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Sulle elezioni antidemocratiche del 25 settembre

(4 Agosto 2022)

Le elezioni politiche del 25 settembre 2022 passeranno alla storia come uno degli esempi più lampanti della farsa della democrazia borghese.

La campagna elettorale che si tiene in pieno periodo estivo si svolge all’insegna della disinformazione e del grottesco, esprimendo tutta la miseria del politicantismo italiano. Non vi è alcun approfondimento delle questioni vitali per le grandi masse; l’opinione pubblica è soggetta ai più disgustosi discorsi demagogici, a pressioni politiche, morali, al terrorismo finanziario diffuso dai principali media.

Il dibattito politico è completamente manipolato, banalizzato e “destrizzato”, caratterizzato da vuoti slogan e false promesse. Le forze pseudo-riformiste che pongono i loro programmi elettorali nel quadro del sistema sono sempre più subalterne alle posizioni belliciste, neoliberiste, securitarie, anti-migranti.

I tempi stretti imposti dal Quirinale dopo l’uscita di scena di Draghi danno la possibilità di presentare liste elettorali bloccate solo agli apparati dei partiti borghesi. L’accesso al parlamento è di fatto sbarrato al proletariato, alle masse lavoratrici, alle forze che si oppongono coerentemente alla guerra imperialista, alla macelleria sociale, alla crescente disuguaglianza sociale, alla repressione di Stato, al razzismo, alla devastazione ambientale.

L'oscena legge elettorale (il "Rosatellum" applicato alla riduzione dei parlamentari) farà il resto, rivelando ancor più il parlamento come un’istituzione della dittatura del capitale.

Queste elezioni-farsa si svolgono in una situazione che vede un vasto malcontento, preoccupazione e collera degli operai e dei lavoratori minacciati da carovita, licenziamenti, cassa integrazione, precarietà, etc. Ma i candidati dell’oligarchia non possono rispondere a queste esigenze sociali se non in termini strumentali, perché difendono il sistema di sfruttamento e oppressione capitalista che è il responsabile dell’impossibilità per i lavoratori sfruttati di vivere dignitosamente.

Nelle dispute pre-elettorali, accompagnate dal vergognoso mercato dei collegi, si inseriscono le interferenze e le ingerenze di potenze come gli USA, l’UE, il Vaticano, la Russia. Manovre che aumenteranno d’intensità in vista della formazione del prossimo governo.

Milioni di euro vengono così spesi per mantenere il decadente parlamentarismo e la monca democrazia borghese, un paradiso per i capitalisti e i ricchi, un inganno per gli schiavi salariati e la povera gente.

La politica borghese in un periodo di crisi e di guerra

Queste elezioni, che non sono né libere né democratiche – finchè i mezzi di produzione e il potere politico saranno in mano a una minoranza di sfruttatori è impossibile parlare di effettiva libertà e democrazia - si svolgono in un contesto di crisi profonda del sistema capitalista (economica, climatica, energetica, sanitaria, morale, etc.), dentro un periodo di guerra interimperialista nella quale il nostro paese è stato trascinato dal governo Draghi.

Ma per fare la guerra non basta inviare le armi e aumentare la spesa militare, non basta trasformare la Nato in una macchina globale di guerra e terrore. E’ anche necessario consolidare le retrovie nei paesi imperialisti e capitalisti. Nessun paese imperialista o capitalista può pensare di condurre una guerra di rapina, per le sfere d’influenza, senza aver consolidato le sue retrovie, represso i “suoi” operai, messo in riga i paesi dipendenti nella sua sfera d’influenza. Di qui la graduale fascistizzazione della politica dei governi borghesi.

Non è dunque un caso che in Italia si prepari un governo ancora più reazionario dei precedenti, per aumentare la pressione sulla classe operaia, riarmare e proseguire con le missioni militari all’estero, varare leggi per liquidare le conquiste dei lavoratori, adottare pacchetti “sicurezza” per impedire le lotte e rafforzare l’offensiva generale contro il proletariato.

Le premesse di quanto affermiamo ci sono tutte. Guardiamo alla posizione dei principali partiti borghesi.

Il quadro politico si sposta a destra

Il PD va ancora più a destra, abbandonando ogni proposito di “umanizzazione” del capitalismo. E’ il partito dell’oligarchia, dei padroni, dei banchieri, dei guerrafondai, quello che offre maggiori garanzie per portare avanti il programma dell’alta finanza con i suoi alleati liberisti d’assalto (Calenda, Bonino), cercando di mantenere la pace sociale con gli apparati sindacali che controlla e le sue appendici “rosso-verdi”.

Il liberal-riformismo e la socialdemocrazia sono un partito governativo al servizio del grande capitale, sono gli alleati dell’oligarchia schierati contro il movimento operaio, sono un puntello ideologico e politico dell’imperialismo che paralizza il proletariato e apre la strada all’estrema destra.

