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La peste

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(23 Novembre 2010) Enzo Apicella
“La Peste”. Un libro-inchiesta denuncia le infiltrazioni camorristiche nel ciclo dei rifiuti, le convenienze della politica e gli interessi della massoneria

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Vax e No-vax

(7 Settembre 2021)

Dal n. 411 de "Il Partito Comunista"

il partito comunista

La borghesia fa scienza suo malgrado, è costretta a farne nella misura che le è necessaria per continuare a far profitti. Ma da sempre oscilla nella sua considerazione del metodo scientifico e nel confidare nelle applicazioni pratiche delle sue scoperte. Passa, quando nel ramo ascendente del ciclo economico, da farsi un idolo del progredire delle conoscenze, dei quali sviluppi verrebbero a godere tutte le classi, a un rifiuto della scienza in quanto tale, nei periodi di crisi e di generale insicurezza, fino ad atteggiamenti pessimisti e agnostici.

Oggi, in tempo di epidemia, si allineano su questi due opposti fronti i Vax e i No-vax.

Scrivemmo nel 1977 in “Difendere la teoria rivoluzionaria è difendere l’avvenire del proletariato”: «Il problema, pratico e teorico, ha sempre tenuta vivamente impegnata la teoria rivoluzionaria comunista, mentre borghesia e opportunismo, a fasi alterne e contraddittorie, hanno ora esaltato le conquiste scientifiche sperimentali, ora hanno preferito farle precedere da fumisterie idealistiche, soggettivistiche e strumentali. «La scienza borghese assume le caratteristiche del soggettivismo e della metafisica, più o meno evidente, quando la necessità di conservare i privilegi di classe fa aggio sulla esigenza di strappare alla natura i suoi segreti per l’accrescimento delle forze produttive e l’accumulazione stessa del plusvalore.

«Neghiamo alla borghesia – che mai come oggi si manifesta egoista e cieca, sanguinaria e incapace di porsi obiettivi umani generali – il diritto di presentarsi come l’autrice e la dispensatrice della vera scienza. Per questo ci battiamo per la sua fine violenta e per l’instaurazione del comunismo».

È nota la posizione del marxismo, opposta e ben superiore a entrambe queste fallaci concezioni borghesi. Scienza e tecnica, che progrediscono intrecciate e si sospingono a vicenda, sono sì il risultato del perfezionarsi delle forze produttive, fra le quali quelle del lavoro, e del lavoro delle meningi, ma sono come queste asservite alla classe dei detentori dei mezzi di produzione. Da qui il contrasto permanente e storicamente crescente fra le forze anche del pensiero, della scienza e della tecnica, tendenzialmente in crescita, e i rapporti di produzione.

Questo benché il pensiero dominante, con i suoi approcci essenzialmente ideologici e anti-dialettici, non manchi di penetrare nei crani anche dei maggiori ricercatori, trattenendoli e deviandoli dal pieno rappresentarsi il vero.

La scienza fin dal 1898 aveva chiaramente descritto l’origine dell’asbestosi, generata dalla inalazione di cristalli di amianto; lo stesso si può affermare per i danni provenienti dal fumo del tabacco, o del saturnismo generato dai vapori del piombo. È stato il Capitale, per i suoi esclusivi interessi, a ignorare ogni allarme per quasi un secolo. Perché non i “filosofi”, qui i biologi, sono al potere in una società di classe. Trattando del Covid quindi bene abbiamo subito scritto “quello che non funziona al fine di preservare la salute della specie è il capitalismo”, non nel senso che la scienza già possa curare ogni male, ma che il capitale impedisce anche di applicare appieno quanto già la scienza può insegnare.

Non esiste, non è possibile che esista, nella società di classe presente, una scienza “alternativa”, una conoscenza anti- o post-borghese, a cui i proletari meglio informati possano accedere. L’unica scienza non borghese è quella del partito, il marxismo, afferente il campo delle società umane, non abbiamo, ancora, una nostra scienza, comunista, tranne quella della storia e della rivoluzione. Il partito, dal nostro grande Federico in poi, si è sempre tenuto aggiornato su ogni nuova scoperta e teoria delle scienze naturali, ma nemmeno noi comunisti possiamo sapere di più. Noi solo critichiamo la scienza borghese, la scienza dei nostri secoli, che sono secoli borghesi. Perché un’altra scienza oggi non può darsi.

