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ANCHE LA “GUERRA DEL GRANO”
RISPONDE AD INTERESSI IMPERIALISTICI

(16 Agosto 2023)

Editoriale del n. 128 di "Alternativa di Classe"

Erdogan

Con la cerimonia domenicale de “l'Angelus” del 30 Luglio, è stato Papa Francesco a riportare con forza al centro dell'attenzione la questione del grano, dichiarando che “La guerra del grano in Ucraina è un'offesa a Dio”, di fronte al problema della fame nel mondo. Ha, così, invitato ”(...omissis...) le autorità della Federazione russa affinché sia ripristinata l'iniziativa del Mar Nero e il grano possa essere trasportato in sicurezza".
Così facendo, ha mostrato ancora una volta il ruolo di copertura della Chiesa cattolica (peraltro analogo a quello di tutte le altre confessioni religiose) ai misfatti del potere capitalistico, facendo apparire che anche le posizioni dei Paesi belligeranti sul grano e sulla alimentazione dipendino dalla “buona volontà” dei governanti, piuttosto che dagli interessi economici dei rispettivi imperialismi.
E' opportuno qui ricordare brevemente le effettive premesse che hanno portato alle dichiarazioni papali. Il 22 Luglio 2022 (dopo i primi cinque mesi di guerra), con la mediazione del dittatore turco, R. Erdogan, ed in presenza dell'ONU, vi era stato un accordo tra Russia ed Ucraina per lo sminamento dei porti ucraini e la partenza delle navi ormeggiate sul Mar Nero e contenenti cereali da esportare.
Alla scadenza di tale accordo, il 18 Luglio scorso, la Russia ne ha sospeso unilateralmente il rinnovo, innescando un biasimo corale da parte dei vertici di UE, USA e NATO, che si sono subito ricordati, per l'occasione, dei “milioni di persone vulnerabili in tutto il mondo”. Ad essi hanno fatto eco lo stesso ONU, ed infine, come già visto, il Papa.
La Russia non ha mancato di motivare la sua decisione con il fatto che gli accordi del 2022 non sono stati rispettati nei suoi confronti. Nè è bastata la proposta del Segretario Generale ONU, A. Guterres, di “...riconnettere al Sistema bancario Swift una sussidiaria della principale banca agricola russa”; questa concessione lasciava irrisolta per la Russia l'altra condizione, e cioè il mantenimento delle sanzioni occidentali sulle sue esportazioni alimentari e di fertilizzanti, che, in base agli accordi dell'anno scorso, avrebbero dovuto cessare...
Come per la “guerra dell'energia” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 117 a pag. 3), anche quella “del grano”, collegata strettamente alla guerra guerreggiata, sta avvenendo sul piano economico-commerciale, e tutte e tre le guerre sono da ricondurre alla lotta intercapitalistica per la supremazia internazionale. Così Zelenskij, appellandosi a cavilli burocratici dell'accordo del '22, si è proposto come nuovo “garante della sicurezza alimentare mondiale”, rivendicando la continuazione delle proprie esportazioni di grano (finora l'80% di quello prodotto, una entrata fondamentale!...)
Il prezzo del grano, grazie agli accordi dell'anno scorso, era diminuito in un anno del 23%, e, subito dopo la disdetta russa, è già aumentato del 4%. Di ciò non si duole proprio il principale nemico della Russia all'interno della UE, la Polonia, che, insieme a Slovenia ed Ungheria, sarebbe il primo Paese europeo ad essere danneggiato da un prossimo ingresso ucraino in UE, dato che, in base alle sue attuali regole, la stragrande maggioranza degli incentivi andrebbero, così, all'Ucraina, che ha appezzamenti più grandi, a danno degli attuali produttori estensivi di cereali.
