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(10 Gennaio 2010) Enzo Apicella
Dopo la rivolta degli schiavi di Rosarno

Tutte le vignette di Enzo Apicella

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  • PICCOLA RUMINAZIONE IN LODE DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI CHE IN QUESTI GIORNI...
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    (Capitale e lavoro)

    Viva i «teppisti» della lotta di classe di Rosarno!

    (21 Gennaio 2010)

    Sottoposti a condizioni di lavoro e di vita subumane, impegnati in agricoltura per 15-16 ore di lavoro con un salario di 20 euro il giorno decurtato di 5 euro a titolo di «tassa di soggiorno» dagli appaltatori di braccia nostrani, ammassati come bestie in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata, i proletari neri immigrati di Rosarno si sono infine ribellati all’ennesima aggressione: il ferimento di due extracomunitari da parte di persone non identificate con un'arma ad aria compressa e pallini da caccia, come si addice, per l’appunto a degli animali.
    Richiamati in tutti quei i luoghi ed i settori economici in cui è richiesta manodopera a buon mercato, i lavoratori -ed a maggior ragione quelli “migranti” ed “irregolari”- devono essere poi rapidamente espulsi dai territori che li hanno gentilmente ospitati quando la domanda di carne umana viene meno.
    E’ precisamente quello che è accaduto in Calabria: “Rosarno non ha più bisogno di extracomunitari.
    Dal 2007 l’Europa assegna contributi all’agricoltura non sulla base del raccolto ma dell'estensione del terreno, si paga a ettari e non a chili, quindi non conviene più raccogliere le arance”
    (intervista ad Antonio Nicaso, 14.1.2010).
    I colpi d’arma da fuoco che hanno scatenato la collera dei lavoratori neri sono arrivati dunque al momento giusto ed hanno dato fuoco alla miccia.
    Se “nel dicembre del 2008 […] gli extracomunitari avevano reagito all'aggressione a colpi di pistola da parte di un gruppo di ragazzi inscenando una manifestazione pacifica fino al Comune” (La Stampa, 8.1.2010), stavolta la misura era colma e le cose sono andate ben diversamente.
    I lavoratori hanno seguito finalmente il loro istinto di classe infrangendo le norme dei Codici civili e penali borghesi per dar vita ad una rivolta di strada rabbiosa e feroce.
    Non si sono preoccupati né della “pubblica opinione” né delle regole della “convivenza civile”, e proprio perciò si sono infine dimostrati degli uomini e non delle semplici braccia a disposizione del Capitale.
    Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari […] hanno attraversato la cittadina distruggendo centinaia di auto, in qualche caso anche con persone a bordo […], abitazioni, vasi e cassonetti dell'immondizia” (Corriere della sera, 7.1.2010).
    Distruggono tutto quello che trovano davanti, dai vasi di fiori alle vetrine dei negozi” (La Stampa, 8.1.2010).
    Quello che giustamente preoccupa la borghesia ed i suoi pennivendoli e che a noi, al contrario, fa solo piacere, è non soltanto il soprassalto di umanità della carne nera schiavizzata, la volontà di reagire che probabilmente covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura di Rosarno in condizioni ai limiti del sopportabile”, ma anche e soprattutto il fatto che la guerriglia urbana sia divampata nonostante l'intervento di polizia e carabinieri schierati in assetto antisommossa (Corriere della Sera, 7.1.2010).
    Subumana la reazione anti-immigrati dei cittadini di Rosarno, che non meritano neppure l’appellativo di “razzisti”, ma semplicemente quello di schiavi del capitale reclutati in una lurida guerra tra poveri a maggior beneficio degli sfruttatori e dei profittatori () di qualunque razza e nazione.
    Il “razzismo” è un falso problema, è solo una comoda cortina fumogena messa in campo dal democratismo imperante per nascondere che il vero scontro, quello di cui i fatti di Rosarno sono solo l’inizio, è di classe e non certo di razza.
    A questo modo si devia l’attenzione dei proletari più sensibili su un problema inesistente, quello, appunto, del “razzismo” e della presunta necessità di lottare contro questo spaventapasseri assieme ai borghesi “illuminati” e timorati di quel Dio recentemente invocato dall’ex-nazista Ratzinger () a tutela della calpestata “dignità umana” degli extracomunitari ().
    Il razzismo, quello vero, poteva esistere solo prima del capitalismo.
    Quello che oggi viene etichettato come “razzismo” è solo un’ideologia confusa, contraddittoria e priva di qualsiasi coerenza e dignità.
    Se il “razzismo” sotto il cielo del Capitale esistesse per davvero non avremmo avuto il bene di assistere allo spettacolo divertente di un Himmler antisemita prostrato ai banchieri ebrei Rotschild in piena seconda guerra mondiale, oppure a quello più recente di un Berlusconi, capo di un governo di cui fanno parte anche i bisonti bavosi della Lega Nord, sempre pronti a ringhiare alla luna contro i musulmani e contro i “marocchini” in genere, che si è improvvisato ilare amico e compagno di merende del “marocchino” Gheddafi.
    E non dubitiamo che i suddetti bisonti bavosi sarebbero pronti non solo a correre con la lingua penzoloni dietro il deretano “marocchino” di un qualsiasi emiro del Golfo Persico che facesse annusare loro odor di petrolio, ma anche a prestargli i loro servigi come mogli nel suo harem.
    Razzisti dei miei stivali.
    Nel 1896 a Zurigo toccò agli immigrati italiani di essere portati in salvo, proprio come i neri di Rosarno, dalle autorità elvetiche, che organizzarono dei treni speciali per sottrarli al pogrom scatenato dai bravi cittadini di quella città.
    “E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di rubare loro il lavoro” ().
    Ma la collera nera di Rosarno ha avuto il merito di rammentare a tutti gli oppressi che la loro strada è fuori e contro lo Stato, fuori e contro la democrazia.
    Anche e soprattutto per questo secondo motivo Rosarno è il mondo.

    16/01/2010

    Partito Comunista Internazionale

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