Ma è la scienza “delle multinazionali”! Certo, e di chi deve essere? Ormai le università si sono ridotte a tali covi di saccente ignoranza copia-incolla e di carrierismo, che la ricerca e la scienza il capitale se la fa direttamente in azienda. Volete il vaccino “nazionale”, o dalla farmacia sotto casa?

Questa società morente, vittima dei suoi contrastanti interessi, è incapace anche di far dare dalla sua scienza schiava un indirizzo certo purchessia. Allora finge di appellarsi alla volontà popolare e alla libertà individuale dei cittadini. Non solo non riesce e non vuole fare chiarezza, ma continua a gettare scompiglio e disinformazione. Anche quello che sarebbe il sano e necessario dibattito fra scuole di pensiero medico e di clinici viene degradato a spettacolo televisivo, fra lo spassoso e il terroristico. Vincerà stasera il Vax o il No-vax?

Ma i No-vax aggiungono: è solo un complotto, e tutti i numeri che ci ammanniscono sono falsi, manipolati!

Certamente. Ma, come nei nostri studi di economia utilizziamo con grande utilità i dati statistici borghesi pur sapendo che sono truccati, lo stesso siamo costretti a fare in tutti i campi del sapere. Noi dobbiamo partire da quei dati, che sono il meno peggio di cui possiamo disporre.

Per altro le borghesie mondiali non sono così previdenti, onnipotenti, unite e disciplinate. Proprio il contrario. Non esiste un nascosto regista che scrive il copione e controlla gli attori. È invece un groviglio di farabutti, sì, e di bugiardi, ma che, bacati nelle viscere, storicamente e contingentemente, hanno il mondo contro, e se ne debbono difendere. Dalla borghesia, nel suo stato comatoso attuale, non sono da attendere scelte e comportamenti effettivamente razionali, annaspa per stare a galla.

Ma, obbiettano, i No-vax, piccolo borghesi per lo più, in vari paesi sarebbero anche scesi nelle strade manifestando contro la vaccinazione e la tessera sanitaria. Certo sono espressione di un malessere all’interno di strati popolari, in atto ormai da alcuni decenni, di uno stato di sofferenza per le loro condizioni di precarietà, relativo impoverimento, ecc. Non si può però definire ripresa della lotta di classe ogni tipo di manifestazione ribellista, da quelle dei No-vax ai gilet gialli. La lotta di classe – che è e che non può essere che del proletariato contro la borghesia – si esprime, si sviluppa e si organizza in tutt’altra maniera. I ribelli, gli scontenti di tutte le classi intermedie si accoderanno al movimento proletario, ma solo quando questo sarà forte, vincente nello scontro sociale. Nel caso contrario i movimenti piccolo borghesi nascono e restano controrivoluzionari.

Infine, veniamo al quotidiano e al pratico. In questa baraonda, in gran parte involontaria per le stesse classi dominanti, è certo più che legittimo il sospetto che le direttive emanate dalle istituzioni sanitarie degli Stati non siano sempre le migliori, che sia trascurato o ritardato l’uso di trattamenti pur efficaci, o imposte terapie non appropriate per criminali motivi di interesse commerciale. Come si possono difendere le famiglie proletarie dall’epidemia? A chi dar retta? Vaccinarsi? Non vaccinarsi?

Non si sfugge individualmente alla società, e alla cultura, borghese. Tanto meno questa si può negare o ci si può opporre con la buona volontà individuale o con comportamenti “più consapevoli”. E nemmeno la classe operaia nel suo insieme lo può, se non, parzialmente, nella pratica della sua azione difensiva. Vi sfugge solo il Partito nel suo programma rivoluzionario e nella sua compagine militante.

I proletari si possono curare in questa società solo secondo la sua scienza, che è scienza borghese. Non certo li inviteremo ad affidarsi ciecamente alle premure dello Stato, ma neppure alla demenza dei talk-show televisivi, e nemmeno alla auto-medicazione in Internet, tipica della solitudine individuale borghese. I proletari, in mancanza di strutture assistenziali di classe, che potrebbero emanare dai sindacati, si cureranno come hanno sempre fatto e non potevano non fare, consultando i sanitari delle strutture sanitarie della società presente, lavoratori votati alla scienza e alla pratica medica, per lo più proletari, e sicuramente quanto di meno ignorante e più disinteressato a cui rivolgersi. È comunque chiaro che i comunisti non sono né Vax né No-vax.

Partito Comunista Internazionale

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