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(28 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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RESOCONTO ASSEMBLEA CLA TENUTASI A FIRENZE SABATO 27/06/20

(9 Luglio 2020)

fronte unico bla bla bla n. 3

L’incontro, il primo “fisico” dopo i lunghi mesi di emergenza sanitaria che hanno impossibilitato questi tipi di appuntamenti, ha visto la presenza di circa 50 compagni/e provenienti da diverse aree geografiche.
Non è stato possibile per problemi tecnici stabilire una connessione per permettere di seguire l'assemblea in videoconferenza e ce ne scusiamo coi compagni che hanno tentato di collegarsi.
L’intervento introduttivo – qui allegato – ha delineato alcuni tratti salienti del Coordinamento: per quale tipo di unità ci battiamo, cioè unità d'azione della classe lavoratrice e del sindacalismo conflittuale; volontà di muoversi nel campo sindacale mantenendo separato l'ambito partitico; dorsali d'azione del Coordinamento.
Un compagno dell'ADL di Varese ha posto l’accento sulla necessità di riflessioni più profonde: c’è sfiducia nei confronti dell’operato delle sigle di base che solamente in singoli momenti riescono ad esprimersi e sfondare. Continuando con la linea degli scioperi contrapposti (vedi quello recente nella sanità) non riescono a diventare reale alternativa alla sigle di regime. Propone di “provocarli”, ad esempio, sulla questione della rappresentanza. Unità ai fini di ricostruire un percorso che possa e debba contendere seriamente il ruolo di guida e riferimento alla triplice.
Una compagna dei Cobas Sanità Università Ricerca ha sottolineato come si continui a perdere tempo e non cogliere l’occasione di unirsi a livello sindacale, nonostante ormai sia palese che nemmeno l’emergenza Covid porterà ad un ripensamento verso il pubblico della sanità ma anzi si continuerà ad andare nella direzione opposta, sia a livello politico che di dirigenza aziendale. Ha ribadito l’inesistenza di piani pandemici (fermi da 10 anni!) e l’importanza della formazione e della professionalità, soprattutto nei primi dieci giorni della pandemia, degli operatori sanitari che hanno impedito un danno ancora peggiore di quello purtroppo già notevole che tutti abbiamo conosciuto. Denuncia la messa in smart working da parte aziendale di coloro che avrebbero dovuto sorvegliare sul rispetto della sicurezza.
Viste le numerose iniziative delle sigle di base, il CLA dovrebbe farsi carico di costruire una iniziativa dal basso ripartendo dai tanti appelli promossi in queste settimane, spingendo i delegati a fare pressione sulle proprie dirigenze e arrivare ad un vero sciopero della sanità il prossimo autunno. Propone la costituzione di un gruppo di lavoro della sanità con l’obiettivo di riunire sigle, coordinamenti, comitati, collettivi, ecc per la stesura di una piattaforma condivisa per ottobre.
Un compagno dell’opposizione CGIL, facendo riferimento al lavoro che svolge all’interno della propria area, ha ribadito l’importanza di far crescere il consenso dei punti cardine del CLA tra i delegati e attivisti delle varie sigle, in modo da mettere sempre più alle strette le dirigenze.
Ha posto l’attenzione sul fatto di come i media padronali siano stati costretti in questi giorni a parlare di vicende come quelle della Thyssen Krupp, del ponte Morandi e del delegato Cisl FP licenziato: la controparte si mobilita, noi dobbiamo contrastarla e lavorare per assumere il “diritto di cronaca” rispetto a tali eventi.
Propone la costituzione di un gruppo di lavoro che si occupi di salute, sicurezza e repressione nei luoghi di lavoro. Ad oggi non c’è nessuno in grado di portare avanti un lavoro di controinformazione, denuncia e formazione su questi temi. Necessario lo sviluppo di una campagna nazionale di opinione, lotta e mobilitazione, avvalendosi anche di esperti in materia come ad esempio Medicina Democratica, firmataria, tra le altre cose, dell’ultimo volantino CLA sulla sanità.