I settori più conservatori e reazionari della classe dominante puntano sulla destra razzista e guerrafondaia. Ma Lega e FI sono in calo di consensi e hanno dei leader in declino. La Meloni, una volgare sciovinista di matrice neofascista, è la ruota di scorta della borghesia, anch’essa al servizio degli USA. E’ però poco affidabile come premier per l’oligarchia, offre garanzie limitate: FdI ha consensi fra la piccola borghesia declassata che va a destra, ma non ha basi di massa organizzate e non controlla i settori decisivi del proletariato.

I ciarlatani del M5S, dopo aver svolto per anni la funzione di distogliere la classe operaia e le masse popolari dalla lotta contro i loro nemici, sono logorati e squassati da lotte intestine. Si sposteranno sempre più sul carro del grande capitale.

Quanto agli opportunisti, PCI, PC e Rifondazione vanno ognuno per la propria strada, ennesima dimostrazione che lavorano per la divisione delle forze proletarie. Nonostante le chiacchiere continuano a opporsi a una politica di fronte popolare, perseguono una linea che favorisce la frantumazione, con gravi degenerazioni di tipo nazionalista borghese.

In quanto comunisti (marxisti-leninisti) non ci prestiamo in alcun modo alle manovre distruttive e divisive, chiamando a votare per l’uno o per l’altro di questi partiti opportunisti o per altri arrivisti piccolo borghesi. La questione della ricostruzione del Partito rivoluzionario del proletariato non passa per le illusioni parlamentari, ma per la combinazione e fusione del socialismo scientifico con il movimento operaio.

Tanti partiti borghesi, un solo programma

Se in generale le elezioni borghesi non possono in alcun modo risolvere i problemi della classe operaia e delle masse popolari, con il parlamento che scaturirà dalle elezioni del 25 settembre questi problemi saranno sicuramente aggravati.

Qualsiasi forza politica vincerà le elezioni seguirà un programma antioperaio e antipopolare che, seppure con forme, ritmi e interpreti diversi, è sostanzialmente unico: economia e politica di guerra, miliardi ai grandi monopoli, aiuti e sgravi ai ricchi, controriforme, tagli a salari e spese sociali, rafforzamento dello stato poliziesco, per rilanciare il declinante imperialismo italiano e farlo restare nel gruppo di testa dei briganti mondiali, cercando di ampliare le sue zone d’influenza nell’area del “Mediterraneo allargato”.

A tale scopo, data la frammentazione politica e l’instabilità di rapporti fra le diverse frazioni borghesi, non si può certo escludere la formazione di un altro “governo calderone” o di unità nazionale. Ma sarà un governo senza ampio consenso e popolare, poiché aumenta sempre più il distacco e la sfiducia delle masse verso i partiti e le istituzioni borghesi.

La brutale e oppressiva politica borghese non potrà non sollevare una risposta da parte della classe operaia e delle masse popolari. Il malcontento si accumula e prima o poi un motivo, un’occasione lo farà scoppiare. Le contraddizioni inconciliabili del sistema capitalista-imperialista si aggravano e le forze sotterranee del movimento di liberazione del proletariato e dei popoli si sono rimesse in moto a livello internazionale. L’autunno si avvicina e il terreno scotta sempre più sotto i piedi dei padroni e dei loro servi politici.

La questione di fondo

In questo scenario, mentre sosteniamo le rivendicazioni proletarie che la borghesia non può soddisfare, dando impulso alla costruzione di organismi operai e popolari di lotta contro il capitalismo, continuiamo a porre la questione di fondo: la necessità della rottura rivoluzionaria con un sistema parassitario e moribondo, di cui l’imperialismo italiano è un anello.

Questa posizione si esprime oggi a livello elettorale nell’astensionismo attivo, di protesta e di lotta, ed è in coerenza col lavoro di intervento nel conflitto di classe, per sviluppare la coscienza della necessità e possibilità dell’abbattimento del sistema capitalista-imperialista per costruire una nuova società, per l’unità rivoluzionaria dei comunisti, delle forze avanzate della classe operaia, dei lavoratori sfruttati, dei giovani precari e disoccupati, delle donne degli strati popolari che si riconoscono in quest’obiettivo strategico.

In una situazione di aggravamento delle contraddizioni di classe non vogliamo alimentare nessuna illusione elettoralista, ma lavorare per delegittimare l’attuale ordinamento politico-istituzionale, facendo progredire l’unione militante dei comunisti e degli operai avanzati per ricostruire il Partito comunista, basato sui principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario. Lo sviluppo politico e organizzativo del proletariato in quanto classe presuppone come condizione necessaria questo Partito!

Niente lavoro, niente salario, niente diritti, niente pace, niente voto alle destre e alle “sinistre” borghesi!

Nessuna legittimità a coloro che saranno incaricati di proseguire la politica di sacrifici e di guerra per difendere gli interessi dei monopoli, dei ricchi, dei parassiti, dei mercanti di armi!

Concentrare le forze sul fronte della lotta di classe, non su quello elettorale!

Avanzare nella lotta per il Partito comunista!

4 agosto 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

Fonte

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