La Polonia, perciò, in prima fila per aumento di armamenti ed ospitalità ai profughi ucraini, ha già provveduto da tempo a sospendere il grano ucraino, onde evitare concorrenza con i produttori di casa propria. Oltre tutto, già prima dell'intervento russo, e precisamente il 1° Luglio 2021, l'Ucraina aveva approvato una legge sulla vendita dei terreni agricoli agli stranieri, dopo della quale, aldilà delle controversie sulle percentuali, hanno sicuramente beneficiato soprattutto aziende USA, e, in parte, anche cinesi e francesi.
In un contesto del genere, la premier italiana, non certo ultima in Europa per ipocrisia e servilismo verso gli USA, non ha potuto fare a meno di esprimere il suo falso moralismo, questa volta nei confronti della disdetta russa, dichiarando che “...Usare la materia prima che sfama il mondo come un'arma è un'altra offesa contro l'umanità". Come se non fosse una questione di economia! Oltre tutto, pare che i principali utilizzatori del grano ucraino siano stati, nell'ordine, Spagna, Turchia, Bangla Desh e Italia... Dati Oxfam rivelano che gli Stati più poveri ne avrebbero usufruito solo del 3%!
A trattare con V. Putin sui cereali si è, ancora una volta, candidato proprio il leader turco, R. Erdogan, mentre, dopo Kiev e Mosca, il Cardinale M. Zuppi, unico mediatore riconosciuto da entrambi i contendenti ad essere ancora in campo, si è recato, significativamente, a Washington il 20 Luglio per parlare con J. Biden, il terzo attore, “fuori campo”, della crisi ucraina.
I rapporti tra governo di destra italiano e governo “democratico” in USA si vanno sempre più saldando. Della Conferenza di Roma del 23 Luglio sulle Migrazioni (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 127 a pag. 2), insieme a 16 Paesi arabi e nordafricani, oltre che in presenza di UE, FMI, Banca Mondiale e Turchia, e che ha proposto al Nordafrica l'estensione del Memorandum di Cartagine con la Tunisia, che aveva lanciato in quel Paese la “caccia al nero”, G. Meloni ha parlato con J. Biden nell'incontro di Washington del 27 Luglio.
Quello che G. Meloni finora chiamava “Piano Mattei” per l'Africa, è diventato adesso il “processo di Roma”, ed, infatti, Francia e Germania non vi hanno partecipato. Con esso ha inteso stringere rapporti soprattutto con il dittatore egiziano Al Sisi (che poi ha “graziato” P. Zaki), per la esternalizzazione delle frontiere sud della UE, con un apposito “piano di azione”, che sarà messo a punto nei prossimi appuntamenti, dei quali il primo sarà la “Conferenza Italia – Africa” del prossimo ottobre. Le conclusioni di Roma sono state inviate anche all'ONU.
Analogamente agli ucraini, che “difendono” con la vita UE e NATO contro la Russia, così i Paesi nordafricani dovrebbero fare da gendarmi, in cambio di finanziamenti, respingendo i migranti prima che sbarchino in Italia e nei Paesi UE mediterranei. Proprio G. Meloni, infatti, ha dichiarato anche che "Dopo il mancato rinnovo dell'accordo sul grano, bisogna sostenere i Paesi africani", mettendo, così, in relazione tra loro le due “guerre”...
Nel frattempo, proprio il 26 Luglio a Niamey è avvenuto un golpe militare contro il governo filo-occidentale, ed il Niger si è in pratica allineato a Mali e Burkina Faso. Le ex colonie francesi si sono distaccate, così, dal resto della ex Africa Occidentale Francese, mettendo fine ai relativi accordi militari. Gran parte della popolazione pare sostenere la Russia, contro la presenza dei militari dei Paesi NATO. La “Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS)” ha dato un ultimatum ai golpisti nigerini, scaduto Domenica 6 Agosto, perché venga ripristinato “l'ordine democratico”.