Un compagno ferroviere della CUB Trasporti ha riportato l’esperienza, che dura da cinque anni, dello sforzo per fare passi avanti nell'unità d’azione del sindacalismo di base in ferrovia. Un lavoro non certo facile, dove ci vuole pazienza e capacità di incassare, che ha dovuto e deve ancora oggi scontrarsi con diffidenze e pregiudizi, ma che ribadisce che da soli non si va lontani. In questo contesto, la spinta è venuta dal basso, dai lavoratori: l’unità per esprimere una forza maggiore, guardando e valorizzando quello che accomuna e non ciò che divide.
Conclude facendo riferimento alla mancata, ad oggi, presa di posizione ufficiale da parte del CLA rispetto al Fronte di lotta No Austerity (FLNA) che ne chiarifichi il livello di relazione (in giornata è arrivata poi un’email dal FLNA che invita il CLA ad una loro assemblea prevista a luglio).
Ezio Gallori, sindacalista storico dei macchinisti Fs, annuncia che il Cobas Ataf ha visto riconoscere dal Tribunale di Firenze illegittimo il ccnl firmato da Cgil Cisl e Uil relativamente alla sanità complementare e alla pensione integrativa. Poi riporta la situazione dell'ambito pensioni: hanno effettuato il furto del contributivo, legato al Pil, economia, a questioni soggettive, inventate da loro che cascheranno addosso. Dal primo gennaio diminuiscono il quoziente di rivalutazione e rivedono le aspettativa di vita, ma c'è di più, hanno legato le pensioni al Pil e questo altro anno sappiamo che diminuirà!! Le aziende non versano più, i lavoratori diminuiscono, chi ci pagherà le pensioni? Porta la sua esperienza: per lui la democrazia sindacale è la democrazia di classe, la democrazia è sindacato di classe. Ha distribuito la “Carta dei diritti degli anziani” perché c'è bisogno di riportare sulla scena politica e sociale gli anziani che non contano più nulla, riportare sulla scena politica e sociale, che hanno esperienza di vita e nel mondo del lavoro. Carta che parla dell'obbligo di costituire consulte comunali, regionali e nazionali degli anziani, ma solo quegli anziani impegnati per oltre 5 anni nelle organizzazioni degli anziani senza scopo di lucro.
Un’altra compagna della sanità, della Confederazione Cobas (pubblico impiego), dopo aver giudicato positivamente le proposte dei due gdl, ha posto la questione di come la destra si stia mobilitando contro le defezioni della sanità toscana. Se non si interverrà a dovere, a fine emergenza il vero vincitore sarà il privato: i pazienti, ma purtroppo anche parte del personale medico, vengono messi nella condizione di credere nella migliore offerta proposta dal privato.
Riportando il fatto che alla Bartolini di Pisa continua ad esserci un indice infortunistico altissimo (uno al mese) denuncia l’impossibilità, per motivi burocratici e contrattuali, di effettuare controlli sulla sicurezza, analogamente a quanto accaduto anche altrove, durante i mesi di emergenza.
Un compagno del Cobas Poste, dopo essersi reso disponibile a collaborare nel gdl salute-sicurezza-repressione, ha proposto di formalizzare un documento che vada nella direzione di chiedere alle dirigenze delle sigle di base, come mai continui a stentare il cambiamento di rotta, invitandole a prendere una posizione sul CLA. Questo in parallelo ad un lavoro di pressione e battaglia politica di tutti/e dentro le proprie O.S..
Un compagno di Voci operaie ha aggiornato sullo stato del processo a carico dei padroni della SMEV (azienda di Bassano del Grappa – Vi) che li ha visti condannati a 20 mesi. Riportato il lavoro locale con CUB e USB di Vicenza che ha reso possibile la partecipazione a Torino lo scorso 7 dicembre. Disponibilità di collaborazione per il gdl salute-sicurezza-repressione.
Un altro compagno di ADL Varese ha riproposto l’importanza del tema della rappresentanza. Propone una sorta di statuto generico all’interno dei luoghi di lavoro dove sono presenti più sigle di base, funzionale all’unità d’azione. Ritiene opportuno lavorare per “entrare” e “contare” nelle aziende, superando così la sola testimonianza.
