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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Il mito della legalita’ e il fallimento del sindacato

(21 Luglio 2008)

Legalità è una parola di uso frequente e comune sia al centrodestra che al centrosinistra ultra moderato di Veltroni. Il che significa che obiettivi e soprattutto interessi che stanno dietro questa parola sono comuni.

Se, per costoro, come è probabile, legalità significa rispetto delle leggi in vigore approvate dal parlamento ancorchè interpretate nei termini più restrittivi quando si tratta di riduzione dei diritti individuali, allora sono legali le misure coercitive e repressive e imbavagliarci degli altri organi costituzionali che il governo piduista di Berlusconi ha già varato o ha promesso di varare. Così come tali e cioè legali vanno considerate storicamente le leggi razziali approvate dal parlamento fascista ( eletto con una legge elettorale per molti aspetti simili a quella oggi esistente in Italia) negli anni 30.

Diversamente è il concetto di legalità democratica per la quale le leggi non devono contraddire la Costituzione del 48 e la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo,

Garante della legalità democratica non può che essere la classe operaia e lavoratrice e non certo la classe padronale. La storia recente e passata documenta come quest’ultima abbia favorito e sostenuti nel mondo tutti i regimi dittatoriali.

Quando il sindacato dei lavoratori ha rinunciato a questa funzione di garanzia esso ha portato ieri alla crescita e consolidamento del fascismo e oggi in Italia ad un governo eversivo.

Oggi, mentre sul piano politico e senza tenere conto delle lezioni della storia il PD rinuncia ad andare in piazza quando servirebbe , CGIL CISL e UIL rivelano tutta la loro impotenza di fronte al massiccio attacco del governo, tramite il ministro Brunetta, ai diritti dei lavoratori tutti ( e non soltanto dei fannulloni come pure sarebbe comprensibile), impotenza frutto della lunga pratica di subalternità e complicità agli interessi governativi e della Confindustria.

Oggi, per uscire dai pericoli che l’emergenza democratica sta mettendo in evidenza, occorre andare verso la costituzione di un nuovo, organizzato ed unitario partito comunista essendo ogni altra variante (socialista e non) a sinistra, storicamente fallita, un partito comunista capace di contrapporsi al capitalismo che oggettivamente è nemico della democrazia nonché verso un nuovo sindacato di classe diverso da quello attuale che di classe non lo è più da lungo tempo.

Lucio Costa - Padova

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