiro, che ha ferito nove lavoratori, lasciandone uno in coma. Evidentemente, non bastano più le “forze dell'ordine”, e qualche padrone riprende a rivolgersi a picchiatori pagati, per imporre il proprio arbitrio sulla pelle di chi sta difendendo la possibilità di vivere e mantenere la propria famiglia.
I fatti appena ricordati sono il culmine di una tendenza che sta venendo avanti, quando si verificano scontri durante le lotte che vengono giudicate “incompatibili”. Anche se sempre più è ogni lotta reale, che tende a diventare incompatibile nel quadro della crisi che la pandemia ha aggravato, e dalla quale la borghesia vuole uscire a qualsiasi costo senza pagarne il prezzo. E' da questo che deriva l'aumento dei livelli di repressione reale, cui si sta assistendo con il Governo Draghi.
Oltre a non indietreggiare rispetto alle necessità, per i comunisti si tratta di operare, nel rifiuto di ogni divisione tra lavoratori, sempre alimentata dalle controparti, per il collegamento delle lotte e la loro generalizzazione anche fuori degli asfittici confini nazionali, garantendo l'unità sul terreno della lotta di classe.

Alternativa di Classe

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2005