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Algeria

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(9 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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Una rivoluzione che non conosce frontiere

dalla Francia

(21 Febbraio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Scene di gioia nelle città egiziane in seguito alla partenza di Mubarak. Giovedì aveva annunciato di restare, pur lasciando il potere all’esercito. Ci voleva ben altro per arginare l’ondata rivoluzionaria. Ha finito per dimettersi venerdì scorso sotto la pressione popolare. Dal canto loro, Obama, Merkel e Sarkozy non hanno reso omaggio agli insorti, ma ai fuggitivi. Devono certamente trovarli coraggiosi per aver fatto fagotto portando con sé tra i 40 e i 70 miliardi di dollari.

La rivoluzione continua con gli scioperi operai

Le classi popolari d’Egitto hanno cacciato il loro dittatore meno di un mese dopo che i Tunisini hanno cacciato il loro. Liquidato Ben Ali, i padroni di Tunisia invitavano alla calma. Ciò significava sottovalutare la potenza di questa rivoluzione, che non sarà soddisfatta da un restauro di facciata. La popolazione resta oggi sul chi vive. Il ministro degli esteri tunisino ne ha fatto le spese domenica. Il suo tentativo di comunella con Alliot-Marie è finito male. Gli impiegati del suo ministero l’hanno contestato fino alle dimissioni.

I ministri non sono stati i soli a sloggiare. Governatori di regioni vicini al vecchio regime hanno già dato le dimissioni sotto la pressione della piazza. Nella regione di Gafsa, i minatori, in sciopero da più di due settimane per le assunzioni, hanno appena destituito il nuovo governatore.

Per la libertà e il pane, le assunzioni e gli aumenti dei salari

La classe operaia egiziana gioca un ruolo centrale nella rivoluzione. Sono scoppiati scioperi in tutti i settori dell’industria: tra i lavoratori delle Telecom, i meccanici del settore ferroviario, negli arsenali di Porto Said, e anche scioperi di molte migliaia di operai delle industrie del carbone, cotone, tessili, cemento, farmaceutiche, ecc. Da una settimana, questi scioperi si sono diffusi come una scia di polvere. Le rivendicazioni di punta: la libertà ma anche assunzioni e aumenti dei salari. L’ ingresso strepitoso della classe operaia nella rivoluzione ha dato il colpo fatale a Mubarak che si è dimesso tre giorni dopo.

Gli insorti, radunati a piazza Tahrir da tre settimane, hanno deciso di restare per controllare l’esercito ormai al potere. Lo stato maggiore egiziano vuole adesso fare piazza pulita della contestazione per ricuperarne i frutti. Ma come in Tunisia, chi vuole spegnere l’incendio rivoluzionario, rischia di bruciarsi. Le classi popolari non sono disposte a farsi rubare la loro rivoluzione.

Ben Ali, Mubarak… A chi tocca ?

Il presidente dello Yemen, Ali Saleh, aveva creduto di smorzare la protesta annunciando che non si candiderà alle prossime elezioni. Il popolo non si è fatto ingannare : « Dopo Mubarak, è il turno di Ali ! » gridavano i manifestanti sabato scorso. In Algeria, Bouteflika ha cercato di liberarsi di un po’ di zavorra. Ciò non ha impedito all’opposizione algerina di organizzare sabato una manifestazione che ha avuto luogo malgrado forze di repressione superequipaggiate. Sono già stati lanciati appelli a manifestare la prossima settimana.

I dirigenti del modo arabo ancora al potere devono preoccuparsi. Ma non sono i soli. In Egitto, l’imperialismo statunitense domina il mercato. In Tunisia, le grandi imprese francesi come Orange e Carrefour si dividono la parte del leone grazie ai legami privilegiati che lo stato francese aveva stretto col clan Ben Ali.

Coloro che sfruttano i lavoratori laggiù sono gli stessi che ci sfruttano qui. I rivoluzionari arabi reclamano diritti democratici, ma anche la fine della disoccupazione e dei bassi salari. Di fronte a queste aspirazioni comuni a tutti i popoli, i potenti e gli sfruttatori del mondo intero hanno paura che il vento rivoluzionario soffi nella loro direzione.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 14 febbraio 2011


http://www.convergencesrevolutionnaires.org
traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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