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La fatalità dominante

La fatalità dominante

(26 Novembre 2011) Enzo Apicella

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L’iniziativa ha l’obbiettivo di promuove il coordinamento di esperienze e associazioni per contrastare il fenomeno delle cosiddette morti bianche e degli infortuni. Morti che non hanno nessun colore ed anche il termine infortunio è improprio perché definisce la lunga scia di sangue come una fatalità, un capriccio della sorte.
Non sono né gli Dei né il destino a determinare una differente speranza di vita e di salute.
A determinarla è chi stabilisce (impone) le condizioni di lavoro, è chi detiene le leve del potere economico e politico.
In un contesto nel quale le condizioni di lavoro sono degenerate e la poca formazione sulla sicurezza fornita ai lavoratori “è puro business”, basta ad assicurare solo la cosiddetta “giustizia dei cimiteri”.

La lotta da farsi prevede un tessere e ritessere il legame con le avanguardie operaie che sono i cardini della lotta in ogni posto di lavoro, ogni giorno.
Giusta l’esortazione di Ezio Gallori: “mettiamoci d'accordo su come si lotta ogni giorno".

L’obbiettivo pratico per cui battersi è rivendicare tutte le misure di prevenzione utili per arrivare il giorno prima perché siamo stanchi di assistere al solenne e istituzionale “adesso basta” dopo ogni tragedia.

Il PNRR viene in soccorso agli imprenditori con mille misure ma nulla per la sicurezza, la valutazione e prevenzione del rischio lavorativo.

Ad aprire i lavori la proiezione di un servizio curato da “Le Iene” con interviste a maestranze e al rappresentante di Medicina Democratica di Salerno: Dottor Paolo Fierro.
La Fonderia Pisano di Salerno, viene detto, da decenni è responsabile di emissioni che producono morti e tumori nella popolazione del quartiere Fratte nell’indifferenza (meglio dire complicità) delle autorità politiche.
Tra questi l’attore comico Vincenzo de Luca, salernitano, nonché Presidente della Regione Campania; aveva promesso in campagna elettorale rigore ecologico e pulizia, ma nonostante le pressanti domande della giornalista e le infinite denunce prodotte da MD, non parla, non sente, non vede.

Il convegno è stato ospitato nei locali del dopo lavoro ferroviario. L’iniziativa è stata patrocinata dal nucleo storico dei macchinisti. L’inossidabile ragazzo “in marcia” di 85 anni, Ezio Gallori, ha esortato a mettersi in moto per creare uno strumento di lotta che vada a fermare la strage.

La relazione introduttiva è stata svolta da Vito Totire portavoce della “Rete europea per l’ecologia sociale”.
Ogni argomentazione è stata corredata con dovizia di dati su come si strutturano le diseguaglianze sociali, determinando diverse aspettative di vita e salute. Il triste primato dei decessi a vari gradi, vede soccombere i lavoratori mentre i dirigenti sono di gran lunga i più longevi. I militari figurano anch’essi nella parte alta della classifica. No, Principe di Bisanzio: la morte non è affatto una livella.

Non poteva mancare il richiamo alla macelleria che si sta consumando in Ucraina. Questa è solo la continuazione dello stillicidio di morti sul lavoro. Morti sul fronte della concorrenza tra capitalisti e, come in tutte le guerre moderne, a morire sono quasi sempre gli appartenenti alle classi lavoratrici.

L’impotenza di fronte a queste stragi di donne, bambini, uomini e soldati ci è stata raccontata, con un groppo alla gola, richiamando l’immagine di una statua che celebra la fratellanza tra due operai, uno russo e l’altro ucraino, in una piazza di Kyev.
Il russo decapitato va a simboleggiare la barbarie. Barbarie che solo la fratellanza di classe potrà relegare nel museo degli orrori della (in)civiltà del capitale.

La morte di Luana d’Orazio è il punto d’arrivo di un lavoro costrittivo che nella corsa per la concorrenza e il profitto stritola nel suo meccanismo cinico e impersonale la vita. Queste morti prevedono un risarcimento. Attrezzarsi sul piano legale affinché i risarcimenti siano congrui non è una attività di retroguardia, è un utile freno alla voracità dei vampiri. Gli appelli al cuore sono vani. Le penali economiche arrivano al vero “cuore” dei loro interessi.

Viene denunciato il ruolo della magistratura che si avvale di mille distinguo e cavilli pur di non perseguire i Cavalieri del Lavoro.
Che questi provino a fantasticare ed investigare come sospette estorsioni le rivendicazioni economiche prodotte dai lavoratori ed hanno pure la faccia tosta di invocare lo scudo penale nelle vertenze Covid-19, racconta di quanto il vento del potere borghese soffi impetuoso.

