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Vittoria! Vittoria?

Mondocane fuorilinea (22/6/04) di Fulvio Grimaldi

(27 Giugno 2004)

Rifondazione Comunista-Sinistra Europea – un logo tanto affascinante e innovativo da far ammutolire ogni pretestuosa protesta contro un presunto colpo di mano che sarebbe stato inflitto ai comunisti radunati sotto l’antico simbolo – ha vinto: alcune centinaia di migliaia di voti in più e una percentuale che, grazie anche all’astuta astensione dei centrodestri e destri, è balzata avanti di un punto, 6%. Fra appena dieci elezioni, la cosca piduista-mafioso-golpista permettendo, saremo al 16% e potremo fare, chissà, come Craxi, l’ago della bilancia tra liberisti guerraioli di destra e liberisti guerraioli di sinistra. Ma forse è una prospettiva troppo radicale, meglio, nel frattempo fare comunella con l’idra Amato-D’Alema-Rutelli-Fassino-Mastella e vedere se si può grattargli via qualche scaglia dall’orrida corazza.

Tutto, fuorché incanaglirsi nell’osceno connubio con quanto di quasi sinistra c’è già nelle istituzioni – quel 13% che, unito, provocherebbe un prematuro e irriguardoso incanutimento al socio D’Alema – rischiando di venir meno a un sacro patto di rinascita nazionale che già ha rinchiuso Cofferati - e soprattutto quell’esasperato cofferatismo antisistema che l’incolpevole sindacalista s’era trascinato dietro – nel ridotto felsineo. Tutti insieme al governo nel segno di Luca Corsera di Montezemolo e del papa polacco (a proposito di polacchi, avete visto il paginone del “manifesto” che celebrava, per la penna di Rossanda e dei fanatici filo-slavi Dakli e Karol, la vita, e compiangeva la morte, di Jacek Kuron, braccio destro del liberatore Walesa e protagonista della primavera polacca? E noi che c’era sembrato un estremista di destra, quanto il suo partito, fottuto manutengolo della Cia e del Vaticano! Gli abbagli…Ma ricordiamo male, o era proprio Astrid Dakli che, aggirandosi per il Kosovo – è albanese - appena dopo 78 giorni di bombe Nato all’uranio, con caccia al serbo, criminalità organizzata UCK messa al potere dagli USA e demolizione degli antichi monasteri tuttora in atto, non vide nulla di tutto questo e si rallegrò della liberazione del suo Kosovo? Solo abbagli?)

Il PRC ha dunque preso il 6% . E’ certamente una vittoria. Una vittoria di Cesare. E quando vince Cesare gioiscono, si sa, anche venditori di lucerne e gladiatori, questi ultimi più pronti che mai alla suprema dedizione: morituri te salutant. A parte la celia, non si può non darne atto a quel mago che, sulla soglia del voto, ha saputo, molto meglio di Aznar con le sue bombe di Madrid e dell’esausto sciantoso da crociera nostrano con il suo “abbasso le tasse”, estrarre dal cilindro ben due conigli, che quello di Alice può andare a nascondersi: la dimensione europea, con all’occhiello altermondisti come gli stalinisti-movimentisti del PCF, giustizieri della Jugoslavia (jugoche?), sei antimonarchici del Granducato del Lussemburgo, prezzemolo scandinavo vario, una dozzina di greci collaborazionisti a tutti i costi, qualche addomesticato bolscevico spagnolo, tedeschi che hanno in uggia Liebknecht e Luxemburg peggio che noialtri i “padri spirituali morti non solo fisicamente” (vedi Bertinotti sul “manifesto”). Vabbè, non era poi una novità assoluta: l’eurocomunismo, oggi Sinistra Europea, l’aveva inventato il povero Berlinguer per porre uno scudo sovranazionale tra sé e i compagni che lo inseguivano, brandendo falci e martelli, dopo che Be-Be-Be-Berlinguer aveva sposato la borghesia capitalista, prosseneta Andreotti, e invocato su di sé, contro l’incombente pioggia di sovversivi, “l’ombrello della Nato”. Ma tant’è, riciclare vale talvolta inventare e il buongiorno s’è infatti visto dal mattino di lunedì 14 giugno. L’altra taumaturgia è stata la campagna sulla nonviolenza, così, senza trattino, valore assoluto, archetipo, afflato cosmico, legge mosaica. Anche qui nulla di nuovissimo: prodromi ancor grezzi erano stati i giulivi flagellanti della New Age a propulsione CIA, il tibetanesimo caro ai cultori dell’arianità (ma stranamente sgradito ai servi della gleba sotto il tallone dei lama che gli fregavano i bambini), i socialisti utopisti del romanticismo ottocentesco, i ghandiani, che giustamente al rajà Mahatma attribuiscono il merito di aver sottratto l’India alla presa dei comunisti che in trent’anni di “terrorismo” avevano sfiancato e costretto alla fuga i britannici con tutti i loro ghurka, e, last but not least, Luisa Morgantini, vera e nera musa delle braccia alzate in Palestina come nel Kurdistan turco, in Iraq come a Cuba, in Kosovo (“salvato dai fascisti serbi”) come in Afghanistan.

