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Morire per rinascere: Le ali di Giuda di Piero Pepe

Un romanzo che mescola autobiografia, invenzione pura e trasfigurazione del proprio vissuto

(25 Ottobre 2023)

Le ali di Giuda (CTL Editore, 2022) è un romanzo sorprendente. Scritto da un esordiente che ha preferito farsi conoscere col nom de plume di Piero Pepe, presenta tutti i pregi dell’opera prima. A cominciare dalla freschezza e da una certa dose d’ingenuità, tale da porre chi legge a diretto contatto col mondo dell’autore. Se non ci sono le astuzie dello scrittore navigato, non possiamo non registrar una notevole saggezza di fondo. Piero Pepe non si propone, velleitariamente, come un grande letterato (al contrario di tanti eredi presunti di Elsa Morante o di Mario Tobino, che negli ultimi anni ci hanno donato libri disastrosi). Forte, in lui, è l’urgenza di comunicare una storia, esposta in modi lineari ma efficaci. Di più, al termine della lettura si ha la chiara cognizione dell’assenza di episodi gratuiti o dal carattere riempitivo. Tutto, in queste pagine dense di vita e sangue, ci appare necessario. E così deve essere apparso anche ai giurati del Premio l’Azalea 2023, che gli hanno assegnato il premio della critica. Cogliendo il nuovo in una narrazione che, per molti versi, si aggancia a un filone consolidato. Quello dei romanzi di malavita in cui il protagonista (Giuda, in questo caso), trova la via della rinascita, dimostrando che solo chi passa per la morte può tornare a vivere. Una materia che, qui, viene trattata in modi non convenzionali. Il punto è che il libro nasce in modo anomalo (all’origine vi è un soggetto cinematografico che non si è tradotto in film) e che, in esso, inusitata è la mescolanza di autobiografia, invenzione pura e trasfigurazione del proprio vissuto.

Piero Pepe

Roma, 15 ottobre 2023: Piero Pepe presenta il suo libro presso il Dima Shopping della Bufalotta

Sappiamo che il tuo romanzo parte anche dalla tua esperienza di vita. Entrando nel merito, quanto c’è in esso di vero e quanto di inventato?
Possiamo parlare di un 50% di cose vere, riguardanti soprattutto la mia infanzia. Certo, pure nella parte più legata alla mia biografia non mancano le invenzioni. Esse rimandano a quello che avrei voluto, ma l'elemento di maggior verità del libro non attiene a questa o a quella vicenda, bensì al mio essere, al mio spirito libero. Per quanto riguarda l'altra metà, tutta la vicenda di mafia riportata nel romanzo è frutto della mia immaginazione.

Nella parte d’invenzione, sei per caso partito da un’ispirazione cinematografica?
In termini diretti, non mi sono ispirato a nessun libro o film. In linea di massima, io prediligo le narrazioni che scaturiscono dale esperienze di vita. Poi, certo, ho un grande amore per il cinema e, nel corso degli anni, di mafia movie ne ho visti parecchi. Probabilmente la loro influenza è stata indiretta, riversandosi in alcune atmosfere.

Rispetto a molti romanzi sulla malavita, qui sembra registrarsi una maggiore rilevanza dei personaggi femminili
Sì, i personaggi femminili sono cruciali. Nella parte relativa all'infanzia ho inserito Gina, che è una di quelle persone che avrei veramente voluto incontrare. E' una donna forte che, stando vicino a Giuda, riesce a infondergli coraggio. Poiché la vita è in parte una lotta, c'è sempre bisogno di figure che ti sostengano. Un altro presonaggio femminile di rilievo interviene dopo, si chiama Rachele e rimanda, in senso proprio, all'idea dell'amore. Infine c'è Lian, che fa pensare alla condivisione, al vivere insieme seriamente. Tre figure che scandiscono la vita di Giuda, risultando fondamentali per la sua crescita.

