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Per difendere salari e pensioni ci vuole una nuova scala mobile

(23 Marzo 2006)

Nell’ultimo decennio, in Italia, milioni di famiglie di lavoratori e pensionati sono scivolati verso la soglia di poverta' e, spesso, nell’indigenza. E’ tornata, dopo decenni dalla sua scomparsa, la sindrome della “quarta settimana”: pur lavorando, il salario non basta piu' per arrivare alla fine del mese, per non parlare delle pensioni. Perche' e' successo tutto questo?

Le retribuzioni dal dopoguerra al 1992
Prima dell’avvio della concertazione sindacale, avviata dagli accordi del ‘92-‘93 tra Governo, Confindustruia ed alcune organizzazioni sindacali, la retribuzione era composta da due livelli. Quello nazionale, che prevedeva la scala mobile e il rinnovo del contratto nazionale, e quello aziendale.

La scala mobile, introdotta in Italia nel dopoguerra, tutelava i salari, gli stipendi e le pensioni, rivalutando gli stessi, con cadenza trimestrale, al tasso di inflazione determinato dall’aumento reale dei prezzi dei generi di consumo.Viceversa, nei rinnovi dei contratti nazionali si rivendicavano aumenti salariali “veri”, ossia incrementi retributivi mirati a migliorare la propria condizione economica e sociale. In questo modo la scala mobile tutelava i salari dall’inflazione e il contratto nazionale portava reali aumenti di stipendio.

Oggi invece, dopo gli accordi concertativi del ’92-’93 nei quali si aboli' la scala mobile, pur con diverse giornate di scioperi e manifestazioni i lavoratori non riescono neanche a difendere il valore reale del salario: meno di quanto riusciva a fare, in modo automatico, la scala mobile!

Come uscire dalla crisi delle retribuzioni?
Oggi molti si domandano come si puo' uscire da questo regime di bassi salari, che sta mettendo in crisi l’economia italiana, condannandola alla stagnazione dei consumi interni a causa della bassa capacita' di spesa dei lavoratori e pensionati. Dalla crisi non si esce con forme di sussidio alle famiglie o, come propone Confindustria e parte del sindacato, riducendo le tutele nazionali a favore di quelle aziendali o, peggio ancora, ripristinando le gabbie salariali (legando cioe' le retribuzioni ai territori).

Ripristinare la scala mobile vuole dire tornare ad avere salari in grado di adeguarsi all’aumento del caro vita, uscendo dalla assurda situazione che vivono oggi i lavoratori, costretti a scioperare per ottenere una parziale restituzione di quanto perso a causa dell’inflazione.

A chi dice che la scala mobile e' antiquata, rivolgiamo una semplice domanda: perche' quando c’era la scala mobile i salari e le pensioni erano difesi dall’inflazione mentre oggi, senza scala mobile, continuano a scendere?

Diverse forze sindacali, politiche e della societa' civile hanno dato vita a un comitato nazionale per il ripristino della scala mobile, a cui il PRC ha aderito. Questo comitato ha promosso una raccolta di firme su una proposta di legge di iniziativa popolare che intende ripristinare un sistema di adeguamento automatico delle retribuzioni, svincolato dai contratti nazionali ed utile a restituire alla contrattazione nazionale il suo reale significato: ottenere aumenti “reali” di salario e non, come invece succede oggi, semplici adeguamenti all’inflazione.

Ti invitiamo a firmare e a sostenere la raccolta di firme in tutti i posti di lavoro, di svago e di studio.

PER CONTRIBUIRE ALLA RACCOLTA FIRME: prcbolognascalamobile@yahoo.it - 051.311.476 (PRC Bologna)

Partito della Rifondazione Comunista federazione di Bologna

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