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La fatalità dominante

La fatalità dominante

(26 Novembre 2011) Enzo Apicella

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(Di lavoro si muore)

MORTI SUL LAVORO: IN ITALIA SI CONTINUA A MORIRE COME NELL’800

(2 Ottobre 2018)

Sabato 6 ottobre 2018 - ore 15,30 – ASSEMBLEA presso il CENTRO DI INIZIATIVA PROLETARIA “G. Tagarelli” Via Magenta 88 Sesto San Giovanni. Dibattito sui morti sul lavoro con lavoratori e delegati RSU di diversi sigle sindacali.

vogliamo giustizia per i nostri compagni morti

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2018 sono 713 i morti sui luoghi di lavoro, oltre 1000 se si calcolano quelli in itinere. Morti sul lavoro, infortuni e malattie professionali non sono un caso del destino: sono – e sono sempre stati - il risultato di un’intensificazione dello sfruttamento, di ritmi di lavoro inumani che provocano condizioni di vita e di lavoro insicuro in ambienti insalubri, senza adeguate protezioni per i lavoratori. Sono le vittime del profitto e della brutalità del sistema capitalista di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Le chiamano “morti bianche”, come se i lavoratori assassinati fossero morti per caso, senza responsabilità di nessuno; qualcuno sostiene persino che la colpa è da attribuire alla disattenzione degli operai stessi.

Pur di aumentare i profitti, i padroni risparmiano anche i pochi centesimi sulle misure di sicurezza, sostenuti in questo da leggi che tutelano la proprietà privata dei mezzi di produzione. Anche nei pochi casi in cui sono inquisiti, se la cavano monetizzando la morte, la salute e la vita umana degli sfruttati o con la prescrizione.
In ogni caso, i loro delitti contro i lavoratori continuano a restare impuniti.
Quanti padroni sono in galera, nel nostro paese, per aver assassinato migliaia di lavoratori?

I governi cambiano e si susseguono, ma gli operai continuano a essere sfruttati e a morire come prima, più di prima.
Gli operai, i lavoratori, nella democrazia borghese sono solo merce forza lavoro da usare quando l’industria tira e da licenziare quando non servono più a valorizzare il capitale.
Senza organizzazione gli operai in questa società non sono altro che carne da macello dei padroni.

All’indignazione, alla rabbia, dobbiamo unire la mobilitazione nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi di lavoro, contro lo sfruttamento e i morti sul lavoro che evidenziano la realtà della contraddizione capitale/lavoro. E’ ora di smettere di indignarci e passare all’azione. E’ ora di ricominciare a discutere come organizzarci come classe operaia per dare risposte unitarie alla barbarie capitalista.

Con l’assemblea del 6 ottobre vogliamo costruiamo momenti di discussione e di organizzazione con altri lavoratori, partendo dai nostri interessi di classe, a prescindere dalle sigle sindacali o politiche di appartenenza: basta lacrime e divisioni.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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