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Mettere il bavaglio a Radio Onda D'urto è un grave attacco alla libertà d'informazione

Solidarietà ad Alfredo Cospito da USI 1912

(28 Gennaio 2023)

comunicatousi

SOLIDARIETA’ DA USI 1912 AD ALFREDO COSPITO (compagno anarchico sottoposto al barbaro e ingiusto regime di trattamento penitenziario dell’art. 41 bis, di solito riservato ai mafiosi e alla criminalità organizzata o per reati accertati di natura “terroristica”…) e a chi ne sostiene le difese in sede giudiziaria e per la sua tutela sanitaria.

UN ATTACCO GRAVISSIMO ALLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE SU QUESTA VICENDA, SI VUOLE METTERE IL BAVAGLIO ANCHE A RADIO ONDA D’URTO e all’informazione indipendente, rendendo ancora più pesante il meccanismo di trattamento penitenziario e di limitazione delle libertà personali (valido anche per imputati, condannati) della teoria giustizialista del “DOPPIO BINARIO” (aumento del carattere punitivo del trattamento, a fronte di condotta non compatibile con l’ordine costituito per gli irriducibili a difesa della loro dignità umana e personale con isolamento completo, alleggerimento di tale trattamento afflittivo, per coloro che invece si omologano alle regole del trattamento penitenziario e del carcere con ripristino di minime agibilità), in contrasto pure con la funzione costituzionalmente meritevole di tutela, della riabilitazione del reo e del condannato a trattamenti penitenziari finalizzati alla natura risocializzante delle pene. UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’, NON SOLO GIURIDICA MA PER LA RIAFFERMAZIONE DELLA DIGNITA’ DELLE PERSONE E DEI DIRITTI CIVILI UNIVERSALI. Si riproduce come parte integrante, il comunicato rilasciato dalla redazione di Radio Onda D’Urto di Brescia e Milano. da usiait1@virgilio.it



CASO COSPITO: COMUNICATO DELLA REDAZIONE DI RADIO ONDA D’URTO.

Martedì 24 gennaio 2023: Comunicato di Radio Onda d’Urto, emittente radiofonica di movimento di Brescia e Milano, testata giornalistica regolarmente iscritta al Tribunale di Brescia (n. 24/86).

CASO ALFREDO COSPITO: VIETATO PARLARE…CON RADIO ONDA D’URTO?

La domanda sorge spontanea, leggendo il documento diffuso lunedì 23 gennaio 2023 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del carcere di Sassari, dove si trova in regime di 41 bis l’esponente anarchico in sciopero della fame dal 20 ottobre 2022.

Il Dap, organismo che fa capo al Ministero della Giustizia, ha comunicato all’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini, il nulla osta alla visita giovedì 26 gennaio in carcere da parte della dottoressa di fiducia, Angelica Milia, più volte ai microfoni di Radio Onda d’Urto proprio per aggiornare lo stato di salute di Cospito. Nella nota la neodirettrice reggente del carcere di Bancali (Sassari), dottoressa Carmen Forino, scrive: “visto quanto segnalato dal Direttore Generale della D.G.D.1., con nota pervenuta a questa Direzione in data 20.01.2023, la Dr.ssa Milia viene diffidata a rilasciare a seguito delle visite, dichiarazioni all’emittente radio “Onda d’Urto”, al fine di non vanificare le finalità del regime di cui all’ex art. 41 bis O.P. Ulteriori dichiarazioni rese in tal senso, potranno indurre questa A.D. a valutare la revoca dell’autorizzazione all’accesso in Istituto”.

Si tratta di un provvedimento gravissimo, un attacco che non riguarda solo la nostra emittente (che trasmette dal 1985 come testata giornalistica regolarmente iscritta al Tribunale di Brescia) ma più in generale la libertà di informazione e che denota un accanimento repressivo-carcerario contro il detenuto, di cui pare acclarato non si vogliano far conoscere le condizioni di salute sempre più critiche, unico oggetto delle interviste rilasciate dalla dottoressa Milia a Radio Onda d’Urto.

Evidentemente rompere il silenzio in cui rischia seriamente di morire Alfredo Cospito rappresenta qualcosa che…“vanifica le finalità del regime di cui all’ex art. 41 bis O.P.”.

Colpisce poi nella nota il riferimento non ai media in generale (cosa che sarebbe comunque grave), ma a un organo d’informazione in particolare: il nostro, storicamente legato ai movimenti sociali.

Crediamo quindi che a preoccuparsi, e a reagire, dovrebbero essere tutti gli operatori e le operatrici dell’informazione di questo Paese.

Quello che può essere o non essere detto a una specifica emittente radiofonica non lo può decidere l’Amministrazione Penitenziaria.

La stessa preoccupazione dovrebbe riguardare gli Organi, nazionali e lombardi, di rappresentanza dei giornalisti, oltre che le forze politiche, dentro e fuori il Parlamento.

Nelle prossime ore capiremo quale sia la via migliore e più efficace per rispondere, in maniera larga, a quello che riteniamo essere un segnale decisamente preoccupante. Come sempre, nella storia ormai quasi quarantennale della nostra Radio, la risposta non potrà che essere collettiva.

In queste ore abbiamo comunque già ricevuto decine e decine di attestati di vicinanza e solidarietà: questo ci fa molto piacere. E’ chiaro però che serve ora una risposta dal responsabile ultimo del DAP, ossia il Ministro della Giustizia, on. Carlo Nordio.

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