Un compagno del Comitato salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni ha ribadito la centralità che deve avere il tema salute nelle battaglie. Ha riportato l’esperienza del comitato nella vicenda (presenza di amianto) che ha visto coinvolto il magazzino delle poste di Peschiera Borromeo: qui le sigle, prima divise e poi unite, sono riuscite a strappare risultato importante. Ritiene buona la proposta di ADL di invitare le organizzazioni a discutere su massimo 4-5 punti che come CLA poniamo sui temi della salute, sicurezza e repressione.
Una compagna di Assemblea 29 giugno ha posto l’attenzione sull’obbligo di fedeltà e sulle mutazioni che hanno subito negli anni. L’etica è posta al di sopra di tutto, anche delle leggi, per orientare i comportamenti da tenere. Ritiene inoltre necessario lavorare contro la delega.
Un compagno della scuola, rsu FLC opposizione CGIL, ha riportato sul lavoro che svolge all’interno della propria sigla per spingerla, insieme ad altri/e, a tenere delle posizioni molto più a sinistra rispetto a quelle “previste”. Cita l’esperienza della “buona scuola”, quando tutti si dovettero unire alla spinta proveniente dal basso delle assemblee dei delegati e dei comitati. L’impegno odierno riguarda il contrasto alla riapertura delle scuole a settembre in condizioni insicure. Rispetto alla didattica a distanza (dad), ritiene necessario criticarla in quanto massacrante, poco produttiva e modalità di insegnamento dove si perde qualsiasi limite tra tempo di vita e di lavoro. Riporta dello scarso contrasto sindacale che si è dato a tutto ciò, chiamando uno sciopero tardi e a decreto approvato. Per settembre prevede probabile il rinnovo della dad o comunque di misure attuabili istituto per istituto (causa non finanziamento scuola pubblica), l’ingresso del terzo settore ai fini dell’insegnamento e il rischio concreto della contrattualizzazione della dad.
Un compagne ex ospedaliere ha raccontato la lontana ma da non dimenticare esperienza dello sciopero di 44 giorni degli ospedalieri al Careggi di Firenze nel 1978, estesosi a livello nazionale. Le categorie trainanti furono quelle più basse, che riuscirono a trascinarsi dietro gli infermieri, oggi vittime dell'inganno della “professionalità”, che li vuole separare dagli altri lavoratori del settore. A questo medesimo fine divisorio sono state adottate nei decenni passati le esternalizzazioni delle attività portate avanti da quei lavoratori delle categorie “più basse” che nel '78 trainarono la lotta. Va quindi ricomposta l'unità dei lavoratori partendo da quelli in peggiori condizioni ed oggi in buona parte esternalizzati. Circa la rivendicazione della sanità pubblica va sottolineato come questa vada meglio circostanziata altrimenti diviene inadeguata e anche rischiosa. Infatti una sanità pubblica ma “aziendalizzata”, quale è in Italia, non offre garanzie e condizioni migliori né ai lavoratori né alla popolazione. Ciò che conta sono la gratuità e disponibilità la dei servizi sanitari per la classe lavoratrice.
Il CLA quindi – come da conclusioni esposte dalla compagna ferroviere del sindacato CAT – si propone di sviluppare il proprio lavoro per campagne, attraverso il gruppo di lavoro su sicurezza/salute/repressione a cui già in diversi compagni e compagne qui presenti hanno dichiarato di voler partecipare. Nelle prossime settimane i compagni e le compagne attivi in nell'ambito sanità, valuteranno la proposta e le modalità di promuovere il gruppo di lavoro sulla sanità. Verranno sondati i gruppi dirigenti delle diverse sigle di base e verificare la loro disponibilità ad agire unitariamente anche costruendo per l'autunno uno sciopero unitario. Da portare avanti l’impegno nella difesa del diritto di sciopero, oggi pesantemente sotto attacco, come la solidarietà e il sostegno concreti verso chi viene colpito dalla repressione, a maggior ragione quando sono in gioco la vita e la salute dei lavoratori e verso le lotte che si esprimono contro i licenziamenti individuali e di massa.