Con 3,3 milioni di persone ridotte alla fame, la situazione nigerina è esplosiva. La nuova Giunta militare (Cnsp) ha chiuso il proprio spazio aereo, chiedendo aiuto militare ai mercenari russi della famigerata Compagnia Wagner. L'Europa vede in pericolo le forniture di minerali, soprattutto quelle dell'uranio naturale, essenziali per produrre energia nucleare, da cui la Francia, di fatto, dipende. ECOWAS ha deciso da Giovedì 10 un “intervento militare il prima possibile”, ed ora sono gli USA a spingere per una via diplomatica...
Nello scontro interimperialista in Africa, dove i Paesi NATO vogliono recuperare il terreno perduto ai danni della Cina, si sta inserendo direttamente anche la Russia, che, oltre a non porre precondizioni ai regimi africani, come già fa la Cina, si presenta oggi come la vittima delle sanzioni occidentali, ed il 27 e 28 Luglio a San Pietroburgo ha ripetuto il Vertice Russia – Africa del 2019. In esso ha annunciato sue forniture gratuite di grano a Burkina Faso, Eritrea, Zimbabwe e Somalia, e di armamenti in cambio di risorse, come già avviene per l'oro sudanese.
Accortosi che il proprio atteggiamento negativo verso il tentativo dell'Unione Africana (UA) di porsi come mediatrice del conflitto con la Russia (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 127 a pag. 1) ha portato benefici solo alla Russia stessa, Zelenskij, in cerca di appoggi all'interno dell'ONU, ha cercato di recuperare con l'UA, ed è riuscito a calendarizzare per Settembre una visita a Kiev da parte dei vertici della filo-occidentale ECOWAS.
Un passo importante per l'Ucraina è stato poi, invece, il Vertice di Gedda del 5 e 6 Agosto, organizzato dalla Arabia Saudita, a seguito del precipitare dell'accordo, patrocinato dall'ONU, sul grano. Ha visto la presenza di USA, UE, l'onnipresente Turchia, l'Egitto, ma anche Brasile, India, Cina e Sudafrica (i BRICS senza la Russia, non invitata): 42 Paesi in tutto. Oltre alle proposte arabe, l'Ucraina ha rilanciato il solito suo “piano”, denominato “Formula di Pace”, in 10 punti. Ha ottenuto, peraltro, la convergenza di fatto sulla sua sovranità ed integrità territoriale, e la nascita di gruppi di lavoro sui diversi punti, coordinati da Riad.
L'Arabia Saudita si è anche impegnata ad incontrare la Russia, per parlare degli esiti del summit, nel quale sono emerse posizioni anche molto diverse, ma disposte ad un qualche dialogo. Sull'onda di tali esiti, ha finora prevalso una posizione incline al negoziato anche sul Niger, nonostante alcune bellicose dichiarazioni a caldo del Governo francese. Oltre l'Arabia, anche la Turchia intende aprire un discorso con Putin su una possibile tregua, ad oggi sgradita agli USA...
Ma mentre la stessa Ucraina mantiene il proprio impegno con la Cina di partecipare alla “Nuova Via della Seta”, l'Italia di G. Meloni pare intenzionata, auspici gli USA, a non rinnovare gli accordi in scadenza. Il Governo celebra poi i propri “brillanti” risultati, con un PIL migliore di tutta la eurozona (+ 0,8%, invece che la media + 0,3%), comprese Francia e Germania. Un aumento degli investimenti e della spesa sui consumi, sia alimentari, che non.
In realtà, è la solita storia della “media del pollo”, dove il PIL in questo secondo trimestre (Aprile/Giugno) è peggiorato dello 0,3%, ma soprattutto, a fronte di un'alta inflazione, l'aumento della spesa sui consumi corrisponde ad una loro diminuzione nella quantità, soprattutto per quanto riguarda i consumi alimentari. Questo significa che le merci sono aumentate fortemente di prezzo (con in testa il pane), e sempre più persone se ne permettono meno; il risultato finale è, perciò, un aumento netto della povertà, dato da un aumento del numero di poveri anche tra chi lavora!...
