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A 20 anni dall’11 Settembre

(6 Settembre 2021)

Anteprima da Il Partito Comunista n. 412 - 2021

il partito comunista

Una marea di scemenze patriottiche investirà gli Stati Uniti a celebrare i venti anni dagli attacchi dell’11 Settembre 2001.

Tutti ci inzuppano, dai personaggi dei media, che ogni anno si dilungano sulla tragedia, giù giù fino ai piccoli dettaglianti che ne vendono cimeli ai turisti di New York City: chi passa davanti al World Trade Center Memorial a Manhattan ne assiste al rituale macabro e bigotto.

Ma questa meschina espressione della memoria nazionale oscura il vero significato di quegli eventi. Gli attacchi dell’11 Settembre hanno segnato un trapasso di grande significato storico mondiale. Oggi appare particolarmente evidente, nel loro ventesimo anniversario, quando l’occupazione statunitense dell’Afghanistan si sta sgretolando davanti ai nostri occhi. Quegli attacchi hanno rappresentato la prima crepa evidente nel potere imperiale degli Stati Uniti dopo la fine della guerra fredda, che ha continuato a disintegrarsi nei due decenni successivi, e ora appare al collasso.

L’11 Settembre ha segnato la fine, che sembrò allora improvvisa e inattesa, del sistema imperialista post-Guerra Fredda. Il disfarsi dell’imperialismo russo dopo il 1989 aveva lasciato gli Stati Uniti unico Stato imperiale a dominare. Gli scribacchini stipendiati della borghesia americana chiamarono questo sistema internazionale “unipolare”, con gli Stati Uniti “egemoni”.

Venne l’11 Settembre a dimostrare che non era vero. Nel vantato culmine assoluto del potere degli Stati Uniti, ci dissero che diciannove martiri di un’organizzazione terroristica internazionale erano stati in grado di uccidere tremila persone in due delle città più importanti.

Il sistema capitalistico mondiale non è mai stabilmente “unipolare”, e nessuno Stato può garantirsi la egemonia. Le reti di interessi internazionali, che siano organizzazioni formali e aperte o connessioni informali e segrete, esisteranno sempre nel moderno mondo del capitale, e sovente sono altrettanto o più potenti di molti Stati. La borghesia, classe proveniente e nutrita dalle reti del mercantilismo mondiale della fine del Medioevo, conosce molto bene questi circuiti. Ed è stata una rete internazionale di capitalisti che ha gettato le basi di Al Qaeda, gli “arabi afgani” degli Stati del Golfo, che avevano sostenuto i mujaheddin durante l’invasione russa dell’Afghanistan, finanziati dal denaro americano e saudita.

Nessuno Stato può sfuggire alle contraddizioni dello stadio imperialista del capitalismo, per quanto forte e salda possa sembrare la sua posizione. Anche senza un concorrente della sua stazza, gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare la storia a cui i suoi politici volevano disperatamente sfuggire dopo la guerra fredda.

Due secoli di imperialismo in Medio Oriente, Africa e Asia meridionale hanno preparato la scena per l’umiliazione dell’11 Settembre. Come ogni grande potenza che abbia cercato di controllare quella regione così geopoliticamente importante, gli Stati Uniti hanno sostenuto le forze regionali che sembravano dalla loro parte e hanno soppresso violentemente chiunque sembrasse un’opposizione.

Il risultato è stato il formarsi in Afghanistan di una classe media alimentata dal colonialismo. Come ovunque questa borghesia nazionale avrebbe voluto governare autonomamente, ma le è stato impedito dai capitalisti degli Stati Uniti. È così che una parte di quella borghesia nazionale ha abbracciato l’ideologia reazionaria del wahabismo per vestire di rinascita religiosa fondamentalista il suo affermarsi al potere della nazione. Questa ideologia fu a suo tempo utile ai padroni imperiali americani quando rivolta contro i rivali di Russia – ma gli accordi col diavolo finiscono sempre male.

Gli uomini che hanno pianificato ed eseguito gli attacchi dell’11 Settembre erano membri della borghesia e della piccola borghesia reazionaria del Medio Oriente, cresciuti all’ombra dei mujaheddin afghani. L’Afghanistan era lo spazio perfetto per la loro base operativa, tra il Medio Oriente e l’Asia del Sud, ma relativamente autonomo dall’influenza delle potenze regionali di entrambi.

Sebbene gli Stati Uniti avessero contribuito alla formazione dei talebani sostenendo i mujaheddin afghani contro l’occupazione russa, eppure continuano a sostenere che l’invasione nel 2001 fu un intervento “umanitario”. La CIA aveva stretti contatti con i combattenti mujaheddin prima che si coalizzassero con i talebani e in Al Qaeda. Gli Stati Uniti sapevano quindi bene chi erano gli islamisti e cosa avrebbero fatto dell’Afghanistan. Solo dopo che l’intero progetto gli è saltato l’11 Settembre, i capitani dell’imperialismo americano hanno iniziato a piangere sulla necessità di “liberare” il popolo afghano.

Questa “liberazione” non era altro che un’azione all’interno di una calcolata strategia (o mal calcolata, come hanno dimostrato i successivi vent’anni), volta a esercitare un controllo sui vari gruppi politici che operano in Medio Oriente e in Asia meridionale.

Un piano non diverso dalle precedenti missioni “civilizzatrici” degli imperialisti britannici, che hanno combattuto tre successive guerre in Afghanistan tra il 1839 e il 1919. Quelle guerre in Afghanistan avevano lo scopo di portare al potere un governo fantoccio ma saldo sostenuto dalla Gran Bretagna, che avrebbe regnato sulle tribù di frontiera e stabilizzato il confine tra i possedimenti coloniali inglesi in India e quelli della Russia in Asia centrale. Anche la guerra degli Stati Uniti degli ultimi vent’anni intendeva costituire un forte governo fantoccio sostenuto e fedele agli americani, che avrebbe contribuito al loro controllo dell’intero globo. È abbondantemente chiaro che le missioni di entrambi gli imperialismi sono fallite.

L’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti non ha portato altro che repressione. Almeno 220.000 afghani sono morti come risultato dell’invasione e dell’occupazione. Altri hanno sofferto per la povertà e il collasso del sistema statale. Almeno un altro milione di uomini è morto durante l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, anch’esso giustificato con gli attacchi dell’11 Settembre. Molti altri in tutto il mondo hanno subito le misure “anti-terrorismo”, che hanno rivelato la vera natura repressiva della democrazia: assassinii con droni, rapimenti, torture, imprigionamento senza processo e sorveglianza di massa.

Il significato storico degli attacchi dell’11 Settembre quindi è il segno della traiettoria discendente di una delle maggiori potenze imperiali della storia, oggi impegnata nella nuova rivalità con la emergente Cina.

Ma il capitalismo di tutte le potenze imperiali, grandi e piccole, in lotta fra loro, è ovunque nel suo ramo storico discendente, nelle sue scomposte convulsioni mortali: attende solo l’intervento rivoluzionario del proletariato mondiale per essere spazzato via dalla storia.

Partito Comunista Internazionale

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