Solo un cambiamento nei rapporti di forza può far girare questo vento a nostro favore.

(Come procedere dal punto di vista organizzativo)

Affinché la strage di lavoratori abbia termine occorre mettere a punto una macchina organizzativa che sia la sintesi operativa di tutti i buoni propositi che certamente non mancano nella nostra classe.
Propositi però dispersi, non coordinati, poco efficaci. L'auspicio che Vito Totire ha rilanciato al termine della sua relazione è che si arrivi alla messa in comune di risorse ed esperienze maturate dai comitati attivi nella difesa della vita e della dignità dei lavoratori.
A partire dal Cip Tagarelli promosso da Michele Michelino, ma tanti altri sono i comitati e le disponibilità anche individuali che possono trasformare tante idee-forza in forza attiva ed operativa.

La creazione di un archivio delle in sentenze e delle cause di lavoro. La creazione di una rete di tecnici della sicurezza e di avvocati delle cause di lavoro ecc. sono le prime cose da fare per dare sostanza al progetto. Vito ci informa che a Bologna si sta ragionando alla creazione di una radio-podcast in grado di raccogliere, inviare e coordinare informazioni affinché nessuno debba trovarsi solo a combattere la barbarie del lavoro al tempo del capitalismo.

Il compagno Carlo Soricelli è impegnato da anni nel triste compito di tenere aggiornata la statistica del martirio e degli infortuni sul lavoro. Significativo un dato su tutti che rende la dimensione dell’occultamento e della distorsione dei numeri fornito dall’INAIL: solo il 51% delle morti e degli infortuni sono censiti, vale a dire che l’Istituto raccoglie solo le denunce di morte degli assicurati INAIL.
Molti dei lavori in agricoltura e in edilizia sono in nero e queste vittime mancheranno ai loro cari, ma non sono neanche menzionati nei registri dell’Istituto.

E’ intervenuto anche Cremaschi con un lungo intervento. Ha letto la guerra come l’inevitabile conclusione di un processo che ha visto conculcati i diritti e, tra questi, l’articolo 18. Al posto della società del diritto è venuta ad affermarsi la società della competizione. La barbarie capitalistica, quindi, viene spiegata in modo del tutto superficiale come una semplice involuzione della politica sociale.
La soluzione alle misfortune socialdemocratiche e antiliberiste è cinematografica! Richiama il film di Pontecorvo “La battaglia d’Algeri” e vede nella pulizia della casba l’avvio del processo rivoluzionario di liberazione nazionale.
La fiction diventa fonte d’ispirazione politica… et voilà, viene confezionata la cura: bisogna fare pulizia delle troppe anime corrotte della sinistra”, “il PD è un partito di destra”, “è ritornato il linguaggio patriottico”, ”siamo al ritorno di D’annunzio”.
Il nostro, nella furia da comizio, ha però taciuto della lotta sindacale che pur tra mille difficoltà e repressioni viene portata avanti. Ha dimenticato che la strada maestra per purificare veramente dalle illusioni riformiste e dai parolai politicanti che affollano la casba è la lotta di classe dispiegata, e non le competizioni elettorali.

A ricordaglielo è intervenuta la compagna Daniela che ha interrotto e contestato Cremaschi. Ha invitato l’ex sindacalista a non associarsi nel commemorare Michele Michelino che ci ha lasciati da poco.
Ha detto di svolgere pure il suo intervento, ma di lasciar stare Michelino. Le parole di circostanza ipocrite e post mortem non sono gradite perché lui e i suoi sodali avevano cacciato dalla CGIL suo marito per “indegnità morale”.

A sottolineare che il suo non era per niente uno sfogo emotivo, ma una precisa contestazione politica ha richiamato la differenza tra chi parla di unità sul piano ideologico e chi come il suo compagno epurato ha sempre lottato in tutte le stagioni della sua esistenza a fianco dei lavoratori.
Ha poi indicato nelle lotte svolte dal SI Cobas un modello da perseguire. A differenza di tanta “sinistra” che concepiscono un’azione tutta circoscritta all’area dei compagni, questi “lavorano con i lavoratori e non solo con i compagni".
Prima della pausa si è svolta la commemorazione della figura di Michelino e a Daniela è stato consegnato dalle mani di Ezio Gallori un attestato in cui si sottolinea che chi lotta una volta ogni tanto è un bravo compagno, ma chi lotta tutta la vita, come ha fatto Michelino, è un eroe della nostra classe.

Raccoglierne il testimone deve essere il giusto modo di onorarlo.

Sindacato Intercategoriale Cobas – Coordinamento Nazionale

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