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(11 Marzo 2011) Enzo Apicella
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E' INIZIATO IL 2024 ALL'INSEGNA DEL BELLICISMO

(20 Gennaio 2024)

Editoriale del n. 133 di Alternativa di Classe

alterclasse

Pur non volendo sottovalutare le tragicomiche pistolettate “freudiane” di Capodanno da parte di qualche “Fratello d'Italia”, il 2024 è iniziato sotto ben altri brutti auspici. Ha cominciato il Governo di Israele con le previsioni di B. Netanyahu sui tempi lunghi della guerra in corso contro lo “Stato-ombra” di Hamas, seguito subito dalle alte sfere militari del suo esercito, che ne hanno confermato la durata per almeno tutto quest'anno.
L'obiettivo dichiarato è “l'eliminazione di Hamas da Gaza”, ma, dato il suo radicamento lì, oltre tutto migliorato dalla schiacciante pesantezza della superiorità militare che Israele sta utilizzando fino in fondo, il suo raggiungimento appare difficile senza che il genocidio venga portato a termine. Su consiglio degli USA, il Governo Netanyahu intenderebbe ora passare ad una “fase 2.0”, utilizzando interventi più “mirati”, e soprattutto meno dispendiosi, visti i propri problemi interni, ma questo non significa certo avvicinarsi alla pace...
Un altro elemento che è andato ad alimentare le tensioni internazionali è il raddoppio dei BRICS, che, con l'adesione di Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran, diventano “BRICS plus” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 129 a pag. 1). L'insofferenza verso il dominio del dollaro USA si trasforma in fatti concreti, e, nonostante che la contrapposizione sia oggi sul piano commerciale, il riarmo senza precedenti di quest'ultimo anno tendenzialmente la trasferisce sul piano militare. Il fatto che non sia entrata la nuova Argentina di J. Milei lo conferma.
Inoltre, facendo di necessità virtù, essendo stati entrambi gli Stati sanzionati nel 2022 dagli USA con l'esclusione dalla SWIFT (Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali) per la maggior parte delle transazioni commerciali con l'estero, Russia e Iran hanno deciso di uscirne completamente, avviando trasferimenti bancari diretti fra loro, e pubblicizzando verso gli altri BRICS la necessità di un nuovo sistema alternativo, dopo avere eliminato il dollaro come valuta di riferimento nella Borsa di Kish. E altri 30 Stati chiedono di aderire ai BRICS plus...
Per quanto riguarda la guerra ucraina, V. Putin aveva già dichiarato nel discorso di fine d'anno che sarebbe durata cinque anni, confermando a Capodanno, anche in vista delle elezioni di Marzo, che la Russia “non arretrerà”. Evidentemente, il sostanziale fallimento della controffensiva dell'Ucraina, insieme ai problemi che stanno avendo gli alleati occidentali nel riconfermare l'imponente fornitura militare a Kiev, ha ringalluzzito l'imperialismo russo: nonostante i problemi economici interni, o forse anche per questi, ha aumentato del 15% i militari impegnati al fronte.
Nel sostanziale immobilismo di USA da un lato e UE dall'altro per nuovi aiuti militari all'Ucraina (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 132 a pag. 2), dopo le decisioni degli Stati scandinavi (Islanda compresa) di Dicembre per nuove attrezzature belliche, anche l'Italia, da parte sua, ha approvato Mercoledì 10 a larga maggioranza una “cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” per il 2024, pur citando la necessità di un prossimo “processo di normalizzazione dei rapporti” con la Russia, ricordando il proprio ruolo di capofila di turno del G7.
Alle dichiarazioni sono succeduti subito i fatti, a partire dal fronte mediorientale. Oltre a continuare, sostanzialmente indisturbato, il genocidio a Gaza, il Governo israeliano Martedì 2 ha colpito anche in Libano, dov'era il vice-capo di Hamas, mentre il conflitto con gli Hezbollah filo-iraniani è in atto. Nei giorni successivi la milizia sciita degli Houthi, una delle fazioni della guerra yemenita, ha intensificato i suoi attacchi nel Mar Rosso, strategico luogo di transito commerciale, verso le navi “collegate a” Israele, lasciando transitare senza problemi una nave da guerra iraniana.
