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Se non le donne, chi?

Se non le donne, chi?

(11 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Sciopero del 12 dicembre. Facciamo il punto [2]

(11 Dicembre 2008)

Lo sciopero si avvicina e mentre cresce la mobilitazione, cresce anche il tentativo di trasformarlo in una sorta di una tantum, con la quale concludere la vicenda delle lotte d’autunno. Nel frattempo la Cisl e la Uil continuano a produrre accordi separati, ultimo quello della Confapi, con l’evidente intenzione di premere sulla Cgil. La Confindustria accentua le sue posizioni più radicali, anche la Fiat oramai è schierata sul fronte della rottura. Se a questo si aggiunge la crisi verticale del Pd, che indebolisce complessivamente l‘opposizione e che dà più forza a Berlusconi, nonostante le misure largamente insufficienti e sbagliate di politica economica, si comprende come la Cgil sia davvero di fronte a un bivio. Questi ultimi giorni hanno mostrato che una terza via, tra conflitto sociale e accettazione della linea Cisl e Uil, non esiste. Gli accordi separati, la campagna contro lo sciopero che si sta facendo nei luoghi di lavoro, l’uso della crisi per intimidire i lavoratori, dimostrano che per la Cgil uno spazio di rientro felice e tranquillo non c’è. Questo non semplifica la scelta, ma la rende anzi più difficile e dolorosa. O la Cgil va a Canossa, facendo felice una parte rilevante sia del centrodestra che del centrosinistra. Oppure essa decide di dare seguito allo sciopero generale costruendo un programma e un’iniziativa destinate a durare. Il fatto che il bivio sia così netto non dà per certa la scelta, perché se da un lato lo sciopero dimostrerà le potenzialità della lotta, è vero anche che la linea del conflitto, anche da soli, richiede una Cgil ben diversa da quella degli anni della concertazione.

Infine è bene sottolineare che nelle assemblee sono emerse, più che le critiche al presente, le critiche al passato. La domanda di molti lavoratori è stata: “oggi avete ragione, ma perché non vi siete mossi quando c’era Prodi?”. Continuare significa quindi separare sempre di più i destini della Cgil da quelli degli schieramenti politici, anche da quelli di centrosinistra. L’indebolimento e la crisi del Pd, se nell’immediato rafforzano Berlusconi, in prospettiva possono essere per la Cgil l’occasione positiva per troncare ogni forma di collateralismo con gli schieramenti politici, e intervenire sulla politica partendo esclusivamente dalle proprie ragioni sociali.

Roma, 9 dicembre 2008

Rete 28 Aprile nella Cgil per l’indipendenza e la democrazia sindacale

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