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CRESCE LA TENSIONE PER IL CONTROLLO DELLA GUYANA

(26 Gennaio 2024)

Dal n. 133 di "Alternativa di Classe"

Yvan Gil

Il Ministro degli esteri venezuelano Yván Gil

La Guyana, affacciata sull'Oceano Atlantico, a Nord confina con Venezuela e Brasile, e a Est con il Suriname. Nella “Guyana Esequiba” ci sono importanti riserve di oro, diamanti, ferro e altri minerali preziosi: è un territorio scarsamente popolato, ma molto ricco e interessante per le mire del capitalismo estrattivo. E una delle maggiori fonti di ricchezza della Guyana è la miniera Omai, che tra il 1993 e il 2005 ha garantito l'estrazione di oltre 100mila chilogrammi d'oro.
Gran parte delle risorse fossili si trova nelle acque atlantiche del blocco di Stabroek, parte della regione contesa della Guyana Esequiba, che prende il nome dal fiume che attraversa longitudinalmente l'intera Guyana, dividendola in due.
Il Venezuela rivendica questa regione e il suo mare come parte integrante del suo territorio dai tempi del colonialismo spagnolo. Ma dopo l'indipendenza venezuelana dalla Spagna, la Guyana Esequiba divenne oggetto di una disputa tra le potenze coloniali che controllavano la Guyana, cioè i Paesi Bassi e il Regno Unito. Alla fine, nel 1899 un Arbitrato internazionale sancì la sua appartenenza al Regno Unito.
Il Regno Unito si sta preparando a inviare una nave da guerra in Guyana per dimostrare sostegno diplomatico e militare verso il governo dell'ex colonia britannica a fronte delle rivendicazioni del Venezuela sul Territorio Esequibo. Lo ha confermato il Ministero della Difesa all'emittente ”Bbc”, precisando che la nave, la Hms Trent, prenderà parte a esercitazioni militari congiunte da svolgersi a breve.
L'imbarcazione si trova già nei Caraibi, ed è attualmente impegnata in attività di pattugliamento contro i traffici di droga. Dispone di un equipaggio di 65 membri, ha una velocità massima di crociera di 24 nodi, ed è armata con cannoncini. Può dispiegare anche droni ed elicotteri.
Il Comando Sud delle Forze armate statunitensi ha annunciato che effettuerà operazioni di volo all'interno della Guyana in collaborazione con le forze militari locali. Un'esercitazione, si legge in una nota dell'ambasciata statunitense, ”che si basa sull'impegno e sulle operazioni di routine per migliorare il partenariato in materia di sicurezza tra gli Stati Uniti e la Guyana e per rafforzare la cooperazione regionale”. Dietro a questa operazione si cela un'escalation di tensione per il controllo della Guyana Esequiba.
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha ordinato alle forze armate venezuelane di condurre esercitazioni difensive nei Caraibi orientali. Maduro ha dichiarato che seimila truppe venezuelane, comprese le forze aeree e navali, condurranno operazioni congiunte al largo della costa orientale della nazione, vicino al confine con la Guyana.
Maduro ha descritto l'imminente arrivo della nave britannica sulle coste della Guyana come una “minaccia” per il suo Paese. Il Presidente venezuelano ha sostenuto che il dispiegamento della nave viola un recente accordo tra le nazioni sudamericane, firmato ad Argyle all'inizio dello scorso mese di Dicembre. “Il Venezuela ha rispettato gli accordi di Argyle, ma non può restare inattivo di fronte a una minaccia”, ha dichiarato il presidente Maduro in conferenza stampa, accompagnato da una decina di comandanti militari.
L'invio della nave da parte del Regno Unito, segue la visita a Georgetown, in Guyana, del Sottosegretario agli Esteri per le Americhe, David Rutley, lo scorso 18 Dicembre, il primo rappresentante di un governo del G7 a recarsi in Guyana dopo il Referendum sull'annessione del Territorio Esequibo, organizzato in Venezuela lo scorso 3 Dicembre. David Rutley ha confermato ”l'inequivocabile appoggio” del governo di Londra alla Guyana. Poi ha aggiunto: 'la disputa è risolta da 120 anni. I confini sovrani vanno rispettati ovunque'.
Nel 1963 il Venezuela, per la prima volta, e in maniera ufficiale, innanzi all'Assemblea dell'ONU, reclamò come suo il territorio ubicato a est del fiume Esequibo, allegando vizi, tutti quelli che in diritto internazionale si riconoscono come atti contrari alla buona fede da parte del governo britannico. Inoltre si parlò di una supposta compromissione di alcuni componenti dell'allora Corte di arbitraggio con il governo britannico.
Il governo venezuelano espose nel Novembre del 1963 al governo di Londra diversi punti critici.
• L'eccesso di potere, che, decretando la libertà di navigazione sui fiumi Amacuro e Barima, secondo il diritto internazionale invalida il lodo arbitrale;
• la presentazione al Tribunale Arbitrale di mappe adulterate, secondo il Venezuela, da parte della Gran Bretagna;
• l'assenza di motivazione nella decisione arbitrale;
• la concessione fatta dal Tribunale Arbitrale alla Gran Bretagna di 17.604 km quadrati, riconosciuti come venezuelani dallo stesso governo britannico.
• l'operato del Presidente del Tribunale Arbitrale, volto a far accettare agli altri Giudici la demarcazione dei confini proposta dal governo britannico;
• l'inganno perpetrato nei confronti del Venezuela da parte del Regno Unito, che agì in maniera contraria alla buona fede, prevista dal diritto internazionale;
• la Corte Arbitrale informò il Venezuela solo quando ebbe preso tutte le sue decisioni.