E giustamente la musa ritorna, invero per il rotto della cuffia, in Europa., dove, perfettamente equanime e bilanciata, dannerà sia Sharon sia chi ne attacca la Gestapo, sia Bush sia chi gli fa zompare le SS in Iraq, Con lei, in lista ovunque per ben quattro volte, star assoluta, candidato universale, protagonista dei punti cardinali, Bertinotti-poker. E chi lo metterebbe in discussione? L’ho visto l’altra sera a “Ballarò”, assolutamente vincente, carismatico, convincente. Oddio, di fronte aveva poca roba: il pozzo e il pendolo, con Fassino nel ruolo del pendolo e il sottosegretario di burro Sacconi in quello del pozzo, senza fondo e senz’acqua. C’era anche Storace, ma serviva come cabaret. E’, il subcomandante Fausto, sicuramente il più bravo. E’ anche l’unico nel PRC che si veda inondato delle luci della ribalta. La tragedia è che lo è da sette anni; in sette anni si è assicurato che non maturasse ed emergesse proprio nessun altro nel suo partito. D’accordo, è monarchia assoluta, ma, caspita, se ti viene un raffreddore o, diononvoglia, un coccolone? Dopo che hai fatto terra bruciata, se non di corifei e yes-men, chi metterai in pista, lo scherzo nominativo Migliore?

Poi abbiamo un supereletto Agnoletto (persona stimabilissima) e un elettoralmente striminzito Musacchio, noto dalle parti di Viale del Policlinico perché principe consorte dell’autorevole Patrizia Sentinelli (Segreteria Nazionale di RC e già connivente del Rutelli sindaco di giubileiana memoria)), cosa che, peraltro, con l’elezione di questo “nobile compagno” (Rina Gagliardi su “Liberazione”, non la “Gazzetta di Pyongyang” su Kim il Sung) non c’entra un beneamato cazzo. Ha preso un mare di voti anche un periferico disobbediente romano, Nunzio D’Erme, zompato al volo sul torpedone “Eurotours SRL” di RC, molto presente nelle piazze, quasi del tutto assente in Consiglio comunale (le istituzioni che schifo, faccia Rutelli), amatissimo, per la verità, tra chi apprezza secchiate di merda su Berlusconi (e non siamo pochi) e inni all’esercito nonviolento e neoglobal dell’ossimorista Marcos (sono rimasti in pochissimi). Ne ha presi anche di più, nello stesso pollaio, il plurionorevole Nichi Vendola, un combattivo politico antimafia ed erudito umanista, con dietro mezzo Mezzogiorno d’Italia. Poi c’è Bertinotti-poker. Per rifondare il comunismo, quindi, su cinque uno che si dice comunista, un altro che pure si dice comunista, ma gli viene da ridere, e tre che a sentirsi definire comunisti chiamano i Ros. Fa niente. Abbiamo il 6%, sicuramente grazie a D’Erme, Morgantini, Agnoletto, la Sinistra Europea e una Nonviolenza a cui la Resistenza pare ovviamente un po’troppo “angelizzata”. Alla fine toccava scegliere tra il disobbediente e l’obbediente. Scelta ovvia per il padre-padrone, chi mai si metterebbe in casa uno che, sì, gli ha portato un po’ di voti, ma alla prima fermata cambia corriera e butta escrementi dal finestrino. E’ stata l’inglorioso cozzo di due opportunismi, ognuno dei quali serviva congiunturalmente all’altro e ognuno dei quali dell’altro se ne fregava altamente. Ora che poi i fratelli di cordata saranno gli Amato, D’Alema, Fassino, Mastella, Montezemolo, chè ti porti a tavola uno come D’Erme che non sa neanche che il coltello si mette a destra, la forchetta a sinistra e il vino si versa non oltre un terzo del calice?

Ma va a guardare il pelo! Cosa conterà mai il tasso di comunismo in quel 6%! Un 6% è un 6% e il resto sono variabili indipendenti, forse dipendenti, forse impazzite. Se lo sono dette anche le opposizioni interne alla maggioranza, si sono rimboccate… le maniche? No, le coperte e hanno spento la luce. Domani è un altro giorno. Costituente. Di qua noi, “sinistra-sinistra”, come scrive Rina-Fede-Gagliardi, di là, ma a noi giunti, loro, i “riformisti”. Ah no? E non sono riforme il pacchetto Treu, l’art. 11 riformato a Belgrado e in Afghanistan e in Iraq pure dall’ONU, la scuola aziendale di Berlinguer, le privatizzazioni di ogni bendidio, la Nato allargata all’universo mondo, la Leva riformata in professionale associazione a delinquere planetaria, i CC quarta e impunita arma d’Italia, gli inceneritori e tralicci Enel dell’ambientalista Chicco Testa a punteggiare l’intero stivale, con Kyoto fatto passare per un balletto Kabuki e il Corpo Forestale dello Stato (unica polizia che non mena, ma protegge alberi) trasformato in gendarmeria municipale nelle regioni del pre-leghista Bassanini… Riformisti della più bell’acqua, c’è poco da sfrucugliare. Tanto quanto gli altri, quelli della nonviolenza, della “spirale guerra-terrorismo”, del “partito femminista, ecologista, pacifista, democratico” e dell’”ispirazione liberaldemocratica”, sono la “sinistra-sinistra” , come scrive su “Liberazione” una signora all’orecchio del capo, Rina-Emilio-Gagliardi.

Compagni, c’è chi non si mette buono buono neanche con un 1% tondo tondo in più Tocca rassegnarsi. “L’unico modo per essere liberi è essere contro (Josè Martì). “Sparate sul quartier generale”, sennò quelli s’abituano (Mao Tse Tung).

Fulvio Grimaldi

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