">
il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Stato e istituzioni    (Visualizza la Mappa del sito )

Storie

Storie

(17 Ottobre 2010) Enzo Apicella
Ancora un libro di Giampaolo Pansa: "I vinti non dimenticano".

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Ora e sempre Resistenza)

12 AGOSTO 1944 A SANT’ANNA DI STAZZEMA: LE ATROCITA’ COMMESSE DAI NAZISTI E DAI FASCISTI vanno contrastate sempre

Come va combattuto chi prova a riscrivere la storia in senso revisionista o a depistare la ricerca della verità, non solo processuale

(10 Agosto 2023)

PER LA LIBERTA’ E LA GIUSTIZIA SOCIALE, CONTRO LA BARBARIE E IL NAZIFASCISMO. IN RICORDO del partigiano e poi sindacalista OMERO ANGELI scomparso 7 anni fa.

monumento-ossario a Sant'Anna di Stazzema

L’Unione Sindacale Italiana Usi, fondata nel 1912 e ricostituita secondo i principi fondativi, statutari originari, ricorda uno dei crimini nazifascisti più atroci verificatisi durante l’occupazione tedesca in Italia. L’eccidio del 12 agosto 1944, 79 anni fa, a Sant’Anna di Stazzema e zone limitrofe (operazione iniziata all'alba a Mulina e concluso nel tardo pomeriggio a Valdicastello Carducci e Capezzano Monte). LA NATURA E ORIGINE PRECISA DELLA STRAGE: si tratta di crimine e di atto terroristico a tutti gli effetti, compiuto dai soldati nazisti della 16° SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandata dal generale (Gruppenführer) Max Simon con formazioni austriache. Non fu un’azione di rappresaglia, criminosa comunque, messa in atto come risposta ad un’azione degli insorti, di ribelli, di oppositori ad un’occupazione militare, ma un atto violento e premeditato, con la volontà di annientare la popolazione civile sostenitrice dei gruppi partigiani combattenti, sottomettendola grazie al “terrore”. L'obiettivo che fu raggiunto con inaudita ferocia e razionale scelta, era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione, togliendo il collegamento fra la popolazione civile e i gruppi di partigiani presenti nella zona (tra cui la “Gino Lombardi”, formazione partigiana che operò a lungo tra le Alpi Apuane che poi a seguito di dissidi interni, prese il nome di X bis Brigata Garibaldi).
Anche qui, come per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, furono LE STESSE INDAGINI E LE SENTENZE (della magistratura militare italiana), CHE CONFERMARONO LA NATURA TERRORISTICA E CRIMINOSA DI QUESTA STRAGE. L’avvio fu casuale, con il ritrovamento in uno scantinato della procura militare nel 1994 di un armadio che conteneva 695 fascicoli “archiviati in via provvisoria”, mentre si cercava documentazione sul “caso Priebke”, relativi a crimini di guerra commessi da tedeschi e repubblichini di Salò, tra cui si rinvenne quella della strage di Sant'Anna di Stazzema, con la riapertura dell'inchiesta, l’individuazione di alcuni dei responsabili che furono, nel 2007, condannati definitivamente. IL CONTESTO STORICO NELL’AGOSTO DEL 1944: la popolazione di Sant’Anna di Stazzema e dei borghi vicini, crebbe a dismisura, con l’arrivo di gruppi di sfollati che cercavano di scampare ai bombardamenti anglo americani da un lato, dalle azioni dei tedeschi dall’altro. I tedeschi cercavano, con rastrellamenti, forza lavoro per l’utilizzo nelle opere di fortificazione della linea difensiva, che dal Tirreno doveva arrivare all’Adriatico e che necessitava, per espressi ordini di Hitler, di avere per un raggio di circa 10 Km dalla cosiddetta “linea gotica”, un territorio sgombro da qualsiasi insediamento abitato da civili. In questo quadro bellico, l’azione delle diversificate formazioni partigiane, con sabotaggi, attentati e interventi, fu rilevante, colpendo le posizioni occupate dai tedeschi e dai fascisti, che rispondevano con sanguinose rappresaglie contro la popolazione civile, su indicazione dello stesso Kesserling. La zona di Sant’Anna di Stazzema e quelle vicine, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 1944, era stata qualificata dallo stesso comando tedesco come “zona bianca”, cioè località adibite per accogliere sfollati provenienti da altre zone, che si stima in quel periodo fossero circa mille persone. Gli stessi partigiani avevano lasciato l’operatività in quella zona, senza effettuare azioni contro tedeschi e nazifascisti, proprio per evitare azioni di rappresaglia alla popolazione, che si stava raggruppando in quei comuni e frazioni nei pressi di Sant’Anna.
A maggior ragione, l’azione terroristica e stragista compiuta (dall’alba al tardo pomeriggio del 12 agosto 1944), acquista la qualificazione di crimine e di strage premeditata, non di mera rappresaglia, acclarata anche dalle tardive indagini della procura militare italiana, all’interno di un processo di “guerra di liberazione nazionale”, non come vorrebbero sostenere alcuni pseudo storici revisionisti, di “guerra civile tra fratelli”. IL FATTACCIO: alle sette de mattino del 12 agosto 1944, il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant'Anna, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case. In poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili, di cui solo 350 furono in seguito identificati, tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età.
Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l'effettuazione con pieno successo di una "operazione contro le bande" da parte di reparti della 16° SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS nella "zona 183", dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l'ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell'operazione 270 "banditi" erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 "uomini sospetti" assegnati al lavoro coatto. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto 1944, precisò che "…altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande" erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca. I nazisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo violento, stupri compresi. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni (23 luglio-12 agosto 1944). Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre morta. Morì pochi giorni dopo nell'ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone. LE INCHIESTE GIUDIZIARIE: le inchieste dopo il ritrovamento occasione della documentazione, durarono 13 anni, il processo fu celebrato presso la Procura militare di La Spezia, con la sentenza dell'8 novembre 2007, con cui furono confermate dalla Corte di Cassazione, le condanne all’ergastolo all'ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. La Cassazione rigettò le tesi difensive e confermò che l'eccidio fu “un atto terroristico premeditato”. Non arrivò alle stesse conclusioni la magistratura tedesca, che a Stoccarda nel 2012, archiviò il procedimento. Secondo i giudici tedeschi, non sarebbe stato possibile accertare se la strage sia stata effettivamente un atto premeditato contro la popolazione civile, in quanto (sempre secondo la Procura di Stoccarda) è possibile che gli obiettivi dell'azione militare siano stati “solo la lotta antipartigiana” e il rastrellamento di uomini da deportare ai lavori forzati in Germania, anche alla luce della circostanza che non fu possibile indicare il “…numero esatto delle vittime”. Tale decisione, in netto contrasto con le risultanze processuali della magistratura italiana, produsse sdegno fra i sopravvissuti alla strage e prese di posizione contrarie da parte di vari esponenti politici, in Italia.
LA VALUTAZIONE STORICO POLITICA DI QUESTA STRAGE ED ECCIDIO DI CIVILI: al di là delle risultanze processuali, va anche da parte nostra ribadito che VA CONTRASTATA E COMBATTUTA SEMPRE, LA BARBARIE NAZIFASCISTA e la sua sub-cultura di violenza, sopraffazione e di dominio, sotto qualsiasi forma si presenti o in qualsiasi modalità, anche formalmente legale, essa si nasconda. La memoria storica e il ricordo, hanno un valore rilevante, se come per le stragi di Stato o quelle di stampo criminale e mafioso, servono come esempio per le generazioni future, come impulso a contrastarle sempre, per un futuro migliore e una società basata sui diritti, sulla libertà, sulla solidarietà e la giustizia sociale. Servono anche come monito e come argomentazione, per coloro che oggi, governano il Paese e le istituzioni, ad una seria autocritica e presa di distanza, da certe modalità “giustificatrici” , finalizzate a minimizzare la portate reale dei fatti, nonché il clima di collaborazionismo del regime fascista in genere, non solo la sua fase finale della repubblichina Salò, o da re versioni addomesticate e depistanti di fatti rilevanti della nostra storia, visto che i valori di “Dio, Patria e Famiglia”, parte integrante del programma fascista del regime mussoliniano, fanno ancora oggi da cardine per i programmi elettorali di forze politiche della destra italiana e non solo quella “eversiva”.
IN RICORDO DEL PARTIGIANO E SINDACALISTA OMERO ANGELI: Usi 1912, nel ricordare anche questa strage del 12 agosto 1944, dedica questo intervento, nel ricordo e nella figura di uno dei nostri attivisti e “partigiani combattenti”, Omero Angeli scomparso nell’estate di 7 anni fa. Utente della Casa di Riposo comunale di Roma 1, associatosi a Usi e all’Usicons dopo un passato in Cgil e già lavoratore nel settore dello spettacolo (autista e conducente di mezzi di troupes cinematografiche), fu tra i partigiani attivi nelle formazioni che lottarono e combatterono in quelle zone, per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo (ndr Omero, che aveva sempre mantenuto un certo riserbo di quel periodo, ci raccontò quegli episodi di vita da partigiano combattente per la libertà, in occasione di una iniziativa pubblica fatta a Piazza Caterina Cicetti a Roma, di presentazione del libro “Le borgate del fascismo” di Luciano Villani) e trovò nel nostro antico sindacato, che ha sempre lottato contro la barbarie fascista, una valida sponda per proseguire dopo la fine del conflitto bellico, la lotta per l’emancipazione delle classi lavoratrici, dallo sfruttamento e dall’oppressione.

Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita segreteria collegiale nazionale confederale Cuneo-Rimini-Roma-Caserta

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Ora e sempre Resistenza»

Ultime notizie dell'autore «UNIONE SINDACALE ITALIANA USI»

3943