In Yemen al momento è in piedi una difficile tregua nella guerra condotta dall'Arabia Saudita principalmente contro gli Houthi, e la Cina si è spesa verso una normalizzazione dei rapporti tra Arabia e Iran, entrambi ora facenti parte dei BRICS plus, l'aggregazione che tanto dispiace agli USA. Questo fatto non pare estraneo alla decisione degli USA stessi di compiere, insieme al Regno Unito, com'è successo da Giovedì 11, raid aerei contro gli Houthi in Yemen, riportandone la martoriata popolazione di nuovo alle prese con la guerra.
Nonostante le proteste della Russia e la condanna di Iran e Turchia all'ONU, USA e RU hanno proceduto a bombardare il territorio yemenita anche nei giorni seguenti. Non si curano troppo delle forme, dato che la rotta del Mar Rosso è una delle principali “arterie” marine per il commercio internazionale di merci, che avviene per più del 80% via mare. E le merci asiatiche, oltre ai combustibili, per arrivare in Europa, seguono tale rotta, molto meno dispendiosa della circumnavigazione dell'Africa...
In ogni caso, è in corso la costruzione della ennesima “coalizione internazionale” a fini bellici, questa volta intitolata “per la sicurezza nel Mar Rosso”... E, nello stesso giorno in cui sono cominciati i raid in Yemen, il premier britannico R. Sunak ha firmato a Kiev con V. Zelenskij un Trattato di sicurezza, con il quale ha impegnato il RU a fornire assistenza militare all'Ucraina per 10 anni. Oltre a “consulenze” per l'addestramento, è stato reso noto che saranno forniti aiuti militari per 3,2 miliardi di dollari.
Con questo Trattato il Regno Unito, fuori dalla UE, sfruttando il momento di incertezza di USA e UE, legato alle rispettive prossime scadenze elettorali, punta a porsi come il principale alleato dell'Ucraina, anche al fine di acquisire crediti speciali per la futura ricostruzione. A circa un'ora dalla firma, poi, il portavoce ufficiale della Russia ha affermato che lo Stato considererà la presenza di truppe del Regno Unito in Ucraina come “equivalente ad una dichiarazione di guerra”, e che si comporterà di conseguenza.
Rispetto all'area potenzialmente più esplosiva, e cioè l'Estremo Oriente, sono da registrare i recentissimi scontri alla frontiera fra Corea del Nord e Corea del Sud, dopo che a Novembre scorso era saltato l'accordo del 2018 per evitare “incidenti militari”, e l'elezione del nuovo presidente di Taiwan, che si riconferma, per la terza volta di seguito, del partito indipendentista DPP, anche se non ha la maggioranza assoluta in parlamento. Anche se W. Lai si insedierà a Maggio, ex funzionari USA hanno subito visitato l'isola, e Biden ha dovuto dichiarare di non sostenerne l'indipendenza.
Intanto Lunedì 15 è iniziato il 54° Meeting annuale del Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, con più di 300 tra capi di Stato e delegazioni e circa 1800 CEO delle aziende più importanti del mondo: il gotha del capitalismo. L'obiettivo ufficiale comune è di “Ricostruire la Fiducia” in esso, e i temi in discussione sono: la “sicurezza internazionale”, cioè le guerre, la crescita economica, per contrastare la crisi, chiamata dai protagonisti “rallentamento”, visto come rischio dei prossimi dieci anni, il cambiamento climatico, e la “intelligenza artificiale generativa”.
