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(29 Marzo 2010) Enzo Apicella
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Marzotto: accettare il fatto compiuto? No ai licenziamenti

(31 Agosto 2005)

DICIAMO SUBITO CHE NON CI PIACCIONO, CHE CONSIDERIAMO SUBALTERNE E PERDENTI LE REAZIONI SINDACALI E ISTITUZIONALI ALL’ENNESIMO ANNUNCIO DI LICENZIAMENTI DA PARTE DELLA MARZOTTO.

Pur giustamente arrabbiati per il modo con cui l’amministrazione ha comunicato la cosa e aggiungiamo noi per come concepisce le relazioni sindacali, le prime reazioni sono di fatto una accettazione della CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI SCHIO E DEI RELATIVI 125 LICENZIAMENTI.

Già si sta discutendo su percorsi formativi, di mobilità, di possibilità da riqualificazione: questo mentre i lavoratori sono ancora dipendenti Marzotto.

Finchè gli operai ci sono (anche se in cassa integrazione) abbiamo la forza per RIFIUTARE QUESTI LICENZIAMENTI.

Quanto sta succedendo al gruppo Marzotto è esemplificativo di come funzioni l’economia nel nostro paese.

L’attuale proprietà, fior di investitori, di neoricchi stanno speculando in borsa mentre è in corso la “guerra “ per il controllo del gruppo; questi stanno facendo guadagni favolosi, a nessuno di loro interessa il destino dei lavoratori.

Lavoratori che vedono questa guerra trasformarsi in una caporetto occupazionale.

STIAMO SOSTENENDO DA ANNI CHE GLI STABILIMENTI ITALIANI NON SONO PIU’ STRATEGICI per la Marzotto con la conseguenza che anche quelli di Valdagno sono considerati solo segmenti produttivi da monitorare continuamente per valutarne l’eventuale convenienza produttiva: per cui nessuna garanzia per il futuro.

Vale la pena di ricordare che ormai i dipendenti della Marzotto/Lanerossi in Italia (compreso Valentino e confezioni), dopo le chiusure di Manerbio, Mortara, Praia Mare i dimezzamenti di Piovene e Schio , sono rimasti circa un migliaio e rischiano di essere lasciati soli al loro destino.

Ricordiamo a tutti i lavoratori e i cittadini i miliardi di lire che Marzotto e Lanerossi hanno ricevuto dalle casse pubbliche nel corso degli anni (82 MILIARDI nel vicentino nel corso degli ultimi 10), soldi pubblici che sono finiti nelle tasche dei padroni, degli azionisti e che non hanno salvato un posto di lavoro, anzi finanziando la ristrutturazione sono serviti a far sparire migliaia di posti di lavoro.

Se questi sono i risultati: è ora di invertire la rotta lottando e reclamando insieme il diritto al lavoro e allo stipendio per tutti.

Come sindacato di base presente all’interno degli stabilimenti con propri iscritti e propri eletti in RSU chiediamo di essere convocati dalla direzione e sentiti dalle istituzioni al pari delle altre OOSS.

Ma gli incontri non bastano bisogna decidere le azioni di lotta conseguenti.

1) non si deve ripetere quanto successo nel passato quando i lavoratori dei vari stabilimenti sparsi nel territorio italiano sono stati lasciati soli a difendersi, nella speranza vana che la loro morte fosse la vita degli altri. Illusione, come si vede non si sta salvando nessuno, per cui la CUB invita tutti i lavoratori all’unità e alla solidarietà,

2) gli obiettivi devono essere chiari: NO AI LICENZIAMENTI.

3) vogliamo un piano garantito dal Governo (visto tutti i soldi pubblici che Marzotto ha ricevuto) per nuovi prodotti; inoltre chiediamo che alcune produzioni tessili attualmente fatte all’estero tornino in Italia e negli stabilimenti vicentini,

4) basta trattative separate e centralizzate, tutti i sindacati devono essere coinvolti e a decidere siano i lavoratori.

CUB Marzotto
Confederazione Unitaria di Base Vicenza - Via N.Del Crande 24-tel. 0444 514937- fax 0444316893

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