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L'Italia tripudia la guerra

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(5 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Un Movimento contro la guerra autonomo ed indipendente

Il 17 marzo 2007 per le strade di Roma è nato un nuovo soggetto politico

(19 Marzo 2007)

Il fronte internazionale del no alla guerra ha raggiunto il suo obiettivo anche in Italia.
La grande ed articolata partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 marzo, smentendo tutte le previsioni, ha nei fatti rinviato al mittente accuse di presunta minorità ed estremismo lanciate contro l’appello formulato dalle organizzazioni riunitesi intorno al “Comitato 17 marzo”.

Nelle settimane precedenti alla manifestazione la sottile macchina bellica della “governance” ha lavorato alacremente contro questo appuntamento, attraverso silenzi stampa, deformazioni, capziosi distinguo e forti pressioni dall’alto per impedire la partecipazione ad una scadenza che, pur inserendosi nella giornata mondiale contro la guerra, assumeva in Italia una connotazione fortemente antigovernativa.

I cosiddetto partiti “radicali”, le ex organizzazioni pacifiste: ARCI, tavola per la Pace, CGIL, “Un ponte per…” e OnG di riferimento, saliti anima e corpo sul carro del governo di guerra Prodi, hanno avuto il benservito da chi non intende recedere di un passo dal “NO alla guerra senza se e senza ma”: 30.000 militanti nowar, molti dei quali giovani e giovanissimi, hanno risposto all’appello e sono scesi in piazza, mettendo alla gogna le scelte belliciste di un ceto politico oramai lontano anni luce dai sentimenti e dagli obiettivi dei movimenti politici e sociali, ben presenti ed attivi nel paese.

Lo scarto tra la prima fase del movimento pacifista - espressione di un genuino ma generico no alla guerra strumentalizzato in chiave elettoralistica dai deputati “pacifinti” – e quella apertasi con la manifestazione di sabato 17.3.07 sta nella attuale chiarezza di intenti, nella capacità di autonomia ed indipendenza dal quadro politico in una non facile congiuntura, nella quale anche i pochissimi deputati e senatori che hanno segnato una differenza dall’omologazione governista, astenendosi sulla relazione guerrafondaia del ministro D’Alema il 21 febbraio, esprimono poi tutta la loro debolezza votando i 12 punti del Prodi bis.

Obiettivo centrale dei prossimi mesi dovrà essere quello di radicare e rafforzare il movimento, trasformando una disponibilità verificata nelle piazze in organizzazione sui territori, attrezzandoci così per una fase che si annuncia di resistenza attiva contro le politiche di guerra, a partire dalla sfida della base USA al Dal Molin.

La costituzione della Rete Disarmiamoli è una tra le forme che il movimento si sta dando per coordinare le lotte contro le basi della guerra, la militarizzazione dei territori e della vita sociale del paese.
Eravamo presenti nel corteo romano con lo striscione e le bandiere “Disarmiamoli! “ e durante il tragitto siamo stati contattati da tante e tanti pacifisti, da militanti nowar ed antimperialisti provenienti da Sud al Nord del paese, determinati a mettersi in rete per le battaglie dei prossimi mesi.
L’agenda è fitta di scadenze ed appuntamenti, da Vicenza a Novara, Lentini, Lecce, camp Darby, La Spezia, Ravenna, Napoli, Massa Carrara e tante altre città nelle quali agiscono Associazioni, Comitati, Forum, tessuto connettivo “resistente” del nuovo movimento contro la guerra.

Abbiamo appena cominciato, resisteremo un minuto di più dei governi di guerra.

Rete nazionale Disarmiamoli!

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