La lettura dei dati da parte del Governo è smaccatamente una lettura di classe dalla parte delle imprese e delle rendite. La mistificazione mediatica, avviata dai precedenti governi, e da questo continuata, nonché utilizzata indifferentemente da governo e opposizioni, è quella di riferisi sempre a “imprese e famiglie”. Va detto con chiarezza che, qualora il termine “famiglie” non si riferisca a mafia e malavita organizzata, si stanno mettendo sullo stesso piano interessi opposti. Se le famiglie sono quelle proletarie, hanno tutto da perdere dai provvedimenti a favore delle imprese!
La logica governativa, di “premiare le imprese che assumono” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 121 a pag. 3), non è una novità, come affermano, invece, i suoi esponenti; già M. Renzi diceva che le aziende nostrane non vanno penalizzate, ma ne vanno premiati “i comportamenti virtuosi”. In realtà, le imprese assumono solo se serve per aumentare i loro profitti; la legislazione può solo condizionarle, penalizzandone alcuni comportamenti negativi: esattamente il contrario dei regali che intende fare loro il Governo!
L'abolizione del Reddito di Cittadinanza (RdC), già decisa a Dicembre '22 con la Legge di Bilancio (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno X n. 120 a pag. 2), ma passata in sordina, dato che, di fatto, era stata resa operante dal 1 Agosto, ha visto sacrosante proteste in diverse città nei primi giorni del mese, delle quali il Governo si è mostrato quasi meravigliato, attribuendone la responsabilità alle opposizioni di centro-sinistra, che, invece, si sono limitate a criticare gli oneri così piovuti su enti locali “impreparati”...
In realtà, l'Assegno di inclusione, previsto dal Decreto del 1° Maggio (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 125 a pag. 1), ben lontano dal, pur insufficiente e limitato, RdC, delinea la politica del ritorno alle elemosine dei sussidi, e, per giunta, oltre alla cifra irrisoria corrisposta, contiene limitazioni fortissime alla platea degli aventi diritto ed è temporaneo, lasciando, oltre tutto, gli “occupabili” completamente in balia dell'offerta di lavoro al ribasso da parte padronale. L'obiettivo, neanche troppo dissimulato, è, infatti, lasciare mano libera al padronato!
Va in tale senso anche la delega fiscale, approvata di recente, che per i padroni abbassa l'IRES e ribadisce il già annunciato “concordato preventivo” biennale per gli evasori, mentre riduce il numero delle aliquote IRPEF, verso l'obiettivo della “flat tax” totale ad aliquota unica, con grande gioia dei redditi alti. Il gettito minore andrà a scapito, ancora una volta, di sanità e scuola, rispetto alla quale è stata cestinata una debole proposta di patrimoniale per chi possiede più di 500mila euro, proposta da N. Fratoianni, di AVS, per finanziarla.
Mentre i rinnovi contrattuali procedono a rilento, e per i contratti pubblici non c'era neppure lo stanziamento a bilancio, dopo la riduzione del cuneo fiscale, ora tiene banco solo la discussione sul “salario minimo legale”, tradotto dalla PdL Conte, sostenuta da tutta l'opposizione parlamentare, escluso, ovviamente, M. Renzi. I suoi 8 articoli lo prevedono a 9 euro lordi (praticamente circa 6 netti), con una integrazione da parte dello Stato, certa fino alla prima riunione di una apposita commissione, composta da Stato e “parti sociali”, che provvederebbe ad adeguarlo annualmente.
Il Governo Meloni ne ha rinviato la discussione in aula al 28 Settembre p. v.,, quando poi sarà all'ordine del giorno la discussione sulla prossima legge di bilancio. Durante l'incontro di Venerdì 11 con i partiti di opposizione, e nella successiva “Lettera aperta” al Corriere della Sera, ha poi annunciato che nel frattempo dovrebbe avvenire una discussione nel CNEL, presieduto da R. Brunetta (un nome: una “garanzia”), su tutti i “problemi del lavoro povero”, per arrivare ad una proposta unica “condivisa dalle parti sociali”, da varare entro l'anno nella stessa legge di bilancio.