La credibilità di un simile consesso rispetto ai problemi ambientali vale quanto il contributo concreto alla lotta al cambiamento climatico dato dai partecipanti che, per arrivare sul posto, utilizzano un jet privato, mentre rispetto al problema della pace parla il fatto che mancano alle discussioni parte dei possibili contraenti: i leader russi e quelli palestinesi. A voce parlano, invece, ufficialmente di “cooperazione innovativa fra pubblico e privato”, cercando, con i soliti incontri bilaterali a latere, di trarre i massimi vantaggi dai business relativi all'ordine del giorno.
Per partecipare in qualsiasi modo al Meeting, occorre, preliminarmente, avere pagato la quota associativa per quest'anno, che vale 52mila euro a persona: circa tre volte un salario netto medio operaio. Questo già dimostra chi sono i più di tremila presenti, dove possono andare a parare i loro discorsi, e quanto ci si possa aspettare da un Meeting del genere!... E Oxfam, per l'occasione, ha pubblicato il proprio rapporto annuale, significativamente intitolato “Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi”, supportato da ricerche che hanno prodotto dati eloquenti.
Dal 2020 ad oggi i patrimoni dei miliardari sono cresciuti tre volte più velocemente della inflazione; le 5 persone più ricche del mondo li hanno più che raddoppiati (+114%), mentre i 5 miliardi di persone più povere non hanno realizzato alcuna crescita. Il 2023 è stato l'anno più redditizio di sempre per le grandi corporation, quasi tutte controllate da miliardari: il valore borsistico delle 10 società maggiori del mondo supera il valore dei PIL di Africa e America Latina messi insieme!
L'inflazione, che sta caratterizzando questa fase a livello internazionale, incrementando il carovita, ha colpito il potere d'acquisto dei lavoratori nel mondo. Per 800 milioni di essi, distribuiti in 52 Paesi, nel biennio 2021/2022 la perdita reale è stata di 1500 miliardi di dollari, quasi uno stipendio mensile (25 giorni) all'anno a persona! Ai meccanismi propri del capitalismo, elusione ed evasione fiscali comprese, si sono aggiunte la privatizzazione dei servizi pubblici, compresi quelli primari, e la stessa crisi climatica, pesantemente pagata dai più poveri.
A parte i dati di analisi, che sono corretti, e che dimostrano la piena validità delle previsioni di Marx e Engels, i limiti del lavoro di Oxfam stanno nelle ipotesi di soluzioni che propone, visto che riportano ad una emendabilità del sistema dal suo interno, storicamente rivelatasi impossibile. La inconciliabilità degli interessi di fondo di borghesi, sempre più ricchi, e proletari, sempre più poveri, in tutto il mondo è un dato di fatto, e dovrebbe indurre ogni compagno a non ragionare più in termini di “popoli”, ma solo in termini classisti.
I dati per l'Italia sono, se non peggiori, in linea. Se già Bankitalia ha rilevato che il 5% delle famiglie detiene il 50% della ricchezza nazionale, mentre il 50% delle famiglie ne detiene solo l'8%, Oxfam ha aggiornato la situazione, registrando un aumento delle differenze sociali, con l'1% più ricco, che possiede 84 volte le risorse del 20% più povero, che, passando da 0,51% a 0,27%, sono dimezzate. Il 20% più ricco detiene il 68.9% delle risorse, mentre il 60% più povero solo il 13,5%. I patrimoni dei miliardari negli ultimi 4 anni sono aumentati del 46%.
Le persone in povertà assoluta nel 2022 sono diventate 5,6 milioni, cioè il 9,7% del totale, mentre si stima che il “Reddito di inclusione”, istituito dal Governo Meloni al posto del Reddito di cittadinanza (RdC), aumenterà di altre 500mila persone quelle condannate ad indigenza ed esclusione sociale. Secondo Oxfam, anche l'introduzione della flat tax ed i “concordati preventivi”, la assenza di un salario minimo legale indicizzato e di una tassa patrimoniale almeno per lo 0,1% più ricco, le esternalizzazioni ed i contratti a tempo determinato, incrementano il lavoro povero.
