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Viva Palestina!

Viva Palestina!

(6 Maggio 2011) Enzo Apicella
Palestina, accordo tra Hamas e Fatah. Prevede la formazione di un governo tecnico in vista di elezioni entro un anno.

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Sulle polemiche dopo il 18/11

(3 Dicembre 2006)

Il comunicato del “Forum Palestina” seguito alla campagna di criminalizzazione lanciata dai media e dalle organizzazioni istituzionali dopo la manifestazione del 18 novembre a Roma e il dibattito che ne è seguito sollevano problemi molto importanti. Al riguardo anticipiamo in premessa che ci lasciano perplessi tanto il giudizio espresso sui pupazzi bruciati quanto alcune decisioni assunte dal Forum a proposito dell’annunciata rottura con il Campo, pur condividendo alcune esigenze espresse dal Forum.

I compagni del “Forum” hanno richiesto una maggiore correttezza dei rapporti politici ed organizzativi sia quando occorre esprimere un dissenso su alcuni elementi di linea politica sia nella preparazione concreta delle manifestazioni. Su questo effettivamente dobbiamo registrare deficit di comportamento molto gravi. Non ci si fraintenda: neanche a noi piace il clima ipocritamente unanimistico di certi ambienti che usano la messa al bando della polemica per tacitare posizioni scomode. Riteniamo, invece, inammissibile definire poliziotti e infami compagni con i quali si è scesi in piazza condividendo alcuni obiettivi molto importanti. Quanto poi, in merito alla preparazione delle manifestazioni, si è padronissimi di non contribuirvi, limitandosi a parteciparvi con le proprie posizioni. Non può però passare sempre inosservato il fatto che alcuni compagni, organizzati o singoli, pur notiziati di assemblee preparatorie e di discussione, si rifiutano sistematicamente di prendervi parte senza peraltro neppure spiegarne il perché, per poi arrivare al corteo con la pretesa di essere i primi della classe. Con l’aggravante che non si prendono la briga di propagandare la manifestazione e di organizzarvi la partecipazione, assumendosi, quindi, una serie di fastidiose incombenze. Vogliamo essere chiari quanto più è possibile: ognuno è libero di impegnarsi quanto e come vuole. A volte lo scarso impegno dipende dalla debolezza numerica e dalla scarsa tensione, che si cerca di nascondere dietro roboanti proclami. E’ comprensibile, conosciamo tutti i problemi e le evidenti difficoltà che attraversano i movimenti e le soggettività organizzate. Ciò che irrita e provoca reazioni anche sbagliate è la pretesa di surdeterminare una manifestazione, di cui non ci si è fatto minimamente carico.

Non condividiamo invece che comportamenti del genere vadano “sanzionati” e ancora meno affrontati con i servizi d’ordine. L’unica arma che dobbiamo usare è quella della critica pollitica e della discussione serrata. I servizi d’ordine devono e dovranno avere solo scopi difensivi.

Dobbiamo impegnarci – tutti assieme - di sostenere questa attitudine e anche se le parole d’ordine e i gesti di alcuni compagni siano in contraddizione con quanto stabilito dagli organizzatori di una manifestazione. Sarebbe schizofrenico pretendere di portare il proprio dissenso nelle manifestazioni organizzate dai riformisti e poi “sanzionare” quello che eventualmente dovesse venire fuori nelle nostre manifestazioni.

Esaminando invece i pupazzi bruciati, che hanno sollevato lo scandalo il 18 novembre a Roma, non ci pare di poter dire, innanzitutto, che essi ci abbiano esposti alla carica della polizia in un corteo in cui non si era minimamente preparati ad un’evenienza del genere. Si è trattato di manifestazione di pensiero, con una messa in scena comunque pacifica. Stiamo molto al di sotto quindi di quanto hanno fatto a Genova i black block, che pure abbiamo difeso contro la criminalizzazione tentata dalla sinistra istituzionale.

Va però detto di più. I pupazzi bruciati degli aggressori sono uno spettacolo che si vede in tutte le manifestazioni del mondo. Un simile gesto lo ha tollerato perfino il PCI, che non era tenero con i dissensi alla sua sinistra, nelle manifestazioni contro l’aggressione al Vietnam. Alcuni compagni hanno affermato che però oggi una cosa del genere è sbagliata, perché la stampa ci viene addosso per criminalizzarci. Francamente, non reputiamo che questa sia una buona ragione per non farlo. La verità è che il gesto di Roma era impopolare perché la sinistra istituzionale non tollera che si definisca nazista lo stato israeliano e si definiscano aggressori neocolonialisti i soldati italiani.

Indubbiamente, però, c’è stato un sovraccarico nella rappresentazione di Roma. Lo stato d’Israele non è nazista, perché al suo interno è solo razzista e confessionale, ma non ha abolito il pluripartitismo, la libertà di stampa, di manifestazione, ecc. ecc.. Nondimeno, essendo anche uno stato neocoloniale, usa metodi nazisti sulle popolazioni che aggredisce e nei territori che occupa. Insomma, consigliamo a certi compagni di recitare slogan un po’ più lunghi e articolati evitando inefficaci semplificazioni. Se non vogliono e non ci riescono, non capiamo perché dobbiamo preoccuparci per qualche slogan sopra le righe. Preoccuparci di urtare la sensibilità di chi? Dei Razzisti. Della massa del popolo italiano – ci ha detto un compagno - non capirebbe queste forzature, tenuto conto altresì del ricordo dell’Olocausto. Neanche questo argomento ci convince anzi a dirla tutta ci pare che lo stato d’animo prevalente nella massa del popolo italiano –forse anche per motivi ignobili- non sia esattamente quello di simpatia verso gli israeliani.

Anche bruciare un pupazzo del soldato (italiano e ostrogoto non fa differenza) ci crea qualche perplessità, anche se si tratta di una sorta di mercenario. Certo, va demolito il pernicioso mito degli italiani brava gente, ma preferiamo ancora personificare l’aggressione neocoloniale con la rappresentazione (dipinta, bruciata, ecc.) dei governanti, dei capitalisti con interessi nell’area aggredita.

In definitiva – al di là di ogni inutile retorica – preferiamo concentrarci, in sintonia ed in unità con tutti i compagni, sui prossimi delicati passaggi politici con cui dovremo impattare non solo sul terreno delle questioni internazionali ma su tutto l’arco dei temi attinenti lo scontro sociale. La vigenza del cosiddetto governo amico ci ricorda – drammaticamente – che, ancora una volta, dovremo fare affidamento al massimo dell’intelligenza politica collettiva ed alla messa in campo di una iniziativa fondata, esclusivamente, su una funzione indipendente ed autonoma dei movimenti sociali e di opposizione.

i compagni di Red link

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