La furbizia di G. Meloni, che comunque ha ribadito la priorità della crescita del PIL, si aggancia alle posizioni cisline, che, del resto, ricalcano quelle in passato unitarie dei tre sindacati confederali, quando ponevano il salario minimo in strumentale contrapposizione ai contratti. In realtà, per essere davvero efficace contro il “lavoro povero”, il minimo salariale andrebbe indicizzato con una sorta di scala mobile automatica, mentre, a fronte dell'aumento di una inflazione a due cifre, dovrebbero essere normali richieste sindacali di forti aumenti salariali per tutte le categorie!
In questa situazione, tra i sindacati confederali la CGIL ha traguardato con chiarezza fin da ora lo sciopero generale. Il fatto che sia stato deciso contro la prossima legge di bilancio (che, viste le premesse, è vero, non potrà che essere negativa per i lavoratori) rischia, però, oggi di fare passare in secondo piano gli attuali misfatti di governo e padronato, prendendosi pure le critiche di chi opera già per delegittimare lamobilitazione. Oltre tutto, verrà anche tenuta una “consultazione certificata” di lavoratori e pensionati tra Settembre e Ottobre, che lascia aperti molti interrogativi.
La CISL, infatti, ha criticato queste decisioni, e non si sa se parteciperà. Si muove, ormai da tempo, come un “sindacato giallo”, che guarda a CISAL e UGL, e propone una legge per la partecipazione agli utili contrattata. Se parteciperà, remerà contro. La UIL ad oggi è un'incognita, e ci sono riserve sulla capillarità della consultazione, visto come è andata quella sulla “piattaforma unitaria” confederale. La mobilitazione prevista il 7 Ottobre, poi, sulla “difesa della Costituzione”, insieme a diverse associazioni, diluisce gli obiettivi sindacali, peraltro ad oggi poco noti a livello di massa...
Un sindacato confederale come la CGIL dovrebbe, invece, puntare da subito sui rinnovi contrattuali, approfittando del fatto che sono quasi tutti scaduti, unificando le lotte delle diverse categorie, con un percorso chiaro verso lo sciopero generale, su piattaforme di merito e unificanti. Senza inseguire i vertici CISL, che sembra abbiano fatto, ormai, scelte irrevocabili. E lo sciopero generale non può andare oltre Ottobre per incidere davvero, anche perché si va verso un'economia di guerra, che penalizzerà ancora dippiù chi lavora o è “occupabile”, e la repressione sta già aumentando...
Il sindacalismo di base, con quasi tutte le sue sigle, ha già indetto lo sciopero generale per il prossimo 20 Ottobre, intitolato “Contro guerra, carovita e precarietà. Per aumenti salariali generalizzati e pari all'inflazione”. E' certamente un fatto positivo, anche se, come al solito ormai, manca una sigla importante, come USB. E' difficile perseguire l'unità dei lavoratori quando non si riesce, al di là dell'analisi sulle singole responsabilità, a raggiungere l'unità dei sindacati di base, che pure esprimono molte posizioni sindacali condivisibili.
Anche nella diversità di posizioni è auspicabile l'unità nella lotta, e perciò, da comunisti, riteniamo che si debba partecipare alle scadenze ed alla loro preparazione. Per quanto improbabile, sarebbe molto positivo che anche la CGIL scegliesse la data del 20 Ottobre per un grande sciopero generale, da farsi con chi ci sta.
La crisi del capitalismo sta portando il cambiamento climatico, in gran parte irreversibile, e l'aumento dei rischi di guerra, con il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. E' solo la lotta di classe dalla parte dei proletari, a partire dall'opposizione all'imperialismo di casa propria, che può arrestare questi fenomeni. Non c'è molto tempo, bisogna averne coscienza.

Alternativa di Classe

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