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Schio, 13 febbraio: Riunione pubblica sul tema «INVARIANZA» STORICA DEL MARXISMO'

(4 Febbraio 2016)

Sabato 13 Febbraio, a Schio (VI), Via Porta di Sotto 43, nella sede del PARTITO COMUNISTA INERNAZIONALE dalle ore 17,00 alle ore 20,00


Proprio in quanto il marxismo esclude ogni senso della ricerca di «verità assoluta», e vede nella dottrina non un dato dello spirito sempiterno o della astratta ragione, ma uno «strumento» di lavoro ed un’ «arma» di combattimento, esso postula che nel pieno dello sforzo e nel colmo della battaglia non si abbandona per «ripararlo» né lo strumento né l’arma, ma si vince in pace e in guerra essendo partiti brandendo utensili ed armi buone. Una nuova dottrina non può apparire in qualunque momento storico, ma vi sono date e ben caratteristiche – e anche rarissime – epoche della storia in cui essa può apparire come un fascio di abbagliante luce, e se non si è ravvisato il momento cruciale ed affisata la terribile luce, vano è ricorrere ai moccoletti, con cui si apre la via il pedante accademico o il lottatore di scarsa fede. Per la classe proletaria moderna formatasi nei primi paesi dal grande sviluppo industriale capitalistico le tenebre sono state squarciate poco prima della mezzeria di secolo che precede la presente. Righe tratte da 'LA «INVARIANZA» STORICA DEL MARXISMO' 1952. (Nota: Poco prima della meta del 1800 'le tenebre sono state squarciate... e l'integrale dottrina marxista del proletariato ...è apparsa come un fascio di abbagliante luce'. Proviamo a riflettere: se escludiamo la teoria del cambiamento socio economico graduale, se riteniamo che le transizioni lente e costanti dei modi di produzione non sono decisive ai fini del mutamento dei paradigmi sociali, perché, citiamo 'Secondo il marxismo non vi è progresso continuo e graduale nella storia quanto (anzitutto) alla organizzazione delle risorse produttive, ma una serie di distanti, successivi balzi in avanti che sconvolgono tutto l’apparato economico sociale profondamente e fin dalla base. Sono veri cataclismi, catastrofi, rapide crisi, in cui tutto muta in breve tempo mentre per tempi lunghissimi è rimasto immutato' allora si comprende meglio perché non ha senso positivo, citiamo ancora 'sostituire parti, tesi, articoli essenziali del «corpus» marxista che da circa un secolo possediamo' . I paradigmi conoscitivi (scientifici) sono mutati in modo veloce 'poco prima della mezzeria di secolo', il 1800; la teoria marxista, come un fascio di abbagliante luce, ha squarciato e ha rimesso sui piedi le precedenti visioni della realtà (filosofia idealista, economia borghese classica...), svelandone gli aspetti ideologici, e salvando, dialetticamente, il loro nucleo non ideologico. Quindi postulare la sostituzione e l'aggiornamento del corpo dottrinario marxista non ha senso, a meno di volere affermare il contrario di quanto sostenuto nel punto sette 'non vi è progresso continuo e graduale nella storia').
Il carattere del periodo seguente a quello «esplosivo» in cui la stessa novità della nuova rivendicazione la rende chiara e a limiti taglienti, può essere ed è, in ragione della cronicizzazione delle situazioni, di equilibrio tale, che non si ha miglioramento e potenziamento, ma involuzione e degenerazione della cosiddetta «coscienza» della classe. I momenti – tutta la storia del marxismo lo prova – in cui la lotta di classe si riacutizza, sono quelli in cui la teoria ritorna con affermazioni memorabili alle sue origini e alla sua prima integrale espressione; basti ricordare la Comune di Parigi, la Rivoluzione bolscevica, il primo dopoguerra mondiale in Occidente... Il principio della invarianza storica delle dottrine che riflettono il compito delle classi protagoniste, ed anche dei potenti ritorni alle tavole di partenza, opposto al pettegolo supporre ogni generazione ed ogni stagione della moda intellettuale più potente della precedente, allo sciocco film del procedere incessante del civile progresso, ed altre simili borghesi ubbie da cui pochi di quelli che si affibbiano l’aggettivo di marxista sono davvero scevri, si applica a tutti i grandi corsi storici. Righe tratte da 'LA «INVARIANZA» STORICA DEL MARXISMO' 1952. (Nota: la cosiddetta 'coscienza di classe', e usiamo il termine anche noi con le virgolette, nel periodo seguente alla lucida chiarezza determinata dal fascio di luce sprigionatosi nel momento di massima intensità dello scontro di classe, 'in ragione della cronicizzazione delle situazioni successive', non può che involvere e degenerare. Ecco descritta la base sociale essenziale dell'opportunismo, e al contempo la ragione politica e teorica per preservare l'invarianza, cioè l'acme conoscitivo raggiunto in un periodo di scontro sociale totale).

Partito Comunista Internazionale - Schio

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