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Salvate la Sanità

Salvate la Sanità

(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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PNRR, Guerra, Case e Ospedali di Comunità

nessi inestricabili

(22 Settembre 2023)

nuovo si cobas

Il PNRR prevedeva investimenti di 2 miliardi per costruire 1350 Case di Comunità e 1 miliardo per nuovi Ospedali di Comunità da attivare entro il 2026, ma 414 Case e 95 Ospedali di Comunità sono già saltati. I fondi non bastano.
In assenza di questi presidi, per l’utenza non resta che “l’assalto” ai Pronto Soccorso. Alla domanda di assistenza lo stato risponde con una sorta di trincea militare dopo aver creato rabbia e disordine. Si prometteva entro giugno 2026 una Casa di Comunità ogni 40-50 mila abitanti. Il progetto doveva essere una sorta di ravvedimento per le sofferenze e i lutti patiti dalla popolazioni, e soprattutto dai poveri, prima, durante e dopo la pandemia.
Case e Ospedali di Comunità propagandati come un equivalente del Mulino Bianco in versione sanitaria dove MMG, pediatri, ostetrici, infermieri, assistenti e varie altre figure socio sanitarie ed amministrative sono empatici e prestano cure e conforto.
Ma le progettazioni a tavolino sono come i sogni, non hanno limiti … tanto l’attuazione è rimandata al risveglio e disegnare con la fantasia non costa nulla. Vennero fatte previsioni di spesa annue per il personale di 685,6 milioni (Legge di Bilancio 2022). Il 27 luglio, però, il Ministro Raffaele Fitto inciampa nella realtà.
I prezzi per l’edilizia sono lievitati dal 24 al 66% e quindi la revisione del Piano è inevitabile. Il Governo decide di tagliare 414 Case e 44 Ospedali di Comunità. Dai castelli in aria si passa ad un più prosaico progetto di riadattare gli edifici già esistenti.
Case e Ospedali tagliati verranno finanziati (poi!?) con una parte dei 10 miliardi destinati all’edilizia sanitaria (fondi non Pnrr) originariamente destinati alla costruzione di nuovi reparti, riparazioni, messa a norma, attrezzature ecc.
Questo cambio di marcia va ad inficiare i fondamenti stessi di una riforma ufficialmente mirata al riequilibrio della sanità territoriale carente o assente proprio attraverso la costruzione di Case e Ospedali di Comunità.

Strutture queste che dovrebbero fare da filtro agli ospedali e gestire malati bisognosi di cure ma non di ricoveri ospedalieri propriamente detti. Concetto questo che si presta, va detto, a mille discrezioni e mille arbitri.
Questo significa per la Campania, ad esempio, il taglio di 117 strutture rispetto alle 172 programmate.
Ma da questa waterloo del SSN non tutti escono scontenti. La Regione Lazio per decongestionare gli ospedali ha firmato un accordo con i privati (accreditati, non casual, per carità) per ospitare nelle loro strutture pazienti al prezzo di 500 € al giorno a fronte dei 150 € previsti per gli Ospedali di Comunità.

Ovviamente gli ospedali sovraffollati, con personale carente, demotivato, con una età media sempre più alta e vetusto come le stesse strutture continueranno ad essere carenti e fatiscenti.

Comunque i problemi legati a revisioni di spesa, gare mancate e/o ritardate che mettono in allarme i mercanti della salute, prontamente soccorsi e assistiti dal Governo, non possono far passare in secondo piano una verità elementare:
non un € del PNRR viene destinato a finanziare l’assunzione delle figure necessarie alla sanità territoriale.

Non finisce qui! I 42 mila Medici di famiglia asse portante delle Case di Comunità avrebbero dovuto mettere a disposizione due ore a testa al mese, ma non si rendono disponibili, fanno valere, per ora, il loro status di liberi professionisti. Il piano per potenziare le cure territoriali resta una chimera, non cancella la disumana gestione della pandemia e non ci si prepara alle emergenze future,
I medici fanno valere una loro prerogativa professionale che li pone lontani da ogni principio di sanità universale.
I lavoratori della sanità, per rivendicare cure universali e gratuite, si uniscono ai lavoratori degli altri settori.

Il 20 ottobre Sciopero Generale, 21 ottobre manifestazione a Ghedi (Brescia)
contro le basi militari dell’Italia e della NATO.
Guerra, guerre commerciali, guerre per il dominio dei mercati e politiche di guerra sono un tutt’uno con la sottrazione di risorse ai bisogni della vita.

si cobas

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