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Offensive ideologiche e asini volanti.

Reagiamo all'anticomunismo d'accatto.

(13 Novembre 2007)

Succede con una certa frequenza, sul Web come nella vita quotidiana, di sentir dire che il Comunismo (o il Socialismo) sarebbero cose vecchie, armamentari ideologici del passato. Con corollario di affermazioni apodittiche sulla fine delle ideologie nel mentre, in simultanea, viene fatta prosperare ed imperare con spreco di uomini e mezzi l’ideologia del mercato, del neo-liberismo, del “pensiero unico”.

E’ in atto da decenni una grande offensiva ideologica, con ovvi alti e bassi, tale da cancellare, o per lo meno inibire, ogni critica all’ordine esistente nelle sue varie articolazioni, anche in quelle di fatto meno importanti. Le masse, che sono da temere più delle cosiddette elites, si adeguano come pecore al pascolo oggi, al macello domani.

I fattori che hanno determinato tale oscuramento nella coscienza collettiva, sono molteplici: dalla chiusura del ciclo dei “paesi a socialismo realizzato” ad una propaganda avversa onnipresente; dall’instaurazione di un modo di produzione (sempre capitalistico ma di tipo nuovo) fondato sul consumo (dal dopoguerra) con conseguente annientamento di intere culture e ripercussioni sull’antropologia del nostro tempo alle continue e profonde azioni militari e d’intelligence (da Gladio fino all’ultimo caso Telecom, passando per il mostruoso intervento in Medio-Oriente) atte a prevenire e spezzare qualsiasi pensiero antagonista e dico pensiero(!); dall’imposizione di una “via mediatica” alla gestione del potere alla solleticazione dei più bassi istinti che allignano fra le masse.

Ora, tutti i discorsi sul “comunismo ferro vecchio” non solo sono frutto di ideologia (cioè di falsa coscienza) ma pure di crassa e deleteria ignoranza sull’argomento.

In primis chi critica tale teoria politica (parlando di teoria qui voglio sottolinearne l’essenza scientifica) non solo non la conosce ma non ha nemmeno mai vissuto in un paese a “socialismo realizzato” che col comunismo – peraltro - c’entra assai poco. Anzi, ha sempre vissuto in una società capitalistica e null’altro ha mai potuto conoscere; parla di qualcosa che non sa nemmeno definire! Esattamente il contrario di chi scrive che ci ha vissuto e ne conosce luci ed ombre.

In particolare sulla vecchiezza dell’apparato teorico, culturale ed ideale comunista, mi viene veramente da ridere: esso è nato assai più recentemente dell’apparato ideologico che ha accompagnato e dato una giustificazione al sistema capitalistico. E’ noto, almeno a chi abbia un minimo di basi nozionistiche sulla nostra storia, che nel nostro paese, le basi per l’accumulazione capitalistica siano state date all’incirca 500 anni fa! Guarda caso la prima banca in territorio “italiano” (l’unità di questo sfortunato paese era ancora di la da venire) è di quell’epoca… un “bravo” a chi ne indovina il nome.

Ora, con tutta la più buona volontà, non ci si può rimproverare che il comunismo sia vecchio quando il capitalismo lo è assai di più. Dobbiamo anzi sottolineare la vetustà del mercato e del capitale, ai quali non c’è alternativa politica organizzata…a breve termine, che stanno disintegrando il globo!

Viene il sospetto che questo giochino da dementi venga proposto e fatto girare apposta, tanto per seminare cazzate nelle menti già sconclusionate di molti nostri connazionali, intenti a difendere proprietà che non hanno da nemici immaginari. Gli asini volano… per molte persone.

L’anti-comunismo così esercitato - non a caso, perché tempi difficili stiamo affrontando e si deve, a tutti i costi, emarginare chi ha un apparato critico che potrebbe riscuotere qualche successo – è uno sport vecchio, molto vecchio, esercitato dalle elites intellettuali prima e dalle masse coartate e forzosamente assimilate al sistema economico presente, immediatamente dopo.

Un paio di parentesi: dice niente l’industrializzazione imposta nell’arco di tempo di in una sola generazione di italiani e che ne ha ucciso usi e costumi, per poi accorgersi dei danni da essa creati? E a profitto di chi? E con quali responsabilità?

Dice niente che la responsabilità – nel sistema democratico-borghese - non esiste? E’ paradossale che in un sistema capitalistico dove si esalti falsamente (appunto) la dimensione delle libertà individuali, non esista per queste ed altre cose, alcuna responsabilità individuale! E’ l’istigazione all’illegalità di cui tanto si riempiono la bocca i nostri politici, figlia del sistema capitalistico che di illegalità si nutre…e vorrei ben vedere un tale sistema funzionare secondo le “regole” (quali, decise da chi, in favore o contro chi, a protezione di quali interessi?). Le regole sono sempre decise da chi ha il potere: null’altro ci è dovuto. Il massimo ottenibile in questo tipo di sistema è un certo equilibrio dei poteri, conseguenza di una loro moltiplicazione e tendenziale rafforzamento. Parentesi chiuse.

Gli asini continuano a volare, per gli anti-comunisti. Essi – gli anti-comunisti - sono liberi di esercitare le proprie visioni che hanno come protagoniste queste innocenti bestiole che levitano nelle loro menti ma non possono pretendere di trasformarle in un assioma scientifico e presentarsi così in una discussione, per quanto dilettantesca essa sia. Ma dobbiamo affrontare anche un altro grave problema collegato all’anti-comunismo: la senescenza ( o marcescenza) dell’ideologia capitalistico-borghese.

Del fulcro classista su cui poggia l’ideologia anti-comunista. Siamo in presenza di una classe sociale egemone (la borghesia) - grazie anche al processo di generale ed omologante imborghesimento della società, imposto dallo sviluppo capitalista – che non crede più a nulla! Questa borghesia che ha razionalizzato ogni aspetto della vita civile e morale dell’uomo, in nome della convenienza e del calcolo; che ha emarginato i sentimenti (essi sono sempre “pericolosi”, ricordatelo!) e ne ha fatto lurido mercimonio, non crede più a niente, non ha fiducia in null’altro che nella propria riproduzione come classe del e nel privilegio. Nel miglior stile dell’istinto animalesco.

Alle inutili flatulenze provenienti da bocche anti-comuniste che non riescono a nascondere la loro appartenenza di classe, che non hanno collegato il cervello prima di esalare, rispondiamo:

1-Disobbedianza civile e morale ai parametri ideologici che ci vengono imposti dalla borghesia, classe egemone;
2-Ripresa dell’elaborazione per una società socialista;
3-Disconoscimento dell’esperienza dei paesi a “socialismo realizzato” come strettamente collegata alle teorie comuniste;
4-Parte essenziale di questa elaborazione riconosce nella socializzazione dei mezzi di produzione un fattore determinante di uguaglianza di tutti nei confronti delle condizioni materiali date;
5-Proprietà individuale dei beni, contrapposta alla proprietà privata ora in vigore;
6-Seria disamina della legge economica - in vigore nel mondo capitalista - del valore/lavoro al fine di superarla (1).

(1) Per la quale il valore di scambio di una merce è determinato dal lavoro socialmente necessario a produrla.

Blog: http://achtungbanditen.splinder.com/

Sergio Mauri

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