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La guerra negata e il coraggio di Angelo Panebianco

(6 Settembre 2006)

Se c’è una cosa che non si può dire di Angelo Panebianco è che sia un ipocrita.

No! Proprio no! Panebianco è un intellettuale pienamente convinto e al servizio della politica americana che predica la guerra infinita.

Ha ragione quando afferma, sul Corriere di domenica 3 settembre, che siamo in guerra.

E’ la terza guerra mondiale fatta per il controllo planetario delle risorse energetiche ed idriche.

E’ una guerra della quale non s’intravede chi sarà il vincitore e quando terminerà.

Non a caso la chiamano “guerra infinita”.

Non è una guerra di civiltà come sostiene lo stesso Panebianco: è fatta passare per l’estremo tentativo di arginare il terrorismo islamico portatore di barbarie.

Condivido la denuncia d’ ipocrisia politica fatta nei confronti di quei politici e intellettuali che non vogliono chiamare le cose con il loro nome.

Panebianco, sul Corriere di domenica 3 settembre pone come prioritaria la necessità di introdurre in Italia una sorta di “democrazia di guerra”.

Questa non è una tesi isolata: c’è tutta una schiera di intellettuali e politici che si battono perché si legiferi in modo che il potere politico possa esercitare, in piena autonomia “la prerogativa regia”.

Ma la cosa che più mi ha colpito, leggendo l’articolo di Panebianco, è costatare che le contraddizioni di cui parla riguardano soggetti che appartengono alla stessa matrice politica- ideologica: capitalistica.

Panebianco non si scaglia contro chi si batte contro queste politiche neoliberiste e neocoloniali, che pure ci sono nel panorama politico italiano.

Si è scagliato contro quei piccolo-borghesi che si atteggiano ad intellettuali illuminati i quali, per paura non vogliono riconoscere la realtà per quello che è.

Si è scagliato contro tutti gli ipocriti di ogni età che riescono a usare parole come guerra umanitaria.

Non poteva scagliarsi contro i comunisti perché, purtroppo, oggi sono relegati ad una mera testimonianza.

Divisi su tutto non si riesce a dare lo stesso significato al concetto di pacifismo.

Oggi, la così detta “sinistra radicale” riesce solamente ad accodarsi a tutte quelle iniziative dove è lo spettacolo che vince a scapito dei contenuti.

Non mi sorprende, quindi, se ci vuole un borghese convinto per chiamare le cose con il loro nome.

Naturalmente non condivido niente di quanto va predicando Panebianco ma, ne ammiro il suo coraggio.

Lucio Miotto

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