Da ciò emerge come anche il lavoro povero faccia parte dell'area di disagio sociale. Il lavoro non rende certo liberi, e il Governo Meloni, che peraltro ha promesso nuovi aumenti delle spese militari oltre il miliardo e 800 milioni di euro già varati, sta facendo aumentare le diseguaglianze. Tra i 27 Paesi UE, l'Italia è al 21° posto per “egualitarismo” dei redditi personali: tra i peggiori. E tra i primi 5 miliardari UE, il cui patrimonio è cresciuto dal 2020 di 5,7 milioni l'ora, assieme a B. Arnault, A. Ortega, F. Bettencourt Meyers e D. Schwarz, vi è anche l'italiano Giovanni Ferrero.
Martedì 16 è terminata una due-giorni di Consiglio dei Ministri UE dell'Economia (Ecofin), in cui si è confermato la bozza del nuovo Patto di Stabilità e Crescita (PSC). Ha recepito margini di flessibilità, ma rappresenta comunque una stretta rispetto al periodo di sospensione, iniziato con la pandemia. Cosa certa è che comporterà nuovi sacrifici per i lavoratori, con una probabile nuova manovra (pur se negata da Giorgetti) sulla linea padronale del Governo Meloni. Decise poi nuove sanzioni alla Russia, e l'Italia, sia con Gentiloni che con Tajani, spinge per altri aiuti militari all'Ucraina.
La successiva riunione del Parlamento europeo di Mercoledì 17 ha approvato la bozza del PSC del 20 Dicembre a maggioranza, ma ha introdotto emendamenti da discutere, che rischiano di far slittare di un anno la sua entrata in vigore.
Nel frattempo, mentre continuano gli scontri in Palestina, Libano, Yemen e sul Mar Rosso, sempre il 16 l'Iran, forse innervosito dalla coalizione che si sta formando, è intervenuto in Siria, contro gruppi sunniti, nel Kurdistan iracheno, contro presunte basi di spionaggio israeliano, e in Pakistan, contro un gruppo jihadista sunnita, che agisce al confine con l'Iran. Il Pakistan ha subito ritirato il suo ambasciatore ed il girorno dopo ha risposto al fuoco iraniano. La Cina, che ha rapporti con entrambi gli Stati, si è proposta per una mediazione.
Mentre l'Iraq ha denunciato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU una “aggressione” da parte dell'Iran, il portavoce ONU S. Dujarric ha chiesto ufficialmente agli Houthi l'immediata cessazione degli attacchi alle navi in transito, e il Ministro degli Esteri A. Tajani, favorevole ad una “missione militare” UE di “protezione” delle navi commerciali, da e per la UE, nel Mar Rosso, ha annunciato anche una prossima azione militare e diplomatica del G7.
Intanto gli sviluppi della guerra in Medio Oriente hanno già indotto diversi esponenti governativi a pronosticare nuovi aumenti dei prezzi dell'energia e delle merci, e perciò dell'inflazione. A questo si aggiungono i tagli già fatti a sanità e scuola, che le dichiarazioni della premier di Giovedì 4 hanno in pratica ammesso, quando ha detto che piuttosto che “aumentare le tasse” (leggi: ad evasori e imprese), preferisce “la riduzione delle spese” (leggi: spese sociali). E' dalla opposizione di classe alla politica di Governo e padroni che bisogna partire: il nemico è in casa nostra!...
Se lo scontro internazionale è tra vecchi imperialismi ed imperialismi emergenti, vanno individuati i nessi nelle guerre in corso, schierandosi dappertutto dalla parte dei proletari, senza scegliere popoli indistinti da appoggiare o, ancora peggio, un imperialismo “meno pericoloso” con cui “allearsi”. Solo l'indipendenza e l'unità di classe dei proletari del mondo di entrambi gli schieramenti, che si vanno delineando, può costituire una reale opposizione alla tendenza alla guerra imperialista del capitalismo in crisi.

Alternativa di Classe

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