Nel libro, per alludere ai caratteri dei personaggi principali, ti riferisci a degli animali

Sì, al Lupo e alla serpe. Trattandosi di raffigurazioni di precisi modi di essere, non possono che rivestire un grande peso nella narrazione. Sono elementi a un tempo concreti e simbolici. Intanto perché, a un certo punto, nel racconto interviene un lupo autentico. In secondo luogo, perché le caratteristiche di questi due animali coincidono appunto con quelle dei protagonisti del romanzo: i gemelli Giuda e Michele (quest'ultimo, non a caso, è soprannominato la serpe).

Ogni paragrafo viene preceduto da una citazione. Per dire, si passa dal Mahatma Gandhi a Jack London

Le citazioni servono a inquadrare i diversi snodi narrativi. I capitoli sono tra loro concatenati, però ognuno ha un suo specifico tema: mafia, amore ecc. In fondo vi è anche un elemento di gioco con il lettore. Il quale, a partire da ogni singola citazione, è chiamato a indovinare non lo sviluppo del racconto, bensì il clima psicologico in cui si troverà immerso.

Per essere un esordiente, mi pare che tu esprima una notevole consapevolezza. Qual è stato il percorso che ti ha portato a questo romanzo?
In me, la passione per il cinema si è sempre combinata con l'amore per la scrittura. Ho fatto l'attore in diversi cortometraggi e, per perfezionarmi in questo senso, ho frequentato la Scuola di Cinema Internazionale ACT di Cinecittà, diretta dal compianto Daniele Pettinari (1943-2021), affermato regista e sceneggiatore. Con lui ho sviluppato un rapporto che andava oltre le lezioni. In fondo l'ho eletto a figura di riferimento, anche se Daniele concepiva tutti i suoi rapporti in termini paritari. Così, mi sono permesso di sottoporgli un mio soggetto di una quindicina di pagine. Lui, rimanendone colpito, mi ha chiesto di estenderlo a 30 pagine. In questo modo, potevo fornire indicazioni più chiare circa gli ambienti, i dialoghi e la connotazione psicologica dei personaggi. Pettinari ha letto questa nuova versione davanti a me. Era concentratissimo e non parlava. Io temevo che il mio sforzo non l'avesse soddisfatto e invece...

Invece cosa è successo?
Mi ha portato in un grande libreria del centro di Roma, un autentico tempio della letteratura. In questa sede ha pronunciato le seguenti parole: “bello il tuo trattamento, ma prima che un film ne dovrebbe derivare un libro”.

Che tipo di lavoro hai svolto per trasfomare un soggetto cinematografico in un romanzo?
E' stato un lavoro appassionante ma al contempo faticoso. Per dire, il mio romanzo attraversa diversi luoghi, tra cui New York. Su questa grande città mi sono documentato molto, anche per evitare descrizioni convenzionali.

Senza fornirci troppo anticipazioni, puoi collocare nella narrazione questo passaggio a New York?

A un certo punto, nel romanzo, uno dei due fratelli si trasferisce a New York in cerca di fortuna. Poi, quand'è diventato un boss riconosciuto, torna in Sicilia, sua regione d'origine. Il fatto è che la narrazione si snoda in più città. I due fratelli che la animano, dopo essere rimasti orfani, danno vita a bande rivali, oltrepassando di molto i confini della terra natìa. Uno di loro, Giuda, avrà però modo di abbandonare il terreno criminale e d'imprimere una svolta alla propria esistenza.

Il tuo libro ha ricevuto molti apprezzamenti e anche un riconoscimento. Stai già portando avanti nuovi progetti?
Sì, ho scritto un altro romanzo, ancora inedito, che potrebbe essere un seguito di Le ali di Giuda. Peraltro, mi ha richiesto un lavoro di ricerca ancor più ampio. Ciò perché, tra i luoghi attraversati dai protagonisti, oltre ad Agrigento e New York, vi sono anche Bogotà e la Thailandia. Inoltre, ho realizzato un racconto di genere di genere thriller. Nella sua brevità risulta piuttosto articolato e ritengo possa avere un certo potenziale cinematografico. Spero di trovare presto una casa di produzione interessata.

Stefano Macera

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