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(30 Giugno 2011) Enzo Apicella

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    Dal 1 gennaio 2024 le “fasce” diventano differenziali economici di professionalità

    (ovvero meno soldi ma rigorosamente differenziati)

    (1 Dicembre 2023)

    L’assistenza sanitaria non può replicare le modalità della catena di montaggio

    si cobas pugno

    Mentre cala il riconoscimento economico cresce l’enfasi nel tracciare differenziali economici di professionalità. Più si discorre di professionalità che dovrebbe essere il parametro che distingue una attività qualificata da una improvvisata e dilettantesca meno risorse vengono attribuite a chi si impegna ad elevare i contenuti della propria attività. Viene da chiarire che la professionalità in tutti gli ambiti la si osservi non è mai un dato individuale è invece la risultante di un sapiente impiego e combinazione di risorse materiali ed umane.

    Le “Risorse Umane” (che brutto termine per definire uomini e donne!) hanno un significato in relazione al numero di addetti per pazienti, al numero di addetti rapportato a complessità assistenziali differenti, ai LEA ecc. ecc.
    L’assistenza sanitaria non può replicare le modalità della catena di montaggio perché tempi e qualità di lavoro devono applicarsi a bisogni umani differenziati. La standardizzazione va bene per l’assemblaggio di prodotti industriali non per curare i pazienti.
    I manager della grande industria non inseguono nessuna produttività individuale ma mettono a confronto differenti rese: aziendali o rami aziendali per meglio trovare combinazioni ottimali ai fattori produttivi. È paradossale che proprio in sanità si insegua l’ossessione della performance individuali.
    Questo conferma che la cosiddetta valutazione individuale da cui dovrebbero scaturire premi e “castighi” è solo uno strumento di divisione e di controllo delle direzioni per alimentare gelosie e concorrenze utili a piegare ad ogni forma di sollecitazione aziendale i dipendenti: ritmi, intensità, superlavoro ecc.
    Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la qualità assistenziale. Questa attitudine aziendalista serve a scompaginare il lavoro di squadra, che per essere di qualità, dovrebbe fondarsi su un clima di collaborazione e numero adeguato di personale.
    Il dispiegarsi dell’aziendalismo è anche uno strumento per attaccare i salari. Il diffondersi della “premialità” concorre alla firma di contratti a perdere. Il trattamento economico si caratterizza per una sempre maggiore rilevanza del salario accessorio. Si vanno così a riscrivere le nostre buste paga come una somma di voci variabili a discapito di quelle fisse.
    La progressione orizzontale delle fasce si configurava come un meccanismo automatico che andava a riconoscere l’anzianità di servizio. Contro questo strumento egualitario si è andata ad esercitare l’opera delle OOSS confederali che già avevano provveduto a smantellare la scala mobile. Strumento questo che garantiva la tenuta dei salari a fronte dell’inflazione che ha ripreso a erodere i nostri salari. In questo crescendo rossiniano di attacco ai salari la pensata dei differenziali economici di professionalità è solo l’ultima pugnalata che si infligge ai lavoratori.
    L’anzianità di servizio pesa per il 40% e quindi conta meno delle valutazioni individuali 60%. Accedono al trattamento solo chi ha conseguito una valutazione pari o superiore a 60 punti. Dopo aver superato questo vero e proprio percorso di guerra si frappone un ulteriore muro: la distribuzione del premio non può superare il 50% del personale!
    A questo punto è facile aspettarsi tutte le recriminazioni contro chi ha formulato i giudizi. La retorica del “chi valuta chi” è però sviante perché il regolamento è costruito in modo tale che la discrezionalità del capo servizio siano marginali. Molto della valutazione ruota sulla presenza. Ne deriva che chi per motivi di salute propria o dei vecchi e dei bambini d’assistere è di fatto penalizzato. Nelle situazioni di gravidanze può venir meno la scheda di valutazione.
    Questo è un oltraggio alle donne ed è la conferma che tanta retorica su maternità e famiglia è falsa e bugiarda.
    I sindacati confederali e professionali dopo aver tradito le aspettative dei lavoratori firmando un contratto schifoso concorrono con questo accordo, a distruggere quello che resta della Sanità che era Pubblica e Universale.

    si cobas

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