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(24 Giugno 2010) Enzo Apicella
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Gli armatori non pagano tasse

Quando la legge promuove l'evasione fiscale dei capitalisti

(23 Settembre 2022)

armatori e tasse

La denuncia dell'evasione fiscale infiocchetta le campagne elettorali. L'attuale non fa eccezione. Tuttavia occorre intendersi quando si parte di evasione fiscale. Se si intende la grande evasione in senso proprio, quella che coinvolge gli oltre 100 miliardi l'anno, essa passa attraverso i normali canali dell'economia capitalista: imboscamento dei capitali grazie a banche compiacenti, sfruttamento del lavoro nero, intrecci con criminalità e malavita, in particolare nella giungla degli appalti e dei subappalti... Questa evasione è una branca dell'economia borghese di ogni tempo, particolarmente fiorente in epoche di crisi.

Ma esiste un'evasione fiscale a norma di legge, e anzi promossa dalla legge. È quella che domina il capitalismo italiano (e non solo) degli ultimi trent'anni. Mentre tutta la grande stampa parla di “insostenibile pressione fiscale” e tutti i partiti borghesi fanno a gara nel promettere la riduzione delle tasse, la tassazione dei redditi da capitale è in picchiata da venti anni, e quella sui redditi di lavoratori e pensionati è in salita.

Lavoratori e pensionati reggono sulle proprie spalle più dell'80% del carico fiscale complessivo. Il gettito dell'Irpef è in costante crescita dal 2008, sia in termini di prelievo nazionale che di addizionali regionali. In compenso le tasse sui profitti (Ires e Irap) hanno conosciuto una riduzione progressiva. I profitti delle grandi imprese (con oltre 500 dipendenti) passano dal 28,5% di imposta nel 2008 al 22,7% nel 2016. Quelle delle imprese medie (tra i 100 e i 500 dipendenti) passano dal 38% di tassazione del 2008 al 31,7 del 2016. In entrambi i casi il calo è proseguito negli anni successivi, in particolare con l'abbattimento dell'Irap.

Non solo. Le flat tax, promessa scandalosa della destra, sono un regime diffuso da decenni quando si parla di profitti e rendite. L'Ires, passata in un primo tempo dal 34% al 27,5% (nella legge finanziaria del 2007 di Romano Prodi e Paolo Ferrero), e successivamente portata al 24%, è una tassa piatta. L'aliquota è fissa indipendentemente dall'entità del profitto su cui applica. Così la tassa del 12,5% sugli interessi dei titoli di Stato, un'altra tassa piatta. Il prelievo è lo stesso sui BTP di un povero pensionato e sulla rendita finanziaria miliardaria di grandi banche. Non è un caso se tutti i redditi di capitale sono sottratti all'Irpef. Ed è significativa la complicità al riguardo di tutti i partiti borghesi, sia di quelli che vogliono un'estensione del privilegio fiscale dei ricchi a scapito del lavoro sia di quelli che a parole lo contestano ma difendono nei fatti il sistema vigente.

Ma c'è di più. I più grandi gruppi capitalisti che superano il fatturato di 10 miliardi hanno un regime fiscale separato. Negoziano direttamente con lo Stato le tasse da pagare. La cifra pattuita è forfettaria, e normalmente assai generosa. Il gruppo Campari e le grandi industrie alimentari del made in Italy sono al riguardo casi di scuola.

Poi ci sono settori capitalistici particolari che godono di vere e proprie esenzioni fiscali. È il caso degli armatori. L'Europa capitalista ha un ruolo guida in fatto di navi mercantili. Per garantirsi questo ruolo concede agli armatori l'ambito privilegio di non pagare le tasse. Si tratta della cosiddetta tonnage tax. La tassa è calcolata esclusivamente sul tonnellaggio netto delle navi, ed è tanto più bassa quanto più è alto il tonnellaggio. Per dare l'idea, la tonnage tax in Italia è di 0,0090 euro per tonnellata sino a mille tonnellate, si abbassa a 0,0020 euro a tonnellata sopra le 25000 tonnellate. Come si vede, cifre irrisorie, praticamente inesistenti, per di più inversamente proporzionali al volume della proprietà.

Questo regime fiscale scandaloso (difeso in Grecia dal governo Tsipras) diventa un furto sociale gigantesco nel contesto attuale.
Il 90% dei beni scambiati nel mondo viaggia su nave. L'accumulo di tonnellate di merci nei porti ha gonfiato i noli delle compagnie che non avevano stiva sufficiente per stare dietro alla domanda, passando da una media di 1200 dollari per trasporto di un container di fine 2019 ai 10,997 del settembre 2021. Le compagnie europee hanno realizzato 110 miliardi di utili netti su cui non hanno pagato alcuna tassa. Mentre i lavoratori e le lavoratrici non sanno come pagare bollette, mutui e alimenti.

La società borghese è un verminaio. Solo una rivoluzione può cambiare le cose.

Partito Comunista dei Lavoratori

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