Mercoledì 08 luglio 2020

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe (CLA)

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INTERVENTO INTRODUTTIVO ASSEMBLEA CLA TENUTASI AL CPA – FI SUD SABATO 27/06/20
Vogliamo iniziare questa assemblea tornando a parlare un poco del Coordinamento.
La nostra non è l'unica iniziativa che si richiama all'unità. E non è certo nostra intenzione muoverci su un piano concorrenziale con altre iniziative simili alla nostra, la qual cosa sarebbe in palese contraddizione con la nostra ragion d'essere.
Vi sono però dei caratteri che noi crediamo distinguano il nostro Coordinamento da gran parte delle altre iniziative simili.
A noi preme sottolineare e spiegare tali differenze non per un gusto fine a se stesso di distinguerci ma in quanto crediamo che in esse risieda la giusta strada per raggiungere quel comune obiettivo da tutti rivendicato: l'unità dei lavoratori.
Intanto penso che sia il caso di dire che la parola “unità” sia una fra le più abusate e per questo pericolose. Bisogna sempre chiarire bene di quale unità si parli.
Tipicamente il padronato, di fronte alla crisi della sua economia, chiama all'unità nazionale, cioè all'unità fra i lavoratori ed i loro sfruttatori, per scaricarne sui primi gli effetti e difendere il proprio privilegio sociale e dominio politico.
L'unità nazionale è anche il dogma del sindacalismo collaborazionista: ne è il più recente esempio il richiamo a un “contratto sociale” da parte del segretario generale della Cgil. Dagli anni della ricostruzione postbellica al preteso rilancio post-covid 19, passando per la svolta dell'EUR – che poi appunto non era una svolta ma uno svelare la continuità mai abbandonata da parte della dirigenza Cgil – la litania è sempre stata quella del “patto sociale” fra lavoratori e padroni in “difesa dell'economia nazionale”.
Ma il sindacalismo collaborazionista evoca anche un altro tipo di unità: quella sindacale, intendendo con essa l'unità fra i tre grandi sindacati di regime: Cgil, Cisl e Uil. Questa unità ha come obiettivo il riconoscimento da parte del padronato della esclusiva a trattare riservata a questi sindacati e porta in pegno la pace sociale, cioè il controllo che questi sindacati riescono ad avere sui lavoratori impedendone la lotta.
Il sindacalismo di classe promuove l'unità della classe lavoratrice sul piano della lotta, una lotta che, essendo rivolta contro la classe padronale ed contro il suo regime politico, spezza l'unità nazionale.
Anche per questo il nostro Coordinamento parla non di mera e semplice “unità dei lavoratori” ma di “unità d'azione dei lavoratori e del sindacalismo conflittuale”.
“Unità d'azione dei lavoratori” perché, ad esempio, crediamo che – in linea generale pur se non assoluta – questa vada perseguita anche con quei lavoratori che ancora seguono le mobilitazioni promosse dai sindacati di regime, per rapportarci con essi e portarli sul terreno della vera lotta.
“Unità d'azione del sindacalismo conflittuale” quale strumento non unico ma indispensabile per raggiungere il più elevato grado di unità d'azione dei lavoratori. Non attraverso una mera sommatoria di sigle – secondo una critica debole che più volte ci è stata rivolta – bensì battendoci per questo obiettivo “dal basso”, nella consapevolezza, dataci da decenni di milizia nel sindacalismo di base, che la maggioranza delle sue dirigenze si oppone ad essa.
E qui arriviamo all'ultimo importante distinguo necessario quando si parla di unità e che caratterizza il nostro Coordinamento e la strada che proponiamo.
Noi sosteniamo infatti che tale unità d'azione vada ricercata fra i lavoratori e fra le forze del sindacalismo conflittuale, di classe, e non sul terreno partitico.
Riteniamo cioè che un Coordinamento, un Fronte, un Patto d'Azione, debba essere di natura sindacale e non sindacal-partitica.
Questo non perché sosteniamo la apoliticità dell'azione sindacale e del sindacato. Nient'affatto. Al contrario ogni azione sindacale ha un senso ed un valore politico.
