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(5 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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Manuale del piccolo colonialista n°16

(17 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.comidad.org

BOLIVIA, MORALES, LITIO E COCA Cola

Evo Morales è dal 2005 il primo presidente indigeno dell’America latina, e già per questo la propaganda occidentale doveva ritenerlo indigesto; se a questo si aggiunge che Morales è un ex cocalero e che ha difeso i contadini boliviani, allora non poteva che essere in combutta con i narcos. Ma la propaganda occidentale e colonialistica si è davvero scatenata quando Morales ha nazionalizzato – anche se solo in parte – le industrie del gas, le industrie petrolifere, le compagnie aeree e le aziende che gestiscono l’acqua. Un brutto colpo per l’attività di rapina delle multinazionali, che hanno tentato e tentano di destabilizzare il paese come hanno fatto già in Colombia e in Messico. Ma intanto, nonostante le minacce e le fosche previsioni del FMI, le entrate della Bolivia – che è un paese molto povero, cioè impoverito - sono cresciute e il debito è diminuito. La Bolivia, che, come molti paesi poveri, è ricca di materie prime, è stata già devastata in passato dal colonialismo degli Spagnoli.
Fu nel 1545 che gli Spagnoli cominciarono ad estrarre l’argento nelle miniere vicino a Potosì. Una enorme quantità di metallo prezioso che arricchì i conquistadores e che decimò gli indigeni costretti a fucilate a lavorare nelle miniere. Tra il 1545 e il 1825 nelle miniere d’argento morirono otto milioni d’indigeni boliviani. Uno dei tanti genocidi coloniali perpetrati contro le popolazioni native americane.
Oggi la Bolivia scopre di possedere un’altra risorsa importante: il litio. Le riserve più grandi del mondo di questo minerale sono localizzate nella zona del Salar de Uyuni. Il carbonato di litio è il materiale base per batterie ad alta capacità, e se mai il mercato dell’auto elettrica dovesse davvero decollare, mettere le mani su questa risorsa sarebbe decisivo per l’affarismo criminale delle multinazionali. Ecco perché le accuse verso Morales di non essere democratico e di favorire la produzione e diffusione della cocaina si moltiplicano con il supporto dell’apparato mediatico occidentale.
E’ noto che la coca e la cocaina non sono la stessa cosa e la confusione viene alimentata per rompere le scatole a Evo Morales e mettere in difficoltà il suo paese, per il quale la produzione di coca è una risorsa importante. La foglia di coca ha eccellenti effetti energizzanti, analgesici e terapeutici. I rappresentanti sindacali del Tropico di Cochabamba in Bolivia chiedono: “quante piante conoscete che forniscono più calcio del latte, più ferro degli spinaci e altrettanto fosforo del pesce?”
Le proprietà della foglia di coca erano conosciute e sfruttate da tempo. Fu un chimico corso, Mariani, a inventare, verso la fine dell’800 una bevanda a base di foglie di coca fatte macerare nel vino Bordeaux che ebbe un successo clamoroso. I sovrani scandinavi, il papa Leone XIII, ma anche Ibsen e Zola, Verne e Rodin, Eleonora Duse e Sarah Bernhardt furono grandi consumatori del “Vin Mariani” premiato dall’Accademia medica francese e omaggiato di una medaglia ad honorem dal papa.
Fu invece Albert Neimann che nel 1860 riuscì ad isolare l’alcaloide cui diede il nome di “cocaina” e che era una droga potente al punto da essere usata come alternativa alla morfina in campo medico, ma anche dagli appassionati di sostanze psicotrope. In realtà pare che la lunga macerazione nel vino rendesse disponibili gli effetti dell’alcaloide cocaina; quindi il “Vin Mariani” offriva cocaina in dosi moderate e a basso costo ad un largo numero di consumatori.
A fronte dell’incredibile successo del vino Mariani, una farmacista statunitense (John Styth Pemberton) ebbe l’idea di fregare la formula a Mariani. Era nato il French Wine Coca, ma visto che la bevanda non poteva contenere alcol o vino, proibiti nella sua città (Atlanta) vi aggiunse cocaina e noce di kola. La bevanda poi, attraverso vari passaggi nelle mani di affaristi avventurosi, diventerà la Coca Cola. La cocaina fu quindi determinante per la diffusione di questo prodotto. Fu solo nel 1906, in seguito al “Pure foods and drugs act” che la Coca Cola fu costretta ad eliminare la cocaina dalla sua famosa formula segreta, ma ormai la diffusione della bevanda era imponente. E poi l’avrà davvero tolta la cocaina?
Durante la seconda guerra mondiale, Hitler proibì la vendita della Coca Cola in Germania. Così la Corporation statunitense, per non perdere terreno sul mercato tedesco sfruttò un nuovo marchio, quello di un prodotto locale, la Fanta, messo a punto da Max Keith ( imbottigliatore della Coca Cola in Germania) con un insieme di sottoprodotti della lavorazione del formaggio e di marmellata, ma, pare,senza coca. Nel 1960 la società americana acquisì in modo definitivo il marchio Fanta.
Qualche giorno fa “la Repubblica” presentava l’elenco e il valore delle maggiori marche mondiali, e la Coca Cola superava di gran lunga tutte le altre (microsoft compresa), venduta in molti più paesi di quanti ce ne siano all’ONU. Sarà un caso, ma la più grande multinazionale del mondo, nota per i suoi comportamenti delinquenziali contro gli operai, per le devastazioni ambientali ecc. deve il suo successo proprio alla cocaina.

www.comidad.org

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