Per il governo britannico, le argomentazioni venezuelane erano inconsistenti, tanto che il Venezuela non provò nemmeno a giustificare le sue ragioni per invalidare il Lodo Arbitrale ed il suo esito.
Sempre nello scorso mese di Dicembre, il Segretario agli Esteri, David Cameron, ha chiarito che il Regno Unito “continuerà a lavorare con i partner nella regione per assicurare l'integrità territoriale della Guyana e per evitare un'escalation militare“. La visita di Rutley e le parole di Cameron sono state fortemente criticate dal governo venezuelano. Il presidente Nicolas Maduro ha invitato il Regno Unito a tenere ”le sue sporche mani giù dall'America Latina”.
Il Ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, ha accusato il governo di Londra di destabilizzare la regione. E si è espresso con queste parole: ‘l'ex impero invasore e schiavista, dopo aver occupato illegalmente il Territorio Esequibo della Guyana e aver agito in maniera subdola contro gli interessi del Venezuela, insiste nell'intervenire in una controversia territoriale che esso stesso ha generato’.
Forte del mandato “sacro” ricevuto dal Referendum consultivo del 3 Dicembre, con cui il governo ha visto riconosciute ad ampia maggioranza le rivendicazioni storiche sulla regione, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro ha presentato un Piano per rendere il Territorio Esequibo un nuovo Stato del Venezuela, dando anche ordine di stampare e diffondere una nuova mappa geografica aggiornata. Il governo della Guyana difende un confine territoriale stabilito nel 1899 da un Tribunale Arbitrale a Parigi, quando la Guyana era ancora una colonia britannica.
Il governo venezuelano rivendica l'Accordo di Ginevra firmato nel 1966 con il Regno Unito prima dell'indipendenza della Guyana, che pose le basi per una soluzione negoziata e annullò il Trattato del 1899. Il Venezuela ritiene che il confine naturale tra i due Paesi sia il Fiume Esequibo, oggi margine orientale del Territorio. Nonostante la contrarietà del Venezuela, che in un primo tempo ammetteva la sola possibilità di un Arbitrato bilaterale, il caso è dal 2018 nelle mani della Corte internazionale di giustizia (Cig).
Nei giorni scorsi, il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e il Presidente della Guyana, Mohamed Irfaan Ali, si sono incontrati per discutere della situazione della Guyana Esequiba. E' stato il primo incontro tra i due capi di Stato da quando il 3 Dicembre in Venezuela si era tenuto il Referendum sull'annessione della Guyana Esequiba al territorio nazionale.
Al termine dell'incontro, durato circa due ore, i due presidenti hanno pubblicato un comunicato congiunto, in cui hanno detto che entrambe le parti si impegnano a non usare la forza ‘in nessuna circostanza’ per rivendicare il territorio della Guyana Esequiba, e che si ‘adegueranno al diritto internazionale’ per dirimere la questione. Il documento congiunto, prodotto alla fine della riunione, è però piuttosto vago su cosa nei fatti succederà nel territorio conteso.
La disputa fra i due Paesi confinanti si è intensificata da quando la Exxon Mobil, la Compagnia petrolifera statunitense, nel 2015 ha annunciato la scoperta di un nuovo giacimento petrolifero nell'Esequibo: un territorio di 160mila metri quadrati con circa 125mila degli 800mila abitanti della Guyana, ma che comprende i due terzi del territorio dell'ex colonia britannica.
Di fronte a una crisi economica che mette in grande difficoltà i proletari venezuelani e i ceti popolari, il Presidente Maduro ha ripreso in mano la questione territoriale, accusando il governo della Guyana di essere ostaggio degli Stati Uniti e delle grandi Compagnie petrolifere. Dopo sette anni di dura recessione, secondo l'economista venezuelano Omar Zambrano, la liberalizzazione economica avrebbe dato origine a fortissime diseguaglianze, che rendono i poveri sempre più poveri.
Un sondaggio nazionale sulle condizioni di vita, realizzato dall'Università cattolica Andrès Bello, ha evindenziato che il Venezuela è la nazione più ineguale dell'America Latina, dove i ricchi guadagnano 70 volte più dei meno abbienti. Intanto il Governo reprime i lavoratori che lottano per il salario.
Nella scorsa estate sono stati condannati a 16 anni di carcere 6 dirigenti sindacali con l'accusa di cospirazione terroristica. Erano già stati arrestati nel 2022 senza alcuna prova e sulla base della testimonianza di un soggetto che nemmeno si è poi presentato a confermarla. Questi dirigenti sindacali avevano partecipato alle proteste di strada per ottenere aumenti salariali. Questo grave atto repressivo del regime borghese venezuelano giunge dopo tanti altri casi di incarceramento di dirigenti operai, molti dei quali sono stati reclusi nelle carceri per anni.
Il governo venezuelano, con questa dura sentenza, ha voluto mandare un chiaro messaggio alla massa proletaria affinchè non riprenda la strada della lotta, degli scioperi per difendere i salari. In un 2023 caratterizzato da importanti lotte dei lavoratori della scuola e dei siderurgici, lo Stato borghese venezuelano cerca di spazzare via questi embrioni di lotta di classe, anche usando il diversivo delle rivendicazioni territoriali.
I lavoratori hanno iniziato finalmente a dimostrare disponibilità alla lotta, e il regime borghese mostra il suo vero volto dietro la maschera democratica del ”Socialismo degli anni 2000”: la dittatura del capitale. Per i proletari venezuelani è tempo di abbandonare le illusioni e organizzare la lotta!

Alternativa di Classe

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