Ma la capacità del militanti politici che sono anche lavoratori attivi nella lotta sindacale dev'essere quella di dimostrare la validità del proprio orientamento politico ad indicare i mezzi pratici più idonei alla lotta per gli obiettivi immediati che interessano ai lavoratori, cioè appunto nella lotta sindacale che non si nutre di programmi politici ma di obiettivi economici e di condizioni di lavoro e di vita “a corto raggio”.
Se invece, in un fascio di forze sindacali si inserisce un partito o una alleanza di partiti, il risultato è da un lato inibire i lavoratori di diverso orientamento politico, o senza ancora un orientamento politico, dall'avvicinarvisi; dall'altro provocare il boicottaggio dell'iniziativa da parte di quelle forze sindacali dirette da forze politiche avverse a quelle inserite nel fronte o coordinamento sindacal-partitico.
In estrema sintesi:
se tutti i militanti politici che sono lavoratori compiono lo sforzo di tradurre in termini pratici di lotta sindacale i rispettivi orientamenti politici, e per questa via – certamente dura e faticosa – cercano di guadagnarsi la fiducia dei lavoratori, allora da un lato una unione di forze sindacali è possibile, certo non escludendo il dibattito e il confronto fra i vari indirizzi di lotta immediata proposta, dall'altro si garantiscono le condizioni affinché si coinvolga una platea più ampia di lavoratori;
se invece si sceglie la strada di coordinamenti, patti, fronti misti sindacal-partitici, ciò che si rifletterà in essi saranno le inevitabili divisioni sul piano partitico, col risultato di generare tanti coordinamenti, fronti, patti “per l'unità dei lavoratori” quanti sono i fronti partitici.
Questa nostra impostazione determina anche le modalità del nostro rapporto con altre iniziative che si richiamano all'obiettivo dell'unità d'azione dei lavoratori ma che pensano di perseguirlo non attenendosi solo al terreno sindacale bensì di coinvolgere anche quello partitico. Noi abbiamo affermato e confermiamo la nostra disponibilità a collaborare con queste iniziative laddove e fintanto esse agiscano in campo sindacale.
Come i compagni dopo di me racconteranno in modo più completo il nostro Coordinamento si muove sostanzialmente – nei limiti e nel rispetto delle proprie forze, evitando cioè responsabilmente di fare il passo più lungo della gamba, di farsi carico di impegni che non è in grado di onorare – su due binari.
Da un lato ci facciamo promotori di un lavoro su due argomenti specifici e di iniziative relative, alle quali invitare delegati del sindacalismo conflittuale e lavoratori iscritti o non iscritti ai sindacati. Questi settori di intervento sono la sicurezza e la salute sul posto di lavoro e nel territorio e la questione della sanità.
Dall'altro i compagni promuovono e si battono all'interno delle rispettive organizzazioni sindacali per l'unità d'azione del sindacalismo conflittuale.
Piccoli risultati ai quali ci ispiriamo, che sosteniamo e che in alcuni casi, in piccola misura, abbiamo contribuito a favorire, sono il cartello unitario del sindacalismo di base fra i postali, i comunicati unitari fra i ferrovieri, quelli dei militanti del sindacalismo di base di diverse fabbriche FIAT, il coordinamento intersindacale nato a Milano per i lavoratori del settore turistico-alberghiero.
I compagni iscritti all'Usb – di cui faccio parte – della sanità privata e aderenti al CLA hanno portato solidarietà in questi mesi alle lotte all'Istituto Sacra Famiglia di Lecco, pur controllata dai sindacati collaborazionisti, e a quelle dell'ospedale San Raffale di Milano, dove operano altri sindacati di base. Si sono battuti internamente al sindacato nella direzione della costruzione di una mobilitazione unitaria del sindacalismo di base per i lavoratori della sanità pubblica e privata, non riuscendo a impedire lo scioperi in assoluta solitudine del prossimo 2 luglio, in cui comunque come CLA interverremo portando solidarietà ma denunciando i limiti di tale azione.
Lascio la parola ai compagni e alle compagne per riempire di contenuti e precisazioni queste indirizzi di azione del CLA qui accennati.
Sabato 27 giugno 2020

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe (CLA)

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe (CLA)

2002