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…Ma Prodi e’ affidabile per Rifondazione?

(8 Aprile 2006)

La campagna elettorale si è aperta all’insegna della caccia all’estremista. Prima lo scandalo dei consiglieri regionali liguri di Rifondazione comunista che hanno chiesto la requisizione degli alloggi sfitti, poi il caso Marco Ferrando, colpevole di aver detto della resistenza irachena le stesse cose sostenute dalla magistratura italiana, poi gli attacchi agli “opposti estremismi”, Diliberto, Caruso, Luxuria e Malabarba messi sullo stessi piano di Mussolini, Romagnoli e Calderoli. C’è una logica. E’ quella appunto degli opposti estremismi, che storicamente serve a liberare uno spazio al centro e ci fa pensare che la borghesia italiana e internazionale oggi votino Prodi pensando già a una carta di riserva. Che potrebbe essere dopo 5 anni di centrodestra e qualche mese di centrosinistra un bel governo di centrocentro, ovvero “come farci morire democristiani”.

Per questo vorremmo cercare di rompere le regole del gioco e cambiare le carte in tavola. Tutti ci chiedono se Rifondazione Comunista sarà affidabile per Prodi. Se non finirà come nel ’98. Se abbiamo maturato una cultura di governo. Ma nessuno si chiede se Prodi sarà affidabile per Rifondazione Comunista o meglio per gli interessi che Rifondazione vuole rappresentare e che vanno ben aldilà del suo elettorato: lavoratori, pensionati, giovani precari, pendolari, immigrati, movimenti di lotta per la pace, contro le liberalizzazioni, contro l’alta velocità. Non è una domanda interessante? Non è ciò che milioni di persone stufi di Berlusconi (ma anche poco fiduciosi sul fatto che le politiche dell’Unione rappresentino un’alternativa a quelle della Casa delle Libertà) si chiedono in questi giorni?

La borghesia italiana oggi chiede a Prodi di dimostrare una capacità di controllo sui settori più radicali dell’Unione. Di saper neutralizzare i candidati “poco presentabili” di Rifondazione; di mettere un freno ai cittadini della Valsusa, perché vuole rilanciare le grandi opere a beneficio dei grandi costruttori (coop incluse); ai lavoratori che bloccano le autostrade, perché vuole aprire una nuova stagione di moderazione salariale; ai pendolari che bloccano i binari e creano problemi di ordine pubblico, perché vogliono andare avanti con le liberalizzazioni.

La crisi economica internazionale vede l’Europa schiacciata tra Stati Uniti, Cina e Russia e l’Italia schiacciata in Europa tra Germania, Francia e Inghilterra. Per questo Montezemolo e Draghi a Prodi chiedono di realizzare quelle riforme che renderanno l’Italia più “competitiva”: privatizzazioni e liberalizzazioni, grandi opere, riforma dei contratti nazionali e flessibilità in uscita (tradotto: licenziamenti facili), riduzione della tasse alle imprese e potenziamento delle imposte indirette (che colpiscono allo stesso modo redditi alti e bassi). Le due domande di rito sono: 1) “Chi paga?”; 2) “Chi ci guadagna?”

Le esperienze di governo del centrosinistra a livello locale non lasciano ben sperare. Chi paga il deficit della sanità ligure? Le zone blu (cioè il “buco” dell’Amt privatizzata)? La trasformazione della tassa sulla spazzatura in tariffa? Le cartelle pazze? Le migliaia di licenziamenti nell’industria ligure? Gli aumenti delle tariffe a seguito delle liberalizzazioni dei servizi? I contributi che le scuole pubbliche ci chiedono per poter tenere in piedi le scuole dei nostri figli? Chi fa le code davanti alla Gest Line? E chi muore cadendo da un’impalcatura? Chi è costretto ad andare a lavorare su treni costosi, sporchi e in ritardo perenne? Chi rischia di vedersi passare un’autostrada a dieci metri dal salotto? Chi a 74 anni si trova con lo sfratto esecutivo e la prospettiva di andare a vivere sotto un ponte? Chi non riesce ad arrivare alla quarta settimana? Questa volta è vero Regione ed enti locali non potranno dirci che è il governo di destra che li obbliga a tagliare le spese sociali e a fare queste politiche. O magari ci diranno che è colpa della Comunità Europea?

Il programma dell’Unione doveva essere discusso e sottoposto a referendum. Non è stato fatto e sorge il ragionevole dubbio - soprattutto dopo averlo letto - che non sia un caso. Perché il 50% delle proposte contenute nel testo sono abbastanza ambigue da poter essere realizzate facendo tutto e il contrario di tutto, il restante 50% invece sono proprio brutte proposte.
Del resto mediare tra le richieste degli omosessuali e Camillo Ruini; tra Montezemolo e gli operai della Fiat; tra i banchieri come Profumo e Passera e i risparmiatori a cui Profumo e Passera hanno venduto i bond argentini e le azioni Cirio e Parmalat è un compito che non riuscirebbe neanche con l’intervento dello spirito santo. Il futuro che attende i lavoratori italiani e i movimenti è dunque segnato già oggi. Innanzitutto è necessario cacciare Berlusconi. Ma poi bisogna prepararsi lo spirito a una nuova ondata di politica dei sacrifici perché naturalmente ci diranno – e ce lo faranno testimoniare da esperti indipendenti – che Berlusconi ha lasciato un deficit di bilancio biblico. Allora occorrerà mettere mano ancora una volta alle lotte, agli scioperi, alle manifestazioni! Non ci sono governi amici!

Marco Veruggio (Resistenze - Foglio di organizzazione sociale di Progetto Comunista Sinistra Prc)

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