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(25 Aprile 2010) Enzo Apicella

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Non votare, lotta per i tuoi diritti

(11 Aprile 2008)

Il 13 Aprile si torna a votare in un esercizio di finta democrazia e alternanza politica ma mai, come questa volta, è chiaro che, tra i contendenti al potere, non esistono differenze programmatiche. Il fronte del capitale è compatto, la strada dello sviluppo in Italia è una sola: precarietà, speculazione, privatizzazione, abbattimento delle garanzie sociali, eliminazione dei diritti sul lavoro, illeggittimazione del diritto alla contestazione, insicurezza sociale!

I GOVERNI CAMBIANO MA LA PRECARIETA’ AUMENTA:
i vari governi di diverso colore hanno reso la precarietà, il basso salario e il ricatto come dato normale della vita lavorativa. La legge sul lavoro interinale (governo di centro sinistra), la legge Biagi sulla precarietà (governo centro destra) e l'accordo su Welfare e pensioni (ancora centrosinistra) ne sono esempi lampanti.

I GOVERNI CAMBIANO MA I SALARI DIMINUISCONO E LE MORTI SUL LAVORO RIMANGONO:
ormai da anni il potere di acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni diminuisce di continuo mentre i prezzi dei beni di prima di necessità e le spese per sopravvivere (casa e sanità soprattutto) aumentano. Si chiede di lavorare sempre di più e con maggiore intensità (produttività) ma in cambio si continua a morire sul lavoro. In questi anni nessun governo di qualsiasi colore è intervenuto per contrastare tale situazione.

I GOVERNI CAMBIANO MA LA GUERRA CONTINUA:
nel silenzio generale delle coalizioni e dei singoli partiti politici che si presentano alle elezioni, continua la partecipazione dell'Italia alle operazioni militari di occupazione di Afghanistan, Iraq, Libano, Kossovo. L'intervento, spesso presentato come operazione di contenimento e di pacificazione dei territori, è in realtà estremamente attivo tanto da vedere i soldati italiani impegnati in vere e proprie operazioni di guerra. Lo scopo reale dell'intervento italiano al fianco dei suoi alleati è quello di imporre il proprio controllo economico, politico e militare (anche imponendo la destabilizzazione controllata dell'area) a discapito dell'autoderminazione dei popoli in primis palestinese e iracheno.

I GOVERNI CAMBIANO MA L’INSICUREZZA SOCIALE RIMANE:
la coalizione che vincerà le elezioni dovrà gestire la crisi economica italiana, ma lo farà unicamente a vantaggio delle imprese e del sistema finanziario.Il modello economico basato sulla centralità del mercato e dello sfruttamento non sarà messo in discussione e anche il prossimo governo continuerà a utilizzare le risorse per aiutare le aziende e le banche. I diritti e la spesa sociale, che già in questi anni si sono ridotti e che inoltre subiscono tagli con l'aumento delle spese militari, non saranno al centro dell'intervento della prossima amministrazione. I bisogni (e i relativi diritti) primari verranno ulteriormente abbattuti: lavoro, casa, sanità, istruzione... non possono essere al centro di chi governa a favore del mercato e che aumenta la spese militari.

I GOVERNI ALLEATI ALLA SINISTRA ISTITUZIONALE NON HANNO RIFORMATO NULLA:
La sinistra istituzionale, che dagli anni novanta ha partecipato attivamente nei governi di centro sinistra, aveva illuso buona parte del suo elettorato sulla possibilità di spostare l'agenda dei lavori del palazzo verso i diritti dei lavoratori e sociali in generale. In realtà ha solo contribuito alle decisioni che hanno peggiorato le condizioni e diritti di coloro che doveva rappresentare. Inoltre, con il continuo voto a favore del finanziamento delle missioni militari e la passività sull'allargamento della base Usa di Vicenza, ha perso credibilità anche sul fronte dell'opposizione alla guerra.

Tutto questo dimostra che andare a votare non cambierà nulla.
Le condizioni di lavoro peggioreranno, la guerra continuerà e i diritti sociali saranno attaccati.
L’unico modo per fermare questo attacco e costruire una società alternativa è riprendere la lotta. Per costruire una mondo di liberi e di uguali, dove sfruttamento e profitto non siano più centrali, occorre essere protagonisti nel conflitto sociale e nell’opposizione alla guerra.

Le compagne e i compagni del CSA Vittoria

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