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Imperialismo e guerra:: Altre notizie

A Jenin ho pensato.......

di Uri Avnery, leader del Movimento ebraico "Gush Shalom" ("blocco della pace")

(17 Gennaio 2003)

105 anni fa, il giorno successivo al Primo Congresso Sionista a Basilea, Theodor Herzl, scrisse nel suo diario: "A Basilea ho fondato lo Stato degli Ebrei" Questa settimana, Ariel Sharon dovrebbe annotare nel suo diario: "A Jenin ho fondato lo Stato dei Palestinesi."

Naturalmente, non ne aveva l'intenzione. Piuttosto al contrario, la sua intenzione era di distruggere la nazione palestinese, le sue istituzioni e la sua leadership una volta per tutte, lasciando tutto a pezzi, relitti umani che potrebbero essere sistemati ovunque.

In realtà è accaduto qualcosa di molto diverso. Dovendo fronteggiare l'attacco furioso della più grande macchina militare della regione e le armi più moderne del mondo, immersi in un mare di sofferenza, circondati dai cadaveri, la nazione palestinese ha drizzato le spalle come non aveva mai fatto prima.

Nel piccolo campo profughi vicino a Jenin un gruppo di combattenti palestinesi provenienti da tutte le organizzazioni si sono raccolti per una battaglia di difesa che sarà conservata per sempre nel cuore di tutti gli arabi. Questa è la Massada palestinese - come l'ha definita un ufficiale israeliano alludendo alla leggendaria resistenza dei pochi superstiti della grande ribellione ebraica contro Roma nell'anno 71 AD.

Quando i mass media internazionali non potranno più essere tenuti lontani e le immagini dell'orrore saranno pubblicate, potrebbero prospettarsi due versioni: Jenin come storia di un massacro, una seconda Sabra e Shatila, e Jenin come una Stalingrado palestinese, una storia di eroismo immortale. Sicuramente vincerà la seconda.

Le nazioni si costruiscono sui miti. Io sono cresciuto con i miti di Massada e di Tel-Chai, che hanno plasmato la coscienza di una nuova nazione ebraica. (A Tel-Chai, nel 1920, un gruppo di difensori ebrei, guidati dall'eroe con un braccio solo Josef Trumpeldor, furono uccisi in un incidente con combattenti siriani anti-francesi). I miti di Jenin e di Arafat confinato a Ramallah plasmeranno la coscienza della nuova nazione palestinese.

Un rozzo robot militare che vede tutto in termini di intensità delle sparatorie e di conteggio dei cadaveri, non lo capirà. Ma Napoleone, genio militare, diceva che in guerra, i fattori morali pesano per tre quarti, e l'effettiva rilevanza delle forze solo per l'altro quarto.

Come si presenta la guerra di Sharon in questa prospettiva?

Per quel che riguarda le forze effettive, la proporzione è chiara. Poche dozzine di israeliani uccisi, molte centinaia di palestinesi morti. Nessuna distruzione in Israele, orribili devastazioni nelle città palestinesi.

L'intento era, così è stato dichiarato, di "distruggere l'infrastruttura del terrore". Questa definizione è già assurda in se stessa: "l'infrastruttura del terrore" esiste nell'anima di milioni di palestinesi e in decine di milioni di arabi, i cui cuori scoppiano di collera. Quanti più combattenti e terroristi suicidi saranno uccisi, tanti più combattenti e terroristi suicidi saranno pronti a prendere il loro posto. Abbiamo visto le "fabbriche degli esplosivi" - qualche sacco di materiale ottenibile nei negozi israeliani. L'IDF (Esercito di Difesa Israeliana) è orgoglioso di averne scoperte a decine. Presto ce ne saranno centinaia in più.

Quando dozzine di persone ferite giacciono nelle strade e muoiono lentamente dissanguate, perché l'esercito spara contro ogni ambulanza in movimento - si suscita un odio terribile. Quando l'esercito di nascosto sotterra centinaia di corpi di uomini, donne e bambini - si suscita un odio terribile. Quando i carri armati schiacciano le macchine, distruggono le case, fanno cadere i pali elettrici, aprono le condutture dell'acqua, lasciano dietro di sé migliaia di gente senza tetto e costringono i bambini a bere dalle pozzanghere nelle strade - si suscita un odio terribile.

Un bambino palestinese, che vede tutte queste cose con i suoi occhi, diventerà il terrorista suicida di domani. In questo modo Sharon e Mofaz creano l'infrastruttura del terrore.

Contemporaneamente hanno creato le basi della nazione palestinese e dello stato palestinese. La gente ha visto i suoi combattenti a Jenin e pensa che siano eroi molto più grandi dei soldati israeliani, protetti come sono dentro i loro carri armati da guerra. Hanno visto il loro leader nella storica sequenza televisiva, con la faccia illuminata da una candela sola nel suo ufficio buio, circondato, pronto a morire in ogni momento e lo paragonano ai ministri israeliani edonisti, seduti nei loro uffici lontani dal fronte di guerra, circondati da orde di guardie del corpo. Così si genera l'orgoglio nazionale.

Per Israele non verrà fuori niente di buono da questa avventura, come non è uscito nulla di buono dalle precedenti avventure di Sharon. L'idea dell'operazione era stupida, la sua esecuzione crudele, i risultati saranno disastrosi. Non porterà pace e sicurezza, non risolverà alcun problema, ma isolerà Israele e metterà in pericolo gli ebrei di tutto il mondo.

Alla fine si ricorderà una cosa sola: la nostra gigantesca macchina militare ha aggredito il piccolo popolo palestinese ed il piccolo popolo palestinese ed il suo leader hanno resistito. Agli occhi dei palestinesi, e non solo ai loro, sembrerà una straordinaria vittoria, la vittoria di un moderno Davide contro Golia.

14 Aprile 2002

Uri Avnery

Fonte

  • fonte: ZNet-It home - traduzione di CV

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