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TENSIONI E DIFFORMITÀ
DI UN GIGANTE CONTRADDITTORIO

(25 Giugno 2019)

da prospettiva marxista

La dimensione è al contempo un elemento di forza e di debolezza per il capitalismo cinese. La potenza demografica, con i suoi impieghi produttivi e militari, la vastità continentale del mercato interno, un enorme bacino rurale di reclutamento di forza-lavoro, tutto ciò contribuisce alla forza competitiva della Cina. Ma la vastità del territorio della Repubblica Popolare Cinese porta con sé anche problemi, sfide e criticità.
La vulgata dell’immancabile destino vincente per il colosso asiatico nella competizione globale tende a considerare la Cina sostanzialmente come un blocco monolitico, al massimo riservando qualche cenno alle regioni più notoriamente al centro di tensioni con il potere centrale, come il Tibet o lo Xinjiang. In realtà la sovranità di Pechino racchiude una complessa molteplicità linguistica, culturale, etnica, storica, insieme a forti disparità economico-sociali. Tale complessità contiene tanto elementi di forza e risorse quanto fragilità e potenziali elementi critici. È e sarà l’andamento del confronto interimperialistico a determinare in gran parte il significato storico e le ricadute concrete di questa eterogeneità.
Intanto, lo scontro politico e le mobilitazioni di massa ad Hong Kong offrono un significativo angolo di visuale su questa problematica e una possibile anticipazione di quelle che potranno essere più gravi tensioni all’interno dello spazio dello Stato cinese. È indubbio che la regione amministrativa speciale di Hong Kong costituisca una realtà contrassegnata sotto vari aspetti da una spiccata singolarità nel quadro storico, economico, politico cinese. Altrettanto evidente è che i legami con l’Occidente rendono gli sviluppi politici di questo territorio suscettibili di una particolare copertura mediatica internazionale. Ma rimane il fatto che i problemi di gestione e sintesi politica che l’ex colonia britannica pone a Pechino si vanno ad aggiungere ad una lista abbondante e diversificata. Le reazioni delle autorità cinesi hanno, inoltre, messo in luce quanto il potere centrale sia consapevole della carica destabilizzante delle differenziazioni che attraversano lo spazio e l’ordinamento della Repubblica popolare. Le accuse di ingerenza rivolte agli Stati Uniti e alle istituzioni europee in riferimento alle proteste per la legge sull’estradizione sono un chiaro segnale di quanto Pechino sia sensibile alla possibilità da parte di altre potenze di incunearsi e fare leva sulle differenze e l’eterogeneità del gigante cinese. Queste accuse sono soprattutto un avvertimento e un altolà rivolti al futuro.
Troppo spesso la contraddittoria complessità della formazione sociale e politica cinese è ignorata o rimossa nella costruzione ideologica di una emergente superpotenza, definitivamente compatta e coesa intorno al proprio successo economico, votata al protagonismo assoluto nel confronto interimperialistico, determinante e mai determinata, soggetto e mai oggetto delle pressioni e delle dinamiche negli sviluppi dei rapporti tra potenze. Non abbiamo gli elementi per pretendere di predire con sicurezza che un esito dell’andamento della contesa imperialistica sarà il drammatico accentuarsi delle linee divisorie nel territorio dello Stato cinese. Ci limitiamo a constatare che queste divisioni, queste differenze hanno un peso significativo nella storia di questo Stato, senza che siano state risparmiate persino esperienze di guerre civili. Aggiungiamo poi che la questione del contenimento e della gestione di questa differenziazione, con esiti che non possiamo oggi prevedere, si pone e si porrà nel divenire delle relazioni dell’imperialismo e dell’acuirsi dei suoi antagonismi. Questi grandi e terribili sviluppi potranno essere compresi e correttamente analizzati politicamente dalle soggettività rivoluzionarie solo se queste sapranno emanciparsi dall’influenza degli stereotipi, dei riduzionismi, degli schematismi partoriti dai processi ideologici borghesi. La potenza cinese è un intreccio e un’interazione di forza e debolezza, un risultato in divenire, all’interno delle dinamiche globali dell’imperialismo, di molteplici relazioni, nessi e conflitti. È un processo di sintesi – mai scontato nei suoi vari, mutevoli e concreti risultati – di profonde differenze. I fatti di Hong Kong, per quanto ancora contenuti sulla scala degli urti imperialistici, confermano come la rappresentazione di un gigante cinese senza crepe, di un colossale monolite imperiale sia una fuorviante caricatura ideologica.

